
1/6 Ipotesi rimpasto di Governo / Giovanni Tria, ministro dell'Economia
È la “casella delle caselle”, quella la cui sostituzione potrebbe generare un meccanismo a catena, un effetto domino con cambiamenti anche in altri dicasteri. Se Tria dovesse abbandonare l'attuale incarico in tempi stretti, quindi già a gennaio, il rimpasto potrebbe registrare un'accelerazione. Se invece questo scenario non si dovesse manifestare, è possibile che la partita per la definizione di una nuova squadra di governo si apra dopo le elezioni europee di maggio. Questo secondo scenario è in linea con la posizione della Lega che, allo stato attuale, è più attendista.
I giorni di stesura della manovra, che in queste ore si appresta a ottenere il via libera definitivo della Camera, hanno registrato posizioni divergenti all'interno del governo sul rapporto deficit Pil per il 2019. Si è assistito a un vero e proprio braccio di ferro tra Tria, fautore di una linea più prudenziale, tesa a fissare l'asticella non oltre l'1,9 per cento, e quella dei due azionisti di maggioranza dell'esecutivo, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, questi ultimi più inclini a sforare le regole del Patto di stabilità e ad assestare la soglia al 2,4% (alla fine il compromesso, dopo una difficile trattativa con la Commissione europea, è stato trovato intorno al 2 per cento). Nel mirino dei pentastellati sono finiti i tecnici del Tesoro, in una tensione crescente che è culminata con le dimissioni a dicembre di Roberto Garofoli, il capo di Gabinetto del ministero dell'Economia. Garofoli si è dimesso a seguito delle critiche che gli sono state rivolte dai Cinque Stelle, che lo accusavano in sostanza di non trovare le risorse per il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento in campagna elettorale.
A giocare a favore di una mantenimento dell'incarico da parte di Tria, il ruolo strategico giocato nella partita con Bruxelles. Con Conte hanno portato a casa un accordo non facile con Bruxelles sui numeri, evitando in zona Cesarini l'apertura da parte della Commissione di una procedura di infrazione per violazione della regole sul debito pubblico. Il raggiungimento dell'intesa potrebbe convincere Tria a uscire nel momento per lui più positivo. Si vedrebbe in questo modo riconosciuto l'onore delle armi anche dai sui detrattori, o comunque da chi lo ha criticato nei giorni di fuoco della sessione di bilancio. Al posto di Tria, i pentastellati sarebbero disposti a prendere in considerazione un ministro dell'Economia indicato dalla Lega (tra i nomi che circolano quello del viceministro Massimo Garavaglia), ma il Carroccio punterebbe ad altri dicasteri economici, primo fra tutte quello delle Infrastrutture e dei trasporti, da dove passa il piano di investimenti previsto dal governo nella manovra.
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