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Fmi: riduzione del credito del 4% per Ue e Usa, svalutazioni di asset tossici per 4mila mld $

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21 aprile 2009

Il costo della crisi finanziaria in termini di svalutazioni di asset globali sarà di 4mila miliardi di dollari entro il 2010, di cui due terzi in carico alle banche. Lo scrive il Fmi nel suo ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria globale (Gsfr). La stima comprende per la prima volta gli asset originati su tutti i mercati, e non solo su quelli Usa, e detenuti da banche e altre istituzioni finanziari. Per i soli asset originati negli Usa la stima sulle potenziali svalutazioni è stata innalzata a 2.700 miliardi di dollari dai 2.200 miliardi del gennaio 2009 e i 1.400 miliardi di ottobre 2008. Per le banche europee (Eurozona e Gran Bretagna) le svalutazioni su prestiti e titoli dovute alla crisi finanziaria ammonteranno nel periodo tra il 2007 e il 2010 a 737 miliardi di dollari. Sul totale delle svalutazioni in carico alle banche europee, 551 miliardi sono su prestiti (258 milioni, la parte più ampia, di tipo corporate) e solo 186 miliardi sono svalutazioni su titoli.


Il «credit crunch», la contrazione del credito a imprese e famiglie dovuta alla riduzione della leva finanziaria, «sarà pari a un massimo del 4% in Europa e negli Stati Uniti nel punto più basso della crisi», ha precisato ai giornalisti José Vinals, direttore dell'Fmi per i mercati monetari e dei capitali, sulla base di simulazioni contenute nel Rapporto sulla stabilità finanziaria globale.

Nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria globale, diffuso in vista delli riunione del Fmi e della Banca mondiale in programma nel fine settimana, si afferma che «senza una totale ripulitura dei bilanci bancari, in termini di asset tossici», accompagnata da riorganizzazione e, se necessario, ricapitalizzazione degli istituti, i problemi delle banche potrebbero portare a nuove pressioni sull'economia reale. Il Fmi sottolinea che, trattandosi di stime su tutti gli asset originati in tutti i mercati maturi, le stime sulle svalutazioni globali sono soggette a un certo margine di incertezza, e aggiunge che il peggioramento relativo agli asset originati negli Usa è collegato al «deteriorarsi dello scenario di base sulla crescita economica». Descrivendo il panorama bancario, il rapporto afferma che «c'è stato qualche miglioramento sul mercato interbancario negli ultimi mesi», ma «continuano a persistere difficoltà nel reperimento di fondi» ed è in calo l'accesso delle banche a fonti di finanziamento di lungo termine a fronte delle proprie scadenze debitorie.

Anche se in molti Paesi gli istituti di credito possono emettere debito a lungo termine con garanzia pubblica, «il loro fabbisogno di finanziamento resta ampio». Di conseguenza, molte società non riescono a ottenere fondi per la gestione operativa e altre trovano risorse a lungo termine solo a rendimenti molto elevati. Il sistema finanziario globale «resta sottoposto a pesanti tensioni - sottolinea il Fondo nelle sue conclusioni dice il Fondo nel rapporto - a fronte di una crisi ormai diffusa alle famiglie, alle società e al settore bancario nei Paesi avanzati e nei mercati emergenti». Con la continua flessione dell'attività economica aumentano le pressioni sui bilanci bancari a fronte del peggioramento della qualità degli asset e questo minaccia i ratio patrimoniali e scoraggia l'attività di impiego. I tassi di crescita del credito rallentano, o diventano addirittura negativi, esercitando ulteriori pressioni sull'attività produttiva.

È assolutamente «cruciale», scrivono gli esperti del Fondo monetario che «venga interrotta questa spirale negativa tra il sistema finanziario e l'economia globale». I pesanti adeguamenti già avviati dal settore privato e i pacchetti di sostegno varati dai Governi «stanno portando a qualche iniziale segnale di stabilizzazione». Ma è necessario «agire ancora con forza» con un coordinamento a livello internazionale perché questo miglioramento si possa confermare, per riportare fiducia nelle istituzione finanziarie e nell'economia globale.

Per il Fondo, le tre priorità sulle quali è necessario agire subito sono assicurare l'accesso del sistema bancario alle necessarie liquidità, trovare e gestire gli asset "tossici" e ricapitalizzare quegli istituti che sono indeboliti, ma ancora gestibili, liquidando quelli per i quali non c'è più speranza. Qualche passo in avanti è stato fatto sul primo punto, soprattutto grazie al forte impegno delle banche centrali, ma per gli altri due le iniziative restano frammentarie e legate a singoli casi. L'esperienza fatta con passate crisi, sottolinea il rapporto, suggerisce che «sono necessarie misure più determinate ed efficaci da parte delle autorità pubbliche per gestire e risolvere le debolezze del settore finanziario». Riguardo al salvataggio di istituti di credito, l'Fmi raccomanda «un ruolo piùattivo da parte dei supervisori sulle possibilità di sopravvivenza delle banche in questione» e aggiunge che «le condizioni per ricevere fondi pubblici dovrebbero essere severe». Inoltre, nel quadro della ristrutturazione potrebbe rendersi necessario il temporaneo passaggio del controllo al Governo, anche al 100%, ma solo con l'obiettivo di ristrutturarlo e riportarlo nel settore privato «il più presto possibile». In questo contesto, «è importante» che sui principi alla base di questi salvataggi ci sia cooperazione tra gli Stati e una certa coerenza fra le loro azioni per evitare che si sconfini nell'arbitraggio regolatorio o nelle distorsioni competitive.

21 aprile 2009
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