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Dossier Referendum, avanti il No. Ma sul merito italiani favorevoli

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Dossier | N. 118 articoliReferendum costituzionale

Referendum, avanti il No. Ma sul merito italiani favorevoli

Oggi il No davanti al S. Per la precisione questo era vero ieri, cio nei giorni tra il 27 Ottobre e il 7 novembre quando stato realizzato il sondaggio Cise-Sole 24 Ore i cui risultati presentiamo qui.
La precisazione temporale necessaria perch il clima di opinione di questi tempi talmente volubile che umori e intenzioni di voto possono cambiare rapidamente anche in un breve lasso di tempo. Figuriamoci da qui al 4 dicembre. La tendenza per sembra chiara. Per quanto i sondaggi siano strumenti molto imperfetti sono troppe le rilevazioni che concordano sulla prevalenza dei No per ritenere questa stima completamente infondata. Nel nostro caso il No al 34 %, il S al 29 % con un 37% tra incerti e astenuti.

Eppure la riforma costituzionale piace o quanto meno non dispiace agli elettori. Ne piacciono in particolare i singoli contenuti. Il 57% d’accordo sul fatto che la maggior parte delle leggi possa essere approvata solo dalla Camera. Addirittura l’83% ritiene positivo che il governo possa chiedere alla Camera di deliberare su alcuni provvedimenti in tempi certi. Ma anche sulla composizione del Senato e sulla clausola di supremazia la maggioranza di giudizi positiva. Solo sul trasferimento di competenze dalle regioni allo stato la maggioranza non d’accordo. E sia detto per inciso, anche la riforma elettorale, il tanto criticato Italicum, piace. L’80% dei rispondenti si dice abbastanza o molto d’accordo sul fatto che il sistema elettorale dovrebbe permettere agli elettori di scegliere direttamente il presidente del consiglio come avviene per i sindaci. Ed esattamente quello che succede con l’Italicum.

Ha ragione quindi il premier a insistere sulla spiegazione dei contenuti della sua riforma. Tanto pi che il 60% del campione sostiene di conoscerla poco o affatto. Il problema per che questo sforzo si scontra con l’atteggiamento negativo di molti elettori nei confronti del premier e del suo esecutivo. Infatti il 61% d un giudizio abbastanza o molto negativo sulla azione di governo nel suo complesso. Purtroppo per Renzi questo giudizio finisce con l’influenzare la decisione di voto. E cos la valutazione favorevole sui suoi singoli aspetti non si traduce in un giudizio positivo sul complesso della riforma. E tanto meno in un S al referendum. Il senso chiaro: si vota no alla riforma per votare contro il premier, anche se - tutto sommato - se ne condividono i contenuti. Il fenomeno emerso chiaramente da mesi e se ne attribuisce la responsabilit al premier. Certo, Renzi ci ha messo del suo, ma la personalizzazione di questo voto referendario ci sarebbe stata comunque. Renzi ha solo anticipato i suoi avversari. In larghi strati dell’elettorato, soprattutto meridionale, si respira un tale clima di disaffezione nei confronti di chi ha responsabilit di governo che cosa naturale per gli oppositori del premier personalizzare il voto facendo leva sul fatto che la vittoria del No ne comporterebbe automaticamente le dimissioni.

Questi dati, e altri gi pubblicati, mostrano chiaramente la natura partitica di questo voto. I S sono concentrati prevalentemente tra gli elettori dei due partiti di governo, Pd e Ncd. Il 76% dei primi e il 73% dei secondi sono intenzionati a votare S. Sono percentuali non eccezionali ma sicuramente elevate. Il problema sono gli altri elettori. Il messaggio di Renzi stenta a far breccia nel variegato elettorato dei partiti di opposizione. Ci sono quote di elettori del M5s e di Fi disposti a votare S, scostandosi dalla posizione ufficiale dei loro partiti, ma sono ancora relativamente pochi.
Cos come sono relativamente pochi i giovani favorevoli alla riforma. Infatti in tutte le classi di et fino ai 64 anni il No in vantaggio, e lo di circa 20 punti fra gli under 45. Il S in vantaggio, largamente, solo fra chi ha almeno 65 anni. Il che va anche bene perch questi sono gli elettori che tendono a votare di pi. Ma per un premier giovane che ha fatto del ricambio generazionale la sua bandiera lo scarso appeal tra i pi giovani un grave handicap.

L’altro handicap il voto nelle regioni del Sud. Qui l’ostilit nei confronti del premier e del suo governo pi forte che altrove. Stagnazione economica e disoccupazione, soprattutto quella giovanile, ne sono certamente una delle cause principali. difficile che nelle poche settimane che ci separano dal voto gli umori degli elettori meridionali possano cambiare drasticamente. Ma andranno veramente a votare? In questo tipo di sondaggi il dato sull’affluenza generalmente sovrastimato. Se tutti quelli che hanno dichiarato di voler andare a votare il 4 dicembre lo facessero veramente la vittoria del S sarebbe molto difficile. All’ultimo referendum che ha avuto successo, quello sul nucleare, nel 2011 l’affluenza stata circa il 57%. Ed era un referendum sentito. Al referendum sulla riforma costituzionale di Berlusconi nel 2006 hanno votato il 54% degli elettori. Con queste percentuali il S potrebbe avere una chance e in questo caso il voto degli italiani all’estero potrebbe fare la differenza. Se invece l’affluenza fosse particolarmente elevata probabile che prevalga il No. Se andr cos, il giorno dopo il voto potremmo ritrovarci con un’Italia spaccata nettamente in due come ai tempi del referendum Repubblica-monarchia, ma con un esito rovesciato rispetto ad allora. E senza una ragione legata al quesito.

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