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Argentina a elevato potenziale

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Argentina a elevato potenziale

«El cuarto rosa» 2007 di Marcos Lopez, 100 x 140 cm, Ed. di   7,  9.000 € + Iva
«El cuarto rosa» 2007 di Marcos Lopez, 100 x 140 cm, Ed. di 7, 9.000 € + Iva

L’Argentina è l’ospite d’onore alla 36ª edizione di ARCOmadrid, dal 22 al 26 febbraio. «Abbiamo voluto mostrare questa realtà perché il paese ha un’incredibile e vivace scena artistica ed è uno dei mercati per l’arte più attivi in America Latina – spiega il direttore della fiera Carlos Urroz. – L’Argentina ha un elevato potenziale di artisti, molti già visti ad Arco, come Alberto Greco, Guillermo Kuitca, Leandro Erlich, Jorge Macchi, Graciela Sacco, Adrián Villar Rojas, Amalia Pica e Pablo Bronstein. Oltre ai nomi affermati, Arco darà spazio alla nuova generazione con Adriana Bustos, Pablo Acinelli, Diego Bianchi, Osias Yanov, Luis Pazos e Ana Sacerdote. È una scena artistica fantastica che merita una piattaforma più ampia».

Ma per aumentare la visibilità al di fuori dell’America Latina, molte sono le sfide da affrontare. L’arte contemporanea in Argentina rappresenta per i collezionisti un asset in dollari e agisce come riserva di valore in un’economia devastata da un tasso d’inflazione che nel 2016 ha raggiunto il 41%, il livello più alto dal 2002, e un pesos che nell’ultimo anno si è deprezzato del 20% circa.

La maggior parte delle operazioni in valuta estera si svolgono su un “mercato parallelo” che, anche se ufficialmente proibito, costituisce ufficiosamente la norma. Il protezionismo politico non ha facilitato l’import-export di opere con lunghe e costose formalità doganali. Non da ultimo la mancanza di risorse disponibili da parte dello Stato limita la crescita dell’arte che rimane un mercato locale, nonostante la recente approvazione di una legge favorevole al patronato che consente ai contribuenti soggetti all’imposta sul reddito di destinare parte del pagamento a fini culturali.

La scena artistica a Buenos Aires, infatti, è vivace: molte le istituzioni tra cui il Malba, un museo privato con una delle maggiori collezioni d’arte latino-americana; a livello internazionale, invece, i musei più attenti sono stati Tate, Pompidou e Museum of Fine Arts di Houston. Nella capitale i musei e le gallerie storicamente si concentrano nel Microcentro, e oggi si moltiplicano le nuove iniziative, frutto delle generazioni giovani e di una strategia di espansione urbana attraverso l’arte. Le gallerie Ruth Benzacar e Nora Fisch hanno lasciato il centro per il quartiere Villa Crespo, la galleria Barro per il Boca; mosse giustificate dalla ricerca di spazi più ampi, affitti accessibili e una maggiore vicinanza agli artisti e al pubblico più giovane.

Il rinnovamento coincide con l’arrivo del governo Macri, che ha impresso al paese una svolta pro-mercato che ha già attratto player globali. L’esempio più eclatante è Art Basel, che ha scelto Buenos Aires per la prima edizione di Art Basel Cities. «Un tempo Buenos Aires era la capitale culturale dell’America Latina» racconta Patrick Foret, direttore delle Business Initiatives di Art Basel, «poi è sparita dal radar per cause storico-politiche. I nuovi politici hanno un approccio imprenditoriale e vogliono aprirsi alla globalizzazione». Art Basel aiuterà a rinforzare la scena locale e i rapporti con l’estero, una sinergia che culminerà in un evento a fine 2017 per portare quell’impatto economico e culturale che a Miami si è tradotto in mezzo miliardo di dollari in una settimana.

Le gallerie dal canto loro si attrezzano: da gennaio 2016 si sono unite nell’associazione Meridiano, che lavora per creare un ecosistema virtuoso nel paese e portare gli artisti argentini all’estero.

Tra quelli che già hanno raggiunto il successo in asta, come spiega Marysol Nieves, vice-presidente Christie’s e specialista per l’Arte Latino-americana a New York, ci sono Leon Ferrari (1920-2013), record nel 2015 a New York da 168.750 dollari per «Luna», 2006; Guillermo Kuitca (1961), record nel 2016 da 511.500 $ per «Deng Haag - Praha», 1989 con prezzi in ascesa; Nicolás García Uriburu (1937-2016), 125.000 $ nel 2015 per un dipinto anni ’60; Julio Le Parc, 88 anni, pioniere dell’arte cinetica che nel 2016 ha avuto il suo momento con mostre in galleria e al Pérez Art Museum Miami, anche se in asta già nel 2010 aveva registrato il top lot con per 506.500 $ per «Seuil de perception, continuel-lumiére-mobile». Nella fotografia, invece, un ruolo chiave è stato svolto dagli anni ’90 da Marcos López (1958), 7.000-20.000 € da Project B a Milano, e 4.000 $ in asta da Phillips nel 2009, con immagini luminose a colori, narrative, iconiche e divertenti che simboleggiano e criticano la società argentina.

Ha collaborato Sara Dolfi Agostini

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