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Piano Brunetta per la Pubblica amministrazione: gli enti pubblici saranno Spa

di Marco Rogari

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Giovedí 29 Maggio 2008

Non solo sanzioni severe per i fannulloni, premi per i più meritevoli e trasformazione dei dirigenti in manager con tanto di nuovi sistemi valutazione dei risultati: la pubblica amministrazione si dovrà mettere a dieta. Il piano industriale per modernizzare la Pa, presentato dal ministro Renato Brunetta ai sindacati parla chiaro: entro 3-5 anni potranno essere recuperate risorse per 40 miliardi anche attraverso la dismissione di «quote residue di patrimoni immobiliari», dei «titoli azionari e obbligazionari non pubblici ancora detenuti» da "strutture" statali e delle «attività non-core di fatto costituite in rami d'azienda improduttivi». Il tutto accompagnato dalla trasformazione in Spa (controllate dallo Stato) o in Agenzia degli enti economici, a cominciare da quelli previdenziali e assicurativi.

Il plan prevede anche una revisione delle politiche di acquisto di beni e servizi (penalizzando le amministrazioni "ostili"), la dismissione delle sedi periferiche sotto i 20-30 addetti, l'esternalizzazione di diversi servizi. A fare da cornice sarà un processo di digitalizzazione a tappeto, con il definitivo abbandono dei certificati cartacei e l'attribuzione ad ogni cittadino di un' unica "chiave" di accesso ai servizi (fiscali e sanitari) grazie a un «codice identificativo personale». E a garantire la "penetrazione" del piano nei meandri burocratici dovranno essere tre nuovi grimaldelli: «mobilità delle funzioni» (anche con passaggi di strutture dal "centro" agli enti locali e da pubblico a privati); «customers satisfaction» (modelli di eccellenza per migliorare i servizi) sponsorizzazioni e project financing.

Quella prospettata da Brunetta per uscire da un emergenza che frena il Paese (e la competitività) ha i connotati di una vera e propria terapia intensiva. Che dovrà essere somministrata in 3-5 anni e che farà leva su tre strumenti legislativi: il decreto legge estivo con cui sarà anticipata la manovra; un disegno di legge delega su fannulloni e sistemi di valutazione; un testo ad hoc per dare spazio ad alcuni interventi di digitalizzazione.

Quanto ai rinnovi contrattuali, Brunetta punta a "arrivare" al 2009 (in una versione triennale) e ne discuterà oggi con il ministro Giulio Tremonti. I sindacati, dai quali Brunetta si attende un immediato ok alla riforma complessiva, restano però in pressing. Intanto il piano prevede una «serie di misure volte ad accelerare la procedura di contrattazione, una revisione dei comparti», una nuova «durata dei contratti nazionali in linea con il settore privato e l'individuazione di criteri di regolazione della contrattazione di secondo livello». Nel pacchetto anche il riordino dell'Aran (nuova missione anche per Scuola superiore della Pa, Cnipa e Formez) e clausola di salvaguardia sulla durata dei contratti in caso di esubero della spesa dei Ccnl.

La partita non si annuncia in discesa. Ma Brunetta è convinto del fatto suo. «È con me il 95% degli italiani», afferma il ministro. Che nel piano sostiene che i 40 miliardi di risparmi potenziali in cinque anni (non meno di 7-8 quelli realistici nel primo biennio) potranno essere realizzati «senza lacerazioni sociali e occupazionali».

Il punto di partenza di Brunetta è quello di «introdurre anche nel pubblico la figura del datore di lavoro cui sia possibile imputare l'eventuale responsabilità del fallimento dell'amministrazione». Una Pa più simile alle aziende private, insomma. Va poi premiato «chi vale», mentre gli assenteisti e i fannulloni devono essere combattuti «attraverso un'organizzazione più flessibile» e modificando le sanzioni. Strada spianata a sistemi per valutare e selezionare in nome del "merito" e stop al prevalere dell'anzianità e delle pressioni politiche e sindacali. I risultati delle valutazioni dovranno essere pubblici (online) e i premi (da coprire anche con risparmi di gestione) dovranno essere garantiti ai dipendenti e ai dirigenti più bravi. Tutto questo, si sottolinea nel piano Brunetta, dovrà muoversi nell'alveo di nuove relazioni industriali trasformando «l'attuale modello a vocazione consociativa in un modello a vocazione propulsiva e parecipativa».


Il piano per la modernizzazione

DIRIGENTI-MANAGER E STIPENDI VARIABILI


- Cardine del piano industriale è la trasformazione del dirigente pubblico in un manager con competenze (e responsabilità) più ampie in materia di organizzazione di risorse, uffici e servizi. Le retribuzioni saranno differenziate sulla base del merito e dei risultati. Rafforzati anche i compiti di vigilanza sulla produttività dei collaboratori: verranno accelerate le procedure disciplinari

CHIUSURA SEDI MINIME E MOBILITÀ DI FUNZIONI


- L'intera Pa dovrà essere razionalizzata nella sua organizzazione muovendo, tra l'altro, verso un utilizzo ottimale degli immobili, la razionalizzazione delle sedi e dei servizi sul territorio (con chiusura delle unità sotto i 20/30 addetti). Prevista anche una razionalizzazione delle politiche di acquisto di beni e servizi e la concentrazione di funzioni ora divise in diverse amministrazioni

DIGITALIZZAZIONE DI TUTTI GLI UFFICI


- Oggi solo il 17% dei servizi online permette di concludere sulla rete una procedura. Il piano punta alla massima condivisione e interoperabilità tra le banche dati delle diverse amministrazioni (non potranno essere chiesti dati ai cittadini già schedati) , un sistema di call center guiderà all'uso dei nuovi servizi. Ai cittadini verrà fornita un'unico strumento di accesso a tutti i servizi sia sanitari sia fiscali

ENTI TRASFORMATI IN AGENZIE O SPA


- Pur restando di proprietà pubblica, gli enti e le istituzioni a vocazione economica (a cominciare da quelli previdenziali e assicurativi) verranno trasformati in società per azioni o agenzie. L'obiettivo dell'operazione è quello di tagliare i costi e semplificare i modelli di gestione. Alcune amministrazioni potranno vendere servizi collaterali a prezzi di mercato

LOTTA AI FANNULLONI E TRASPARENZA


- Il «business plan» con cui verrà riformata la Pa sarà affiancato da azioni basate sull'attuazione di leggi già in vigore. Il ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione ha già indicato come strategiche le sanzioni (fino al licenziamento) per i dipendenti assenteisti o improduttivi e la pubblicazione sui siti online di tutte le informazioni relative al personale e alla dirigenza

UN DECRETO E DUE DDL DA 8 MILIARDI


- Una parte del piano verrà varato con il decreto fiscale atteso prima della pausa estiva. Il resto degli interventi verrà invece varato con due disegni di legge che dovrebbero essere approvati entro l'anno. L'operazione di complessiva riorganizzazione e messa in efficienza della Pa punta a realizzare risparmi minimi, in tre anni, di 8 miliardi. Ma i risparmi potenziali potrebbero arrivare fino a 40 miliardi
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