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Manovra da 20 miliardi, 4 per nuove misure

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Manovra da 20 miliardi, 4 per nuove misure

  • –Gianni Trovati

ROMA

Dalla Nota di aggiornamento al Def approvata ieri dal consiglio dei ministri arriva la composizione della manovra che il governo proporrà al Parlamento: una legge di bilancio complessiva intorno ai 20 miliardi, 15,7 destinati a cancellare gli aumenti Iva e gli altri divisi più o meno a metà tra rifinanziamento dei contratti per il pubblico impiego e misure per la crescita.

L’impianto poggia su 10 miliardi di deficit aggiuntivo, e interventi orientati per il 30% a tagli di spesa e per il resto ad aumenti di entrata.

I documenti esaminati a Palazzo Chigi traducono insomma in cifre la linea annunciata nelle ultime settimane dal governo, secondo cui il quadro economico migliora ma non lascia spazio ad ambizioni troppo alate. «Non è il momento di buttare alle ortiche gli impegni profusi in questi anni - sintetizza il premier Paolo Gentiloni - ma dobbiamo prendere atto che il percorso ha dato i suoi frutti». Frutti che si traducono in una crescita stimata all’1,5% per quest’anno e i prossimi due: «Un certo ottimismo è giustificato», spiega il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, tradizionalmente “prudente” sulle prospettive del Pil, ma le scelte sulle nuove misure si potranno concentrare solo su «alcune priorità selezionate». A meno, ovviamente, di trovare coperture aggiuntive, che però non potranno far ricorso ad altro deficit ma nemmeno azzoppare la ripresa in corso.

Alla manovra viene infatti assegnato prima di tutto il compito di accompagnare l’espansione dell’economia, con un effetto che il governo calcola in tre decimali di crescita aggiuntiva rispetto all’1,2% a politiche invariate; obiettivo da raggiungere, appunto, anche grazie alla cancellazione degli aumenti Iva da 15,7 miliardi delle clausole di salvaguardia. Questa crescita un po’ più solida aiuta anche a contenere l’indebitamento netto; nei programmi 2018 il deficit si attesta all’1,6%, e quindi uno-due decimali più basso delle attese, confermando comunque la correzione “europea”, cioè quella strutturale al netto delle una tantum e degli effetti del ciclo economico, da 0,3% del Pil contro lo 0,8% previsto ad aprile. Riassunto: per la manovra ci sono circa 10 miliardi di deficit in più, e in termini strutturali lo «sconto» europeo vale 8,5 miliardi. La conseguenza è però che ancora una volta il percorso verso il pareggio di bilancio si fa più morbido, e quindi più lungo: l’appuntamento slitta di un altro anno, al 2020, quando un mini-deficit programmato a due decimali di Pil permetterebbe all’Italia di mostrare un pareggio sostanziale (le regole Ue permettono uno scostamento da 0,25%). Anche il saldo primario, cioè la differenza fra entrate e uscite al netto degli interessi, resta caratterizzato da una dinamica tranquilla: quest’anno è all’1,7% del Pil, e nel 2018 punta al 2,5 per cento.

I numeri messi in fila dalla Nota di aggiornamento misurano il nuovo bilanciamento fra misure pro-cicliche e aggiustamento dei conti cercato alla luce del ritmo più dinamico agganciato dalla nostra economia. Il deficit 2018 all’1,6% rappresenta il punto di caduta di questa ricerca dell’equilibrio tra spazi di manovra e consolidamento di bilancio. E oltre a confermare un piccolo arretramento del peso del debito sul Pil nel 2017 (131,6%, contro il 132% del 2016 secondo i calcoli aggiornati venerdì dall’Istat), l’incrocio fra crescita e deficit mette in calendario una discesa più pronunciata nel 2018 (130%) e nel 2019 (127,1%). Anche questo cambio di marcia strutturale del rapporto fra debito e Pil, che segue la mini-discesa del 2015 individuata ex post dall’Istat, è alimentato prima di tutto dalla crescita, accompagnata da previsioni di entrata dalle privatizzazioni che restano basse (0,2% del Pil quest’anno, 0,3% nei prossimi tre) ed eventuali come insegna la storia recente. Proprio l’esigenza di non togliere ossigeno all’economia anima quello che ancora una volta sarà lo sforzo principale della manovra: affrontare gli aumenti Iva che di anno in anno pesano sulle prospettive di finanza pubblica sotto forma di clausole di salvaguardia da attivare se non si trovano strade alternative per rispettare gli obiettivi di deficit. Pil e aperture europee sull’indebitamento strutturale aiutano però il governo ad andare oltre l’ormai classico rinvio di un anno. Complice l’effetto strutturale della manovra correttiva di primavera, che ha limato di circa 4 miliardi il costo delle clausole, la manovra punta a cancellare definitivamente lo scalone in programma per il 2018.

Uno sforzo simile ritornerebbe nelle prospettive del 2019, come spiega la relazione al Parlamento che chiede l’autorizzazione ad aumentare il deficit rispetto ai vecchi programmi, quando una quota importante del disavanzo aggiuntivo (0,7% del Pil per quell’anno) andrebbe utilizzata ancora una volta per fermare quel che resta delle clausole di salvaguardia.

gianni.trovati@ilsole24ore.com

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