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Dossier Referendum, Renzi: dal 5 dicembre si ripsrte tutti insieme

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Dossier | N. 118 articoliReferendum costituzionale

Referendum, Renzi: dal 5 dicembre si riparte tutti insieme

«Ci sono state delle espressioni molto brutte nella campagna elettorale, serial killer, scrofa ferita, ma anche un sacco di gente che sta discutendo della Costituzione: e' la democrazia, poi dal 5 dicembre si riparte tutti insieme». Matteo Renzi ospite della trasmissione Otto e mezzo in onda su La7, allenta la tensione sugli esiti del referendum di domenica che dovrà decidere la sorte della riforma costituzionale varata dal Governo. Una lunghissima maratona sulle piazze sui media che in serata lo porta a Napoli per partecipate ad una manifestazione a sostegno dei Si.

Berlusconi ha detto che si deve andare all'estero se vince il SI'chiede la conduttrice Lilli Gruber? «Sono vent'anni - risponde Renzi - che il teatrino della politica sta dietro a queste battute. Con il referendum possiamo rendere piu' semplice il Paese. Le battute di Berlusconi lasiamole all'album dei ricordi» replica velocemente. Per Renzi «il voto del 4 dicembre e' anche sulla stabilita', sulla tranquillita', sulla fiducia del Paese. Mettere in discussione questo sapendo che il fronte del NO non riuscirebbe in venti anni a fare un'altra riforma, metterebbe il Paese in una situazione di maggiore difficolta'. Dopodiche' decideranno i cittadini, al termine di questa bella discussione».

Strada sbarrata comunque a inciuci, analisi, accordicchi del giorno dopo. «L'Italia non deve avere i soliti politici che tornano dopo trent’anni a impaludare tutto. Io comunque nel caso non sono della partita» aveva assicurato il presidente del Consiglio, a Mattino Cinque, ragionando sugli scenari post referendum. «A forza di No, di chi dice sempre “niet, niet, niet” l'Italia non va avanti. Credo sia questo il senso della metafora dell'osso e del bastone», usata da Romano Prodi per spiegare il suo Sì al referendum costituzionale. Nella sostanza per il premier la sintesi del voto può essere che «se vince il Sì qualcosa cambia, se vince il No vi tenete questa casta». Perché la riforma proposta «non è la riforma più bella, ma è un passettino in avanti. O preferite restare col sistema confuso di oggi?».

Con noi più tasse? Non lo dico, ma con noi sono scese
Votare Sì «per pensare ai nostri figli» è l’appello rinnovato in tivvù da Renzi, giù pancia a terra in tutto il Paese nelle ultime settimane per allargare il consenso alla causa referendaria. Si parla però anche dell’azione del governo di lato al tema più caldo. «Non lo dirò mai, ma io so che con noi le tasse sono scese. Abbiamo tolto l'Imu e dato 80 euro e dal prossimo anno penseremo all'Ires. L'Economist, che non è la bibbia, dice che dobbiamo tornare al governo tecnocratico ma con l'ultimo esecutivo tecnocratico che abbiamo avuto è stata rimessa l'Imu e è stata fatta la riforma Fornero». Per il premier se la riforma non passa vi si metterà una pietra tombale almeno per un decennio, a giudicare da come è andata nel passato. Non mancano imperfezioni, da nessuno nascoste compresi i più fervidi sostenitori dei cambiamenti in Costituzione. E altre cose si sarebbero potute fare. «Sono molto d'accordo - dice Renzi - sul vincolo di mandato ma in Parlamento non c'erano i numeri per farlo. Questa riforma è dovuta passare da sei passaggi parlamentari, 5.200 votazioni, due anni e 4 giorni di dibattito, è una riforma difficilissima da fare ecco perché non ricapiterà. Avrei messo il vincolo di mandato ma non ci sono state le condizioni».

Renzi: tasse continuano ad andare giù con buona pace Monti

Se ci saremo noi chiederò a Camere veto bilancio Ue
Agenda europea. «La prima cosa che voglio fare la prossima settimana se toccherà a noi governare il Paese è chiedere al Parlamento di mettere il veto sul bilancio Ue». I media continentali, e di tutto il mondo, sono popolati da numerosissimi servizi sulla campagna ormai al suo giro finale. Anche i giornali tedeschi stanno seguendo con particolare interesse gli ultimi giorni in Italia e oggi è il giorno dei reportage, su due fra i maggiori quotidiani del paese, Sueddeutsche Zeitung e Welt. L'attenzione si concentra sul confronto fra Renzi e M5s, secondo Welt «il più forte antagonista del premier» che potrebbe rinnovarsi dopo il voto. La Sueddeutsche ha seguito il presidente del Consiglio in un incontro con la gente a Ercolano, tra aspetti personali e politici, sottolineando come i suoi mille giorni di governo rappresentino già un piccolo record in un paese politicamente instabile come l'Italia. Ma «Renzi nella sua vita
ha sempre solo vinto», conclude il foglio di Monaco, ora potrebbe dover «anche imparare a perdere». Die Welt è a Firenze, «la città natale di Renzi,
dove l'atmosfera è esplosiva come da nessun'altra parte». E nella città del premier il quotidiano conservatore si è messo sulle tracce del Movimento 5 Stelle, raccontando una manifestazione di Alessandro Di Battista. Ci sono molti
“trumpisti” raccolti sul variegato versante della destra politica, riassume la Welt, «ma il più forte avversario di Renzi è il Movimento 5 stelle che si vede come radicale oppositore dell'establishment e promette agli italiani di liberarli dalle
élite».

Voto estero? Domenica sarà grande festa democrazia
Un accenno velato anche polemiche sul voto degli italiani all'estero per il referendum arriva dall’intervista del premier a Skytg24. «A me sembra strano che avvicinandosi ad una grande festa della democrazia noi anziché guardare a ciò parliamo delle bufale, di cosa Renzi farà da grande. Concentriamoci sul merito. Cari italiani, stanno cercando di fregarvi, parliamo della scheda».
Ritiene necessaria una legge per contrastare il fenomeno delle “bufale” sul web? «Il tema chiama molto in causa la deontologia dei giornalisti. Rilanciare o meno
certe notizie dipende molto da voi. Poi naturalmente è la politica chiamata in ballo: se ci sono partiti che si strutturano senza democrazia interna ma solo con staff e strutture interne solo finalizzate a rilanciare la propaganda, anche la politica dovrebbe riflettere». Quanto alla legge elettorale questa «non è argomento del referendum» taglia corto Renzi. «Qualsiasi legge elettorale funziona con questa riforma. Non è la riforma ad essere legata alla legge
elettorale. La legge elettorale ovviamente si può fare anche in tre o sei mesi». Alla domanda se l'Italicum sia morto o meno risponde che «al momento
è ancora vigente. Mi pare di capire che c'è un'ampia maggioranza in Parlamento che sia per cambiarlo».

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