Italia

Mercati in tensione, M5S e Lega cambiano il contratto di governo su debito…

  • Abbonati
  • Accedi
la nuova versione del documento

Mercati in tensione, M5S e Lega cambiano il contratto di governo su debito e ruolo della Bce

La giornata convulsa vissuta sui mercati ha aiutato ad accelerare i lavori sul «contratto di governo» fra Lega e Cinque Stelle, arrivato ieri a una sorta di pre-chiusura. Il testo, circa 40 pagine, è stato ultimato nella sua struttura, che ora contempla anche un passaggio dedicato alla revisione delle regole sui vaccini (più informazione e meno obblighi, sul modello veneto) e l’attribuzione di nuovi poteri a Roma Capitale.

Il contratto M5S-Lega che spaventa lEuropa, a partire dalla cancellazione di 250 miliardi di debito pubblico

Ma ci sono sei temi “strategici” su cui l’ultima parola spetta ai due leader della costruenda maggioranza giallo-verde: l’immigrazione, su cui le distanze sembrano in via di superamento, e il lavoro è ancora da ultimare anche su sicurezza e grandi opere. Arriva la sospensione della Tav, in vista di una nuova «ridefinizione» del progetto, mentre vanno verso la conferma Terzo Valico e gli altri intrerventi. Ma lo snodo più delicato è nel rapporto con l’Europa, sia per quanto riguarda la richiesta di revisione dei trattati sia per le ipotesi di misure straordinarie sul debito. La presenza nel contratto dell’opzione di uscita dall’euro era già stata smentita nella serata di martedì (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), anche se ieri Beppe Grillo ha rilanciato l’idea di una doppia moneta per i Paesi del Nord e del Sud, mentre è stata riscritta la parte sulla cancellazione di 250 miliardi di euro di titoli di Stato acquistati dalle banche dell’Eurosistema con il Quantitative Easing.

La versione aggiornata, come confermato in serata dal responsabile economico della Lega Claudio Borghi, contemplerebbe la proposta di una “revisione contabile”, per escludere questi titoli dal calcolo del rapporto debito/Pil dei Paesi dell’area euro. Anche questa strada, comunque, appare parecchio complicata perché implicherebbe uno “sconto contabile” apparentemente generalizzato, ma nei fatti a vantaggio solo di pochi Paesi: e non avrebbe effetti finanziari perché i titoli vanno in ogni caso onorati alla scadenza per evitare un evento di default. Ammorbidita anche la parte sulla revisione dei rapporti con la Ue, che dovrebbe però contemplare una ridiscussione del contributo italiano all’Unione, un ritorno all’ispirazione «pre-Maastricht» e un «superamento» della direttiva Bolkenstein nelle parti in cui ostacola «gli interessi nazionali»: un passaggio, quest’ultimo, che schiererebbe l’alleanza a fianco dei concessionari di stabilimenti balneari e del commercio ambulante. Nei rapporti con la Ue rientra anche la questione banche, su cui viene proposta una «revisione radicale» del bail-in per offrire tutele più forti ai piccoli risparmiatori. Delicata è poi la «rivalutazione» della presenza nelle missioni all’estero.

Nel ricco capitolo fiscale, oltre a riforma dell’Irpef, «pace fiscale» e addio a spesometro, redditometro e pagelle fiscali, arriva l’introduzione del «contraddittorio anticipato» sul modello svizzero, che prevede un confronto con il contribuente prima di passare ai verbali di accertamento, l’inversione dell’onere della prova (che affida sempre all’amministrazione finanziaria il dovere di certificare le proprie richieste) e la compensazione fra i crediti che il contribuente vanta dalla Pubblica amministrazione e i debiti fiscali. Un secco «no», invece, arriva alle ipotesi di patrimoniale, mentre si propone una cartolarizzazione dei crediti fiscali anche attraverso l’emissione di mini-Bot. Sul contenzioso tributario si propone invece l’istituzione di giudici di ruolo specializzati «per garantire una maggiore imparzialità nel giudizio». Confermata l’idea di abolire la tassa di soggiorno, in cambio di un «rifinanziamento» per gli enti locali: ma su questo settore interverrebbe una norma anti-Booking, cioè «web tax turistica» con l’obiettivo di contrastare la concorrenza delle agenzie online straniere.

Nel pacchetto-previdenziale, oltre a quota 100 «fin da subito» e uscita di anzianità dopo 41 anni, spunta anche un intervento sulle “pensioni d’oro”, individuate negli assegni mensili superiori a 5mila euro, e una proroga per l’opzione-donna, il sistema che permette il pensionamento delle lavoratrici con 35 anni di contributi con 58 anni di età.

© Riproduzione riservata