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Un primo spiraglio «politico» sulla flessibilità

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L'Analisi|L’analisi

Un primo spiraglio «politico» sulla flessibilità

Nella partita in corso sulla flessibilità, il nodo non è tecnico-contabile, ma prima di tutto politico e – come emerso chiaramente ieri nel bilaterale Italia-Germania a Maranello – lo si dipanerà su due piani formalmente distinti ma strettamente collegati: la trattativa diretta tra il governo italiano e la Commissione Ue, il placet implicito di Berlino, anche se per ora limitato alle spese per il post terremoto e al piano «Casa Italia» proposto dal Governo, e che potrebbe estendersi agli altri dossier (riforme e investimenti). Consenso non esplicitamente dichiarato per ragioni tutte di politica interna, ma con aperture che appaiono significative. Se a Ventotene Angela Merkel si era limitata a un laconico «sul tema della flessibilità decide la Commissione», ora si dichiara ottimista che l’accordo tra Italia e Bruxelles alla fine si troverà. E come noto il presidente della Commissione Jean Claude Juncker non è certo indifferente a quel che va maturando sull’argomento a Berlino. La questione è complessa perché si intreccia con tre fondamentali scadenze elettorali: il referendum costituzionale di novembre in Italia, le elezioni politiche del 2017 in Germania e Francia. Potenziale elemento di forza, se sui grandi temi le linee convergeranno, dalla politica per i migranti alle decisioni di politica economica per rilanciare crescita e investimenti, oppure di debolezza se finiranno per prevalere le preoccupazioni politiche interne.

Esaminata da questo angolo visuale, la partita sulla flessibilità che l’Italia si appresta a giocare ha offerto ieri nuovi spunti di un certo interesse. La strada è ancora tortuosa ma si aprono spiragli. Prima di tutto andrà risolto il problema più rilevante: una volta acquisito che i fondi immediati per la gestione dell’emergenza terremoto possono essere «in automatico» scomputati dal calcolo del deficit, come gestire i due altri addendi di cui si compone la flessibilità invocata dall’Italia? Che si tratti delle somme destinate al piano «Casa Italia», oppure della nuova tranche cui sta lavorando il Governo per la prossima legge di bilancio, gli spazi di manovra sono da intendersi «a tempo», dunque limitati al massimo a un anno, secondo l’interpretazione più “ortodossa” della Comunicazione sulla flessibilità adottata dalla Commissione Ue il 13 gennaio 2015, oppure possono essere “replicati” come chiede il Governo?

A bocce ferme, e in attesa di un nuovo pronunciamento dell’Ecofin e della stessa Commissione, fa testo l’orientamento espresso il 27 novembre dello scorso anno dal Comitato economico finanziario e fatto proprio dai ministri (e dunque dai governi) in sede Ecofin: le tre clausole attualmente previste (eventi eccezionali, riforme e investimenti) possono essere cumulate fino a un massimo dello 0,75% del Pil. Flessibilità solo a tempo? Materia di interpretazione e trattativa. Per questo occorre una decisione (ed eccoci nuovamente al punto) in primis politica. Le trattative con la Commissione e le valutazioni tra governi dovranno condurre a un punto di sintesi: a quel punto, come accaduto quest’anno con il via libera a circa 14 miliardi di flessibilità a beneficio dei conti del 2016, sarà la Commissione ad assumersi formalmente l’onere della decisione. La sensazione è che occorreranno ancora diverse settimane di serrati confronti, ma che alla fine – come prevede una politica navigata del calibro
di Angela Merkel – l’intesa verrà raggiunta.

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