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8/10 Le 10 emergenze dei giovani / Fuga all’estero

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    verso le elezioni

    Giovani, le 10 emergenze che la politica non può ignorare

    Neet, esodo dei laureati all’estero, invecchiamento della popolazione. La “questione giovanile” dovrebbe essere in cima alle agende dei programmi per le elezioni del 4 marzo, ma per ora si sono registrati pochi annunci (e ancora meno proposte). Come si favorisce il ricambio generazionale nelle nostre aziende? Come si evita la fuga all’estero dei nostri talenti? Perché siamo tra i paesi Ocse con il minor numero di laureati? Abbiamo provato a evidenziare dieci emergenze, con altrettante domande per i candidati.

    8/10 Le 10 emergenze dei giovani / Fuga all’estero

    Solo nel 2016, secondo una stima della Fondazione Migrantes, oltre 124mila nostri connazionali si sono trasferiti all’estero. Il 39% degli “expat” rientra nella fascia 18-34 anni, con un balzo di oltre il 23% rispetto all’anno precedente. Il cosiddetto “brain drain”, la mobilità dei talenti, non è negativo quando si compensa con la capacità di attrarre studenti, laureati e neoprofessionisti internazionali. Ma non sembra essere il caso dell’Italia, a partire dalla capacità di attrarre capitale umano dall’estero. Nel 2016-2017 gli allievi internazionali registrati in Italia dal Miur, il ministero dell’Istruzione, risultavano 79.174. Meno di un quinto dei 438.010 iscritti in Gran Bretagna, nonostante le ricadute su costi e immagine innescate dalla Brexit. Cosa spinge a lasciare la Penisola, senza prospettive di rientro sul breve termine? Gli stipendi non sono l’unico fattore, ma di sicuro incidono. Un giovane italiano nella fascia 25-34 anni guadagna in media poco più di 25.600 euro lordi l’anno. In Germania i contratti “entry level” si attestano in media sui 37mila euro lordi.

    Le domanda: Cosa si offre ai professionisti espatriati? Come si può incentivare il “controesodo” e, parallelamente, l’attrazione di talenti dall’estero?

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