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Dossier Palermo al voto con 6 punti di disoccupazione in più: centro da…

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    Dossier | N. 86 articoliElezioni amministrative 2017

    Palermo al voto con 6 punti di disoccupazione in più: centro da risanare e lotta alla mafia in pole

    Fin qui è stato il tempo delle schermaglie. Ma man mano che passano i giorni a Palermo il tono del confronto elettorale comincia ad alzarsi. I temi, in fondo, sono già tracciati: dalle strategie per la mobilità al lavoro per Palermo capitale italiana della cultura nel 2018, dal completamento del risanamento del centro storico a una maggiore attenzione per le periferie. Sullo sfondo uno scontro che rischia di farsi molto forte sui temi della lotta alla mafia. In corsa per la poltrona di sindaco sono in sette: dall’uscente Leoluca Orlando a Fabrizio Ferrandelli, che viene considerato lo sfidante diretto; da Ugo Forello, candidato del movimento Cinque Stelle a Nadia Spallitta, sostenuta dai Verdi; da Ismaele La Vardera, che si propone come candidato della destra (lo sostengono Fratelli d’Italia, Noi con Salvini e Il Centro Destra) a Ciro Lomonte (Siciliani liberi); da Tony Troja, candidato sindaco con la lista “SiAmo Palermo”, a Francesco Messina, con un movimento nuovo di zecca.

    Palermo è una cipolla
    Chi sarà eletto si ritroverà ad affrontare i problemi di una città complessa che va sfogliata come una cipolla, giusto per usare la metafora del libro dello scrittore e giornalista oggi prestato alla direzione del Teatro Biondo Roberto Alajmo: dal centro in poi per arrivare alle periferie, spesso sconsolate e orfane, fino all’aeroporto che è un pezzo importante del sistema Palermo.
    Per capire quali sono i programmi dei candidati, in una campagna elettorale che si combatte molto sui social, non serve spesso visitare i siti internet. Su quello di Leoluca Orlando, per esempio, si trovano a ripetizione, sia alla voce cosa abbiamo fatto che a quella cosa faremo, frasi tipo: «I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit». Non è il solo caso ovviamente e forse, con l’inoltrarsi nel pieno della campagna elettorale, i siti (per chi lo ha) saranno aggiornati: va detto, però, che quello di Forello è molto dettagliato su programmi e proposte ma i Cinque Stelle, si sa, puntano molto sulla rete anche per conquistare consensi.
    Quello che conta, per il palermitano medio, è comunque la sostanza. Soprattutto sul piano economico visto che le criticità a Palermo sono ancora parecchie: lo si può vedere dal tasso di disoccupazione passato dal 19,1% del 2012 al 25,1% del 2016 mentre sul fronte delle imprese, secondo i dati elaborati da Unioncamere Sicilia, la flessione in questi ultimi cinque anni è stata dell’1,2% (dalle 54.106 del 2012 si è passati a 53.476 del 2016) .

    LA CARTA D'IDENTITÀ ECONOMICA DI PALERMO
    Dati provinciali, tranne dove diversamente specificato. (Fonte:elaborazioni Sole24Ore su dati InfoCamere e Istat)


    Il centro storico, risanamento da completare
    Serve una ricetta per Palermo che certo ha tante patologie anche se, a primo acchito, soprattutto se si fa un giro nel centro della città, non sembra più un malato terminale ma ha ancora parecchio bisogno di interventi. Per rimanere al centro storico, per esempio, il crollo (per fortuna senza danni a persone) di una palazzina nel cuore della Vucciria, ha riportato all’ordine del giorno il tema del risanamento. Subito colto da Forello che è andato a recuperare i numeri: «Il centro storico di Palermo, il secondo più grande d’Europa, cade a pezzi - dice-. In un’area di 249 ettari ci sono 1.610 edifici (chiese, immobili privati e di proprietà del Comune) da mettere in sicurezza: 248 sono a rischio crollo; 368 sono pericolanti, 1.004 in stato di degrado. Servirebbe circa mezzo miliardo di euro: 289 milioni per gli edifici degradati; 150 milioni per quelli pericolanti e 84 milioni per quelli a rischio crollo». Un centro, ormai perimetrato dalla Zona a traffico limitato, in parte chiuso al traffico (dal Teatro Massimo alla Cattedrale, con un percorso che comprende Via Maqueda e una parte di Corso Vittorio Emanuele): tornata a nuova vita grazie all’isola pedonale, all’inizio contestatissima, quest’area viene portata ad esempio dall’amministrazione Orlando non solo di buona amministrazione ma anche come modello per uno sviluppo possibile di altre zone della città.  la pedonalizzazione del Centro storico rientra nella strategia di valorizzazione dei percorsi arabo-normanni che ormai fanno parte del patrimonio Unesco e ha rilanciato il turismo. Ma resta sempre in piedi la polemica su altre aree (come la centralissima Via Roma) che viene portata a esempio di declino della città.
    Palermo capitale della cultura, basterà?
    La cultura comunque è la cifra della proposta di Leoluca Orlando che ha incassato nei mesi scorsi il riconoscimento di Palermo quale capitale della cultura nel 2018. basterà a certificare la rinascita della città? Ovviamente no, dicono gli altri candidati, che pur sottolineandone gli aspetti positivi mettono sul piatto le altre criticità, a partire dalle periferie. hanno beneficiato certo dall’inaugurazione del tram ma ancora alle prese con una marginalità assoluta e condizioni di vita spesso molto al di sotto della sufficienza.
    Mobilità urbana: tram in centro si o no?
     Un tema, già abbastanza dibattuto nei mesi scorsi, è quello che riguarda la mobilità e in particolare la possibile, futura, presenza del tram nel centro cittadino, in particolare nell’asse di Via Libertà: il dibattito tra favorevoli e contrari è stato a tratti aspro. Mentre un’altra ipotesi è quella di un tram sulla fascia costiera. Con questa ipotesi, scrive l’architetto e docente universitario Teresa Cannarozzo, il Comune «sembra non cogliere l’importanza fondamentale di ridare a Palermo l’identità di una città di mare e nella formazione del nuovo Prg, il tema del waterfront urbano non è trattato con la rilevanza che meriterebbe».
    Lotta alla mafia
    Ma il tema dei temi, estremizzato da Orlando anche nel suo programma elettorale, è quello della legalità e della lotta alla mafia: «Vogliamo continuare a garantire che i servizi essenziali della città restino pubblici e non gestiti da privati e affaristi. Vogliamo garantire che la mafia e il malaffare non possano tornare a controllare Palazzo delle Aquile (il Municipio di Palermo), non possano mettere le mani sulla gestione dell’acqua e dei rifiuti, non possano promuovere un nuovo sacco edilizio della città». Sul punto la polemica a distanza è con Fabrizio Ferrandelli, sostenuto tra gli altri da Forza Italia e dall’area che si richiama all’ex presidente della regione Totò Cuffaro, indagato per voto di scambio con esponenti mafiosi (ma lui ha sempre respinto le accuse). Ferrandelli, che non ha mai fatto mistero di condividere le richieste che arrivano dal mondo produttivo, per tutta risposta ha inserito nella squadra dei suoi assessori Giuseppe Todaro, esponente di Confindustria Palermo, imprenditore che ha denunciato il racket e continua a essere molto attivo sul fronte della lotta alle cosche, vicepresidente della Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo: «Non posso accettare che il sindaco uscente dica che la città rischia un governo mafioso - ha tra l’altro dichiarato più volte Ferrandelli - Abbiamo delle storie da difendere e nessuno può permettersi di buttare fango, non è screditando l'avversario che si vince. Non possiamo accettarlo perché siamo stati rigorosi nella richiesta di requisiti etici e morali. Noi abbiamo la faccia come il cuore, ognuno guardi a casa propria».

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