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La previsione dei candidati Pd: alle primarie almeno un milione di persone

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IL CONFRONTO SU SKY

La previsione dei candidati Pd: alle primarie almeno un milione di persone

Almeno un milione di persone voteranno domenica ai gazebo per le primarie del Pd. È la previsione dei tre candidati alla guida del Partito democratico nel confronto tv su Sky Tg24 (l’unico previsto). A indicare la cifra sull’affluenza è stato Nicola Zingaretti (il favorito), mentre Maurizio Martina ha parlato addirittura di 2 milioni. Il terzo candidato, Roberto Giachetti non si è sbilanciato ma ha insistito su un successo in termini numerici. È partita così la sfida televisiva di un’ora tra i candidati alla segreteria del Partito democratico andato in scena con un format ormai consolidato dalla tv all news: risposte scandite da un conto alla rovescia (un minuto al massimo), possibilità di replica per tutti (quattro da trenta secondi ciascuna), domande incrociate tra i candidati e un appello finale. Toni pacati che si accendono solo in pochi passaggi, in particolare quando Giachetti attacca Zingaretti sulle posizioni di un suo sostenitore (Goffredo Bettini) sul Venezuela. E dopo il video-appello di ieri per invitare alla partecipazione al voto di domenica Romano Prodi interviene di nuovo: «Se dopo le Primarie del Pd tornassero divisioni e conflitti interni? Se qualcuno ha il
desiderio di suicidarsi lo faccia» dice l’ex premier.

Giustizia
A Sky si parla subito di Matteo Renzi («Se io sarò segretario e Renzi vorrà impegnarsi io sarò l'uomo più felice del mondo» ha detto Zingaretti) e della vicenda giudiziaria che ha travolto i suoi gentori. «La giustizia italiana è malata, l’ho pensato per certe cose capitate a Berlusconi, a Mastella, perfino per certe intercettazioni della Raggi. Colpisce nomi illustri e se ne parla, ma tanta gente subisce ingiustizie. Va riformata a prescindere di chi è colpito» dice Giachetti . «Rispetto per i magistrati», ribatte Maurizio Martina. Zingaretti, invece, dice di non credere «alla giustizia a orologeria».

Reddito di cittadinanza e patrimoniale
«Il Reddito di cittadinanza non lo abolirei, sono favorevole a sussidi per la povertà, lo cambierei radicalmente, e farei investimenti per creare posti di lavoro» ha detto Zingaretti palrando della misura-bandiera del Movimento 5 Stelle. Per Zingaretti il reddito di inclusione del Pd «era più efficace nella lotta alla povertà» mentre il reddito di cittadinanza così come è «un reddito di sudditanza». Per Giachetti
«dobbiamo abbassare le tasse sul lavoro per creare nuovi posti, come fatto dai governi Renzi e Gentiloni, che hanno creato 1,2 milioni di posti di lavoro, non
dare soldi a chi non riesce a trovare lavoro». «“Cambierei il reddito di cittadinanza, rafforzerei il reddito di inclusione (Rei) introdotto da noi - ha detto Maurizio Martina -; poi bisogna abbattere il cuneo fiscale e abolirei il decreto dignità di Di Maio. Infine serve il salario minimo legale per chi è non
coperto da contratto nazionale». Tutti d’accordo su un punto: se dovessero andare al governo, nessuno dei candidati introdurrebbe la patrimoniale per evitare l'aumento dell’Iva.

Alleanze
Sul punto-chiave delle intese il presidente della Regione Lazio chiarisce che non intende allearsi «con il Movimento Cinque Stelle e la destra», vuole «costruire invece un’alleanza con le persone. Abbiamo un problema enorme di ricostruire l’empatia e un rapporto con chi vive una condizione di sofferenza. Il popolo del centrosinistra c’e ma è diviso e frammentato, dobbiamo unirlo». Giachetti ribadisce: «Il partito è una comunità e non una caserma: non voglio posti, vado in minoranza. Se però si vuole andare con M5s o far rientrare i fuoriusciti allora non è più il mio partito». Zingaretti lo ribatte: «Allora resti perché nessuno vuole andare con M5S».

Venezuela
Il confronto si accende sulla politica estera quando Giachetti ricorda che «solo otto deputati si sono astenuti nel Parlamento europeo» sul riconoscimento di Guadò come presidente legittimo a interim «e tra loro c’è un grande sostenitore di Zingaretti, Goffredo Bettini, che non ha dato lustro alla proposta del partito democratico». «Non si possono mettere in discussione i diritti politici dei parlamentari - risponde Zingaretti -: Bettini voleva sostenere l’azione del commissario Ue Mogherini, no a ricostruzioni caricaturali». Controreplica:
«Ogni volta che lo colgono in contraddizione Nicola risponde che è una cosa personale - dice Giachetti -. Lui ha nella sua mozione il ministro che fatto le politiche dell’immigrazione (Marco Minniti, ndr), ha dentro l’ex ministro Poletti e vogliono smontare il Jobs act».

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