
E’ una norma che «considero impropria e sbagliata». Così il sottosegretario Giacomelli definisce l’estensione del tetto sugli stipendi Rai, fissato dalla legge sull’editoria, ai compensi artistici. La Rai, per la verità, ha invano richiesto al Governo - o meglio al Ministero dell’Economia, suo azionista - un’interpretazione scritta della norma per quanto riguarda i compensi artistici. In mancanza di tale interpretazione, il cda dell’azienda ha deciso per l’estensione.
Il tetto non andava esteso agli artisti
«Il dato vero che dovrebbe interessare - ha proseguito Giacomelli - è il costo complessivo di un prodotto e il ricavo che ne ha l’azienda. Quanto alla norma ne va definita la portata giuridica, ma non può essere il governo a farlo. Nel momento in cui obblighiamo un’azienda a tenere la contabilità separata, abbiamo sì il dovere di regolare il servizio pubblico, ma trovo assurdo immaginare di regolare il mercato». Polemico il commento di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera: «E’ improprio e sbagliato che un membro del governo entri a gamba tesa su decisione che riguardano una legge approvata dal Parlamento. Il tetto vale per tutti, artisti compresi».
La Rai deve arrivare gratis al 100% degli italiani
Quanto alla concessione decennale, che andrà approvata entro fine aprile, per Giacomelli definisce innanzitutto la missione del servizio pubblico, di interesse generale, «e che quindi va diffusa gratuitamente al 100% degli italiani, su tutte le piattaforme». Non è chiaro se questo significa che la Rai dovrà permettere di vedere tutti i suoi programmi, al contrario di quanto accaduto sino ad oggi, anche su Sky, visto che il canone ormai lo pagano quasi tutti i cittadini.
Niente gara per il servizio pubblico
La Rai incassa in positivo l’esclusiva del servizio pubblico: «Non ci sono le condizioni - spiega Giacomelli - per ipotizzare una gara per il servizio pubblico, superandone l’esclusività. Il servizio pubblico ritengo non sia frazionabile». Rai che dovrà però fare i conti con uno schema di concessione che, insieme al contratto di servizio quinquennale - che sarà approvato «subito dopo la concessione» - ha l’obiettivo di una radicale riforma del servizio pubblico, completando l’opera cominciata con la riforma della governance e il canone in bolletta.
Rimodulare i canali, ridefinire le testate
La Rai dovrà quindi approvare in tempi brevi un Piano editoriale che preveda una “rimodulazione dei canali non generalisti” (vista la durata della concessione, forse, era il caso di eliminare quel “non generalisti”) e un Piano per l’informazione, “ridefinendo” il numero delle testate. Tutto questo viene però lasciato alla responsabilità della Rai. Rai che dovrà sostenere l’audiovisivo nazionale, «oltre le quote», con una modifica dei diritti di sfruttamento dei programmi.
Spot: «Per Rai accessori, per i privati vitali»
Le teche non dovranno solo digitalizzare gli archivi, ma «promuoverli». La pubblicità viene vietata nei canali tematici per bambini, «recependo una scelta già fatta dalla Rai» precisa Giacomelli. La concessione prevede che alla stipula dei contratti pubblicitari, Rai Pubblicità debba applicare i principi di leale concorrenza, trasparenza e non discriminazione. I suoi concorrenti non lo fanno e non lo faranno? «La pubblicità per la Rai è una risorsa accessoria mentre è ossigeno per le aziende private del settore. Tale indicazioni si traduce così: no al dumping da parte della Rai» risponde Giacomelli. Quanto agli indici di affollamento il testo solo con un’interpretazione forzata impone di calcolare il tetto di affollamento su ciascuna rete. Si parla solo di «redistribuzione degli spot» sui diversi canali.
Canone, una contabilità separata più rigida
Il canone sarà definito in base ad un accertamento, anno per anno, da parte di Agcom e del Ministero dello Sviluppo, dei costi dei contenuti di servizio pubblico che, sembra di capire, andranno ridefiniti rispetto a quanto stabilito, con manica larga, da una delibera dell’Agcom. La contabilità separata, dove si indica quanto costano i programmi di servizio pubblico e come sono stati finanziati dal canone, sarà rafforzata. Il canone non potrà finanziare le attività commerciali della Rai.
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