Economia

Dossier Le cinque sfide strategiche per il nuovo mercato del lavoro

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    Dossier | N. 34 articoli I nuovi lavori

    Le cinque sfide strategiche per il nuovo mercato del lavoro

    Le relazioni con lavoratori e imprese consentono di tradurre l’esperienza in un documento di analisi e proposte per il Paese
    Le relazioni con lavoratori e imprese consentono di tradurre l’esperienza in un documento di analisi e proposte per il Paese

    Trasformazioni destinate a incidere in maniera decisiva sulla vita dei cittadini delle aziende. Quello che sta accadendo nel mondo del lavoro, sia in Italia che negli altri Paesi, è una tendenza «strutturale e destinata a subire nei prossimi anni una forte accelerazione».

    Il report di Assolavoro - l’associazione nazionale delle Agenzie per il lavoro, che rappresenta oltre l’85% del settore - analizza la situazione e, sulla scorta di 20 anni di esperienza in questo campo, traccia le linee guida «per contribuire alla costruzione di quei mercati del lavoro aperti, sostenibili e inclusivi che costituiscono il prerequisito per la crescita socio economica del Paese: solo quelle comunità che adotteranno politiche lungimiranti incrementeranno la propria resilienza e saranno capaci di coniugare sviluppo e coesione sociale».

    A partire dalle cinque sfide aperte: 1.Garantire un lavoro dignitoso, contrastare il lavoro nero, sottopagato e senza tutele; questo implica anche evitare la concorrenza sleale e il dumping sociale fra diverse forme di lavoro 2.Aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro e rimanerci, accompagnandoli 3.Gestire le transizioni, ovvero dare priorità alla sicurezza all’interno del mercato del lavoro piuttosto che alla sicurezza del singolo posto 4.Formarsi, formarsi, formarsi: che si tratti di studenti, lavoratori o inuccupati, servono competenze 5.Fornire servizi al lavoro efficienti, facendo collaborare servizi per l’impego pubblici e privati.

    Ogni anno, nel mondo, 50 milioni di persone accedono al mercato del lavoro tramite agenzie, che sono intermediari ma anche esse stesse datori di lavoro (169mila aziende in attività a livello globale). Un settore che fattura 417 miliardi e dà lavoro direttamente a 1,5 milioni di addetti fra responsabili di filiale, consulenti e altro. Secondo i dati WEC, mediamente il 33% dei lavoratori era disoccupato prima di trovare un impiego tramite agenzia, e il 79% ha mantenuto lo stato di occupato anche dopo l’esperienza con l’agenzia. Quanto alle aziende, queste si rivolgono alle agenzie nella maggior parte dei casi (67%) per affrontare picchi produttivi, per reperire skill strategiche (50%), gestire cambiamenti organizzativi (51%), governare l’incertezza (35%). «Ridurre la disoccupazione frizionale - si legge nel report - significa contribuire positivamente a sostenere la finanza pubblica anche in termini di contenimento del costo dei sussidi di disoccupazione. Inoltre, la fornitura di soluzioni flessibili per la forza lavoro comporta una riduzione del sommerso, e il lavoro tramire agenzia garantisce inclusività e partecipazione al mercato anche delle fasce più deboli».

    Quali cambiamenti impattano sulle dinamiche del lavoro? In primo luogo una economia sempre più on demand, con la personalizzazione a sostituire la produzione di massa e confini sempre più labili fra servizi e industria. Le imprese sono sempre più organizzazioni estese, organizzate con ampie reti di fornitori e partner, e c’è la necessità di costruire su larga scala competenze e capacità accessibili e aperte, in una ottica di formazione continua. Ancora, si afferma il lavoro face to face con una sempre maggiore personalizzazione del rapporto lavorativo oltre le gerarchie: realizzazione e soddisfazione personale diventano la chiave per motivare i dipendenti, mentre cresce una generazione di “portfolio workers” e “slasher” che svolgono più lavori simultaneamente. Infine, con le nuove sfide poste dalla digitalizzazione - telelavoro, lavoro online, coworking e altro ancora - cadono i confini fra lavoro e tempo libero.

    Dalla reazione a questi scenari di cambiamento «dipendono sviluppo, coesione sociale e qualità del mercato del lavoro. Obiettivi ambiziosi - ammettono gli estensori del report -, e per conseguirli serve innanzitutto un metodo che consenta di leggere il futuro che abbiamo di fronte, definisca strategie di medio lungo periodo, disegni i migliori piani esecutivi e metta in atto sul piano operativo soluzioni concrete e praticabili. Compiti ardui per un Paese zavorrato da gravosi vincoli di finanza pubblica e da una capacità amministrativa ridotta e schiacciata dalla burocrazia. Le agenzie del lavoro provano a offrire soluzioni che non comportano oneri per lo Stato, ma fanno leva su un cambiamento culturale e sulla valorizzazione di una infrastruttura operativa già pronta e a disposizione del Paese». Questi i temi che saranno portati all’attenzione del ministro del Lavoro Di Maio, e che sono al centro dell’assemblea pubblica di Assolavoro che si tiene a Roma oggi, 19 giugno, dalle 10:30, presso Palazzo Montemartini (di fronte a Stazione Termini); al centro dei lavori il Position Paper “Le cinque sfide strategiche in un mercato del lavoro che cambia”, presenti l’on. Nunzia Catalfo (M5S), l’on. Claudio Durigon (Lega), la sen. Annamaria Parente (PD) e l’on. Renata Polverini (Forza Italia).

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