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Voucher, Rai e proporzionale, parte la corsa al voto tra nuove…

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L'Analisi|voucher e rai

Voucher, Rai e proporzionale, parte la corsa al voto tra nuove divisioni Pd

In pochi giorni si sono messi in fila tre temi tipicamente da campagna elettorale: la bufera in Rai, la “stretta” sul proporzionale, le divisioni sui voucher. Un allineamento tale da far pensare che sia davvero scattato il conto alla rovescia sul voto con i conseguenti posizionamenti sui dossier più caldi quando si devono affrontare le urne. E quindi le tv, l’accelerazione sulla legge elettorale e il lavoro. Ma è su quest’ultimo fronte che si è innescato lo scontro più aspro con il braccio di ferro ingaggiato da art.1 Mdp che minaccia di non votare la manovrina se non verranno cambiate le norme presentate dal Governo. È chiaro che per il neonato partito, i voucher diventano un’occasione di visibilità necessaria non solo per il tema politicamente “sensibile” ma per la rincorsa che Renzi ha preso sulle elezioni e che impone di alzare il livello di conflittualità con il Pd.

Effetto boomerang
Non è chiaro chi vincerà e fino a dove verrà tirata la corda visto che il punto di rottura è la sopravvivenza del Governo e l’approvazione di una manovrina chiesta dall’Europa. Far saltare sia l’uno che l’altra sarebbe un gesto estremo e, quindi, è verosimile che al Senato il gruppo di Mdp scelga di non partecipare al voto piuttosto che usare l’arma “atomica” dello strappo. Anche perché rischierebbe un effetto boomerang: e cioè accelerare - più di Renzi - le elezioni anticipate senza esserne pronti. Il partito di Speranza e Bersani ha ancora bisogno di tempo e l’appello lanciato da D’Alema a Pisapia affinché allarghi il campo a sinistra, dimostra che il progetto non è ancora maturo per le urne.

Gli interrogativi della minoranza Pd
Il fatto è che sui voucher ha battuto un colpo anche la minoranza Pd di Orlando che minaccia di non votare il testo in commissione se non sarà cambiato. Un gesto simbolico per segnalare, come dice Gianni Cuperlo, che c’è un problema di «merito e di metodo» su come è andato avanti il Governo ma lui stesso ammette che c’è anche un problema politico. «Chi vogliamo rappresentare?», si chiede. Una domanda che è un preludio alla discussione sulla legge elettorale perché se Renzi alla direzione di martedì prossimo aprirà al proporzionale e all’accordo con Berlusconi, è nelle cose che l’asse del Pd si sposta verso il centro moderato. E arriva a proiettare anche lo scenario di una larga coalizione con il Cavaliere dopo il voto: un passaggio su cui la minoranza di Orlando e Cuperlo chiederà un referendum al partito. Ma già martedì si sentiranno voci in dissenso sul tedesco e su un sistema che non favorisce la nascita di una nuova alleanza di centro-sinistra.

Venti di guerra sulla Rai
Posizionamenti, appunto. Come sulla Rai dove si sta consumando l’ennesimo scontro tra tutti i partiti su Campo Dall’Orto e sull’azzeramento del Cda. Venti di guerra e di voto. E sembra che la road map verso le urne – nello schema renziano - parta già martedì. Nella direzione, Renzi dovrebbe prendere atto dell’ampia convergenza dei partiti sul proporzionale (ieri anche Grillo), dunque si andrà a un’accelerazione dell’iter alla Camera e poi al Senato l’idea è che si approvi la legge entro metà luglio. Ma è lì che si consumerà la battaglia dei numeri tra chi vuole il voto e chi no. E a resistere saranno in molti: tutti i senatori che sanno già di non tornare.

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