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Grillo: «Povera Serracchiani,
il Pd è chiuso ai giovani»

di Andrea Franceschi

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13 luglio 2009

«Basta vedere come hanno attaccato nelle ultime settimane Debora Serracchiani per capire chi c'è nel Partito democratico. Poverina, è come una suora in un bordello». Beppe Grillo non si stupisce per nulla dello stop alla sua candidatura per la segreteria del Pd arrivato oggi con una nota ufficiale. «Useranno qualche bieco articolo dello statuto per censurarmi» dice il comico al "Sole 24 Ore.com".

La notizia della sua candidatura e della sua iscrizione al circolo Pd di Arzachena (in Sardegna) ha innescato una girandola di dichiarazioni da parte di vari esponenti del partito. Con l'eccezione di pochi (i due concorrenti alla segreteria Ignazio Marino e Mario Adinolfi, ma anche, sorprendentemente, la teodem Paola Binetti) tutti si sono detti assolutamente contrari. Il responsabile dell'organizzazione Maurizio Migliavacca poi, ha detto che il comico non ha i requisiti necessari per avere la tessera dei democratici (primo passo per la candidatura). In serata la Commissione regionale di garanzia della Sardegna ha poi rispedito al mittente la sua richiesta. «Lo Statuto e il regolamento - questa la motivazione -impediscono l'iscrizione, per questo è stata avviata la procedura di restituzione degli euro versati»

Ma il fuoco di sbarramento non sorprende più di tanto però il comico genovese convinto di avere le carte in regola per la corsa alla segreteria. «Noi andiamo avanti - dice - ho letto lo statuto». Quanto alla reazione dei notabili, reagisce con un'alzata di spalle. Normale per un partito (è la sua analisi) incapace di aprirsi al nuovo. Lo dimostra il caso di Debora Serracchiani (la 38enne rivelazione delle ultime elezioni europee, recentemente bersagliata da vari esponenti del partito per aver motivato il suo sostegno a Dario Franceschini con motivazioni ritenute da molti discutibili: «mi è simpatico»).

I giovani appunto. Grillo dice di averne conosciuti tanti che si riconoscono nel progetto del Partito democratico. Ma che, a suo dire, vorrebbero una presa di posizione più chiara su alcuni aspetti dell'agenda politica. «È per loro che mi candido. Per dare loro una speranza. La mia non è solo una provocazione» dice il comico, convinto di portare alle urne buona parte di quel 40% dell'elettorato che alle ultime consultazioni ha scelto l'astensione. «Basta guardare cosa abbiamo fatto con De Magistris (l'ex magistrato candidato per l'Idv alle ultime elezioni europee che ha avuto quasi mezzo milione di preferenze). O con Antonio Di Pietro, che sposando le nostre battaglie, ha raddoppiato i suoi voti».

Oggi il leader dell'Italia dei Valori ha inviato al comico una lettera, pubblicata sul suo blog, in cui esprime solidarietà al comico. L'ex magistrato ha sposato da subito le sue battaglie (dalla campagna per le rinnovabili a quella per precludere l'elezione in parlamento a candidati con precedenti penali). Grillo, da parte sua, ha appoggiato diversi candidati dell'Italia dei Valori (come Sonia Alfano e lo stesso De Magistris), contribuendo alla loro elezione. È normale quindi chiedere se non sarebbe stato più coerente scendere in campo a fianco di Di Pietro? «L'Italia dei Valori è un partito. Noi siamo un movimento. C'è una bella differenza. Sonia Alfano e Luigi De Magistris sono espressione del nostro movimento che, attraverso l'Idv, portano avanti le nostre battaglie. Di Pietro lo sa benissimo»

D'accordo, ma allora perché candidarsi alla guida di un partito che fino a ieri era oggetto dei suoi strali? Lo statuto del Pd è chiaro: per candidarsi occorre riconoscersi nel Manifesto dei valori, nel Codice etico e nello Statuto del partito. «Io sono pronto a riconoscermi in tutto - ribatte - ma non è questo il punto. Se mi candido è per riempire un vuoto che, dalla morte di Enrico Berlinguer (storico leader del Pci morto nel 1984, ndr) non è mai stato colmato. Che avrebbe detto Berlinguer del lodo Alfano?» si chiede. «Topo Gigio Veltroni, baffetto D'Alema. Avete mai sentito una parola chiara da questa gente sul conflitto d'interessi?. No, loro sono la polizza di assicurazione di Berlusconi. E finché ci saranno loro, sarà rinnovata. E questo perché si chiudono nel loft e non si aprono ai cittadini».

13 luglio 2009
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