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Dossier La retorica vecchio-nuovo e i contenuti della riforma

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Dossier | N. 118 articoliReferendum costituzionale

La retorica vecchio-nuovo e i contenuti della riforma

La scelta di Ciriaco De Mita, uno dei protagonisti indiscussi della Prima Repubblica, come avversario nel secondo dibattito televisivo sul referendum costituzionale affrontato da Matteo Renzi nello studio di Enrico Mentana dopo quello con Gustavo Zagrebelsky è già di per sé indicativa della strategia comunicativa di Palazzo Chigi: “vecchio” contro “nuovo”, conservazione contro cambiamento. E vedere il volto dell’ottantottenne De Mita (per altro ancora attivo come sindaco della sua Nusco) accanto a quello del quarantunenne premier sembra confermare la contrapposizione vecchio-nuovo. Ma dopo quasi tre anni di governo la retorica della rottamazione e del cambiamento rischia di trasformarsi in un boomerang per il giovane leader democratico. Anche in considerazione del fatto, come sottolineato maliziosamente dal “vecchio” avversario interno Massimo D’Alema in questi giorni, che i sondaggi indicano i giovani elettori più orientati al No rispetto ai loro fratelli maggiori e ai loro padri.

Un dato in sintonia con le analisi dei flussi che in questi mesi hanno rilevato come il M5S sia più molto votato tra gli under 30 che tra il resto dell’elettorato. E anche insistere troppo sui tagli dei costi della politica potrebbe rivelarsi un boomerang, come dimostra la difficoltà in cui si sono trovati i deputati del Pd nel respingere la proposta del M5S, elettoralistica ma efficace, di dimezzare le indennità dei parlamentari. I risparmi che si otteranno sul fronte dei costi della politica se la riforma Boschi sarà approvata dagli italiani sono simbolici, mentre sarebbe più utile per i sostenitori del Si insistere sui buoni argomenti di merito, che ci sono: il risparmio, anche economico, sarà soprattutto in termini di efficienza del processo legislativo e di semplificazione del groviglio di competenze tra Stato e Regioni con la riscrittura del Titolo V. Occorrerebbe poi spiegare con più chiarezza, al di là degli slogan, che la forma di Stato non viene toccata dalla riforma Boschi e che dunque i poteri del Capo dello Stato e quelli del presidente del Consiglio restano intatti. Così come occorrerebbe sottolineare come un iter legislativo lungo e complicato come quello attuale finisce paradossalmente per umiliare il Parlamento, troppo spesso costretto con il voto di fiducia a ratificare le decisioni dei governi senza possibilità di discutere ed emendare i testi.

Di contro il premier, anche in qualità di segretario di un partito piuttosto diviso su questo punto, farebbe bene ad ascoltare le preoccupazioni espresse dai “vecchi” - a cominciare proprio da De Mita per finire con un sostenitore indefesso della riforma Boschi come Giorgio Napolitano - sull’ormai famoso combinato disposto tra Italicum e abolizione del Senato elettivo. Una legge maggioritaria che assicura a un solo partito, tramite il meccanismo del ballottaggio nazionale, la maggioranza assoluta nell’unica Camera che dà la fiducia al governo determina - secondo i critici - una indiretta ma eccessiva forza all’Esecutivo. Fermo restando il principio inderogabile della governabilità, una soluzione condivisa su quelle modifiche all’Italicum promesse dallo stesso Renzi è forse possibile. Contribuendo così a svelenire il clima politico e ad entrare nel merito di una riforma attesa da anni e che, pur con difetti, va nella direzione della modernizzazione del Paese.

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