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Class action a rischio flop: strada più complicata per i risarcimenti

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Class action a rischio flop: strada più complicata per i risarcimenti

IMAGOECONOMICA
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Rischio flop per la class action. Nonostante la nuova legge allarghi sia la platea dei potenziali ricorrenti, sia il ventaglio degli illeciti contestabili, con tutta probabilità le azioni collettive non aumenteranno. E la strada per ottenere i risarcimenti diventerà più lunga e complicata rispetto a oggi.

Le ragioni? In primo luogo la riforma approvata la scorsa settimana e fortemente voluta dal M5S non cambia le regole che i tribunali dovranno applicare per dare il via libera alle future azioni di classe: i filtri di ammissibilità che finora hanno bloccato la maggior parte delle class action. Inoltre, le nuove procedure per quantificare e liquidare i pagamenti in caso di vittoria rischiano di allungare i tempi e di generare contenzioso. Con la nuova legge, la sentenza con cui il tribunale accoglierà l’azione di classe sarà, infatti, solo dichiarativa: accerterà le responsabiltà ma non chiuderà (come invece succede oggi) il procedimento, dando il via ai pagamenti o fissando i criteri di calcolo per i risarcimenti.

Confermati i filtri di ammissibilità

Nelle intenzioni dei sostenitori, la nuova class action diventerà uno strumento di tutela generale. In effetti, dato che è contenuta non più nel Codice del consumo ma in quello di procedura civile, a proporla potranno essere non più solo i consumatori ma tutti i soggetti - cittadini, imprese o professionisti - che ritengono di aver subito una lesione. E anche i diritti tutelati aumenteranno: la class action si potrà usare per far valere sia la responsabilità contrattuale (come già accade oggi), sia quella extracontrattuale (oggi circoscritta alle pratiche commerciali scorrette e ai comportamenti anticoncorrenziali).

L’AVVIO DELLA PROCEDURA E LA VALUTAZIONE DI AMMISSIBILITÀ

Ma quello che non cambia sono i criteri per il “giudizio di ammissibilità” dell’azione proposta, contro cui finora si è infranta la maggior parte delle class action: soprattutto l’«omogeneità» dei diritti da tutelare, oggi non riconosciuta dai tribunali (anche se i giudizi di inammissibilità sono stati a volte ribaltati in appello, con successiva riassunzione della causa in primo grado).

A cambiare sarà invece il giudice che dovrà decidere sui ricorsi e sulla loro ammissibilità: non più il tribunale ordinario ma la sezione specializzata in materia di impresa. È prevedibile, però, che l’applicazione dei “filtri” non cambierà. «I filtri restano gli stessi e andranno adattati alle nuove ipotesi di responsabilità extracontrattuale», conferma Gabriella Ratti, presidente del tribunale delle imprese di Torino.

Risarcimenti più lenti

L’ultimo atto della class action, quello dei risarcimenti diventerà una fase a sé. Se oggi la sentenza di condanna liquida anche le somme agli aderenti, con la nuova legge invece la sentenza si limiterà ad accertare le responsabilità e a preparare i passi successivi, fissando il termine per l’adesione (che potrà avvenire anche dopo la sentenza), determinando l’importo che gli aderenti dovranno versare al fondo spese e nominando sia il giudice delegato che deciderà sulle liquidazioni, sia il rappresentante comune degli aderenti.

Partirà quindi la fase delle adesioni seguita dalla presentazione delle memorie difensive da parte del responsabile della violazione. Dopodiché il rappresentante degli aderenti dovrà redigere il progetto dei diritti individuali, in cui prenderà posizione su ogni adesione, avvalendosi anche di esperti nominati dal tribunale. Infine, il giudice delegato deciderà sull’accoglimento delle domande e decreterà i pagamenti.

Ma il problema è che spesso le class action contano centinaia (se non migliaia) di aderenti. Il rischio di dilatazione dei tempi e di contenzioso è quindi molto alto. «L’estensione dei diritti è positiva ma quest’ultima fase di quantificazione e liquidazione dei danni assomiglia ai fallimenti: potrebbe durare anni e diventare un bagno di sangue», dice il presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello.

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