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Renzi: «Il 2016 sarà meglio ma non basta»

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Renzi: «Il 2016 sarà meglio ma non basta»

  • –Emilia Patta

CERNOBBIO

«I dati Istat sulla crescita? L’ho detto dentro no? Massimo rispetto per l'Istat». Matteo Renzi, prima di lasciare Cernobbio dove ha partecipato per il secondo anno consecutivo al Forum Ambrosetti parlando davanti alla platea di economisti e imprenditori che a settembre si riunisce per tre giorni a Villa d'Este, si lascia sfuggire per così dire un certo disappunto verso i dati sulla crescita zero nel secondo trimestre resi noti ieri. In ogni caso è il dato annuo che va guardato, e il premier sottolinea citando Mao come «l’Italia prosegue la sua lunga marcia: il 2016 si chiuderà meglio del 2015 che si è chiuso meglio del 2014, del 2013 e del 2012, questo è un risultato inoppugnabile».

Quanto all'Istat, Renzi ha voluto così precisare durante il suo speach: «Fatemi ringraziare l’Istat, perché alcuni giornali hanno pubblicato alcune considerazioni attribuite a Palazzo Chigi che non condivido: l'Istat ha dato dati interessanti a partire dai 585 mila posti di lavoro recuperati. E questo significa che la riforma del mercato del lavoro funziona». Certo, «andare meglio però non significa andare bene. L'Italia è come quel ciclista caduto che si rialza e raggiunge il gruppo, ma ancora sta in coda».

Il primo anno del suo governo, nel 2014, il neo premier decise di dare forfait a Cernobbio coerentemente con la sua immagine di “rottamatore”. E ieri durante il dibattito di un'ora e mezza con la platea, a porte chiuse, parlando dell'Europa il premier ha ricordato tra le altre cose proprio lo spirito rottamatore dei primi tempi. «Quando sono arrivato a Palazzo Chigi avevo un'idea di politica economica molto diversa. Avrei tranquillamente sforato tutti i parametri europei. Invece poi Pier Carlo Padoan, dopo molte riunioni e discussioni, mi ha fatto cambiare idea facendomi capire quanto sia importante la reputation a livello internazionale e quanto sia importante la continuità, ossia non smentire gli impegni presi dai governi precedenti». Molto spazio anche alle banche, nel dibattito a porte chiuse. Renzi ha difeso la riforma delle popolari e ha indicato nell'aggregazione il futuro del mondo bancario (si veda a pag. 8). Quanto al Monte Paschi di Siena, il premier si è augurato che la ricapitalizzazione possa avvenire «entro l'anno». E se poi al referendum dovessero vincere i No? «Quando dico entro l'anno intendo prima del referendum», assicura Renzi al Sole 24 Ore.

Se le riforme avviate dal governo Renzi hanno ricevuto apprezzamenti dalla platea di Cernobbio, così come è stata apprezzata l'intenzione di proseguire anche con la Legge di bilancio di quest'anno con il calo delle tasse a cominciare dall'Ires che passerà dal 27,5% al 24% («l'abbassamento delle tasse, banalmente, è l'unica parola d'ordine»), qualche perplessità è stata invece espressa in sala sui tempi lunghi del piano Casa Italia per la messa in sicurezza del nostro territorio. Eppure per Casa Italia, ha spiegato il premier citando Renzo Piano, ci vorrà del tempo, un paio di generazioni. Si tratta di «una manutenzione del Paese che non riguarda solo l'antisismico, ma anche il dissesto idrogeologico, la banda larga, le bonifiche, le piste ciclabili…». In questo senso occorre «mettere i migliori alla guida del Paese», ha detto il premier annunciando il coinvolgimento del rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone come project manager del piano Casa Italia (Renzo Piano indicherà le linee guida).

Quanto al referendum costituzionale di fine novembre che tanto preoccupa economisti e imprenditori per le possibili ripercussioni sulla stabilità di governo, Renzi continua nell'opera di spersonalizzazione e di ridimensionamento delle conseguenze del voto. «È evidente che c'è stato un eccesso di toni – dice tentando di rassicurare indirettamente mercati e istituzioni internazionali -. Se dovesse vincere il No, ma io sono fortemente convinto che vincerà il Sì, non ci sarà l'invasione delle cavallette, non finirà il mondo, semplicemente non succederà niente e resterà tutto come adesso». Ma poi, a microfoni spenti, chiacchierando con la cronista prima di lasciare Villa d'Este, Renzi precisa: «Forse mi sono espresso male, dicendo che non succederà niente volevo dire che resterà tutto come adesso e quindi non ci sarà il taglio del costo della politica e la grande semplificazione che introduce la riforma. Quello che farò io in caso di sconfitta lo so io e in passato l'ho detto, ma non ho più intenzione di parlarne perché qui si decide del futuro dell'Italia». Insomma, l'ipotesi dimissioni da Palazzo Chigi resta sul tavolo. Ma ora la parola d'ordine è spersonalizzare e sdrammatizzare.

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