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Dalle sanzioni alla Russia cinque miliardi in meno di export italiano

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LA SFIDA DELLA CRESCITA ALL’ESTERO

Dalle sanzioni alla Russia cinque miliardi in meno di export italiano

  • – di Redazione Online

Le sanzioni comminate dall’Unione europea nei confronti della Russia a seguito delle operazioni condotte nel Donbass in Ucraina, e prorogate fino al 31 gennaio 2018, fino a oggi hanno causato all’export italiano una perdita pari a cinque miliardi di euro (la Federazione Russa è tradizionalmente un partner strategico a livello commerciale dell’Italia). L’amara verità è emersa in occasione della seconda edizione di Awos-A Word of Sanction, il convegno che si è svolto oggi a Roma sul tema delle restrizioni economiche internazionali.

La perdita di quote di mercato
Nel 2014, quando Bruxelles comincia a imporre misure restrittive alla Russia, l’Italia è il quarto fornitore della Federazione. Nel 2016 è già scesa al sesto posto (elaborazione Osservatorio economico del ministero dello Sviluppo economico su dati Istat). Un quadro analogo si è delineato in Iran, paese estremamente ricco di gas e risorse naturali ma colpito dalle sanzioni economiche e finanziarie successive alla promozione del programma nucleare : nonostante i 30 miliardi di export persiano, oggi l’Italia non figura più fra i partner principali di Teheran. A questo punto la domanda è d’obbligo: «Quale sanzione porta l’effetto di danneggiare chi la effettua, e non chi la riceve?», si è chiesto Zeno Poggi, l’organizzatore del convegno.

Oltre 35mila nomi nelle black list di Onu, Ue e Usa
Il punto è che le sanzioni comminate a livello internazionale non colpiscono solo le economie dei Paesi destinatari ma anche quelle delle imprese che vorrebbero crescere in quei mercati e che, a causa di queste restrizioni, non possono o non riescono a farlo. L’Italia, paese con vocazione all'export, è in prima linea in questa stretta. Peraltro al di fuori dell’Unione europea e di altre oasi di diritti i rischi sono dietro l’angolo: sono oltre 35.000 i nomi (aziende, istituzioni, persone fisiche eccetera) nelle black list di Onu, Ue e Usa. Un numero sufficiente per capire che è difficile fare impresa senza conoscere il mondo delle sanzioni internazionali. Nella mappa dei paesi più a rischio a livello globale rientrano, oltre alla Federazione Russa, la Repubblica Islamica dell’Iran, gli Emirati Arabi Uniti, l’Iraq e, naturalmente, la Siria travolta dalla guerra civile e alla disperata ricerca di una stabilizzazione.

Per le aziende uno slalom per evitare di incorrerere in multe
Il forum anche quest’anno ha cercato di fotografare la situazione politica in Russia e Iran e per approfondire il tema della cybersicurezza. «Il mondo vira sempre più verso il mercato unico, ma l’era della internazionalizzazione è finita», ha sottolineato Paolo Quercia, direttore del comitato scientifico di Awos. «Questa instabilità cronica dei mercati più vantaggiosi - ha aggiunto - va studiata attentamente per assicurare al nostro tessuto imprenditoriale il prestigio che merita all’estero».

La condivisione delle informazioni aiuta l’internazionalizzazione
Che fare? Come limitare i danni? La ricetta è internazionalizzarsi ma con una strategia per stare dietro al continuo aggiornamento di reati, multe, confische, etichettature e autorizzazioni necessarie per versare in uno stato di trade compliance, cioè di rispetto complessivo delle regole. «L’unico modo per sfruttare questo fenomeno a proprio vantaggio è la condivisione dell’informazione, e questo non può che partire dai vertici politici ed economici del nostro Paese», ha sottolineato Poggi, che insieme a Bper e Cenass è stato il promotore dell’incontro romano, al quale hanno partecipato il vice presidente Commissione Difesa Camera dei Deputati Massimo Artini, Stefano Stefanile ministro plenipotenziario e vice direttore generale Ministero affari esteri, David Geer Direttore Sanzioni UE, Adolfo Urso, e diversi esponenti di banche, imprese e Ministeri.

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