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Pensioni, allerta sul futuro delle Casse

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12 gennaio 2009

L'esame è appena cominciato, e dal suo esito dipende la natura stessa delle pensioni future dei professionisti. Che dal check up nel nome della «sostenibilità lunga» dei conti delle Casse potrebbe uscire con l'esigenza di cambiare pelle.

Il 1° gennaio è scaduto il termine (fissato dal comma 763 della Finanziaria 2007) per presentare al ministero del Welfare i bilanci tecnici che, numeri alla mano, devono dimostrare che i conti attuali possono vivere tranquilli per trent'anni, e che tendenzialmente anche lo sguardo al prossimo mezzo secolo non dovrebbe destare troppi problemi. Delle undici Casse "storiche" solo due mancano all'appuntamento, ma l'attesa non dovrebbe essere lunga: i consulenti del lavoro, che chiedono il via libera ministeriale alla riforma approvata a giugno, in grado di allungare sensibilmente la prospettiva dei loro bilanci, e i notai, alle prese con gli effetti delle liberalizzazioni e con la determinazione del numero di professionisti che popolano l'orizzonte della categoria.

Cifre sul tavolo, tocca al ministero valutare le chance dei conti nel medio periodo e avviare il confronto sulle soluzioni possibili. Il giudizio dipende dall'incrociarsi di vari fattori: il saldo previdenziale, che mette a confronto le entrate da contributi e le uscite per le prestazioni, è naturalmente il primo indicatore sensibile, perché quando volge al rosso devono intervenire i proventi della gestione del patrimonio a pareggiare i conti. Quando l'onda degli assegni cresce anche oltre questo livello di guardia, comincia a intaccare anche l'ultima retrovia - il patrimonio netto - e il futuro diventa un problema.

Nel panorama attuale, la prima sirena scatta sul saldo previdenziale dei consulenti del lavoro che vede il primo rosso fra sette anni e proprio per questo i diretti interessati aspettano il sigillo ufficiale sulla loro riforma per licenziare ufficialmente i loro conti sul futuro. Una volta ottenuto il via libera, lascerebbero la prima linea all'Istituto dei giornalisti, che attende il primo rosso previdenziale nel 2020. Un effetto, però, dettato dalla curva dei nuovi arrivi nella professione negli anni 80 e 90, destinata a esaurirsi nel 2043 quando il saldo torna in territorio positivo anche senza riforme. Dinamica simile, ma spostata nel tempo, anche per i commercialisti (che insieme ai ragionieri sono passati al sistema di calcolo contributivo, presidiato fino ad allora proprio dai giornalisti), che dal 2034 attendono un decennio circa di saldi previdenziali negativi per poi veder riaffacciarsi il segno più.

Le sorti del raffronto fra contributi e assegni sono il primo termometro, ma ovviamente non dicono tutto, perché una cassa particolarmente "ricca" sul fronte patrimoniale può permettersi un rosso più lungo rispetto a chi conta su un portafoglio più sguarnito. È altrettanto naturale, però, che l'equilibrio perfetto dei conti si raggiunge quando i versamenti degli iscritti (aiutati dalla gestione finanziaria) sono in grado di pagare i costi; l'entità delle riserve, dal canto suo, decide la profondità e la gradualità degli interventi necessari a raggiungere l'obiettivo.

Anche perché in molti casi il problema è sistemico, e dipende dalle richieste "leggere" che finora le Casse avevano rivolto agli iscritti. Con l'eccezione dei notai (che hanno un imponibile "blindato") e dei giornalisti (in genere lavoratori dipendenti), in molte categorie i contributi medi sono decisamente distanti dai livelli reddituali degli iscritti e oscillano dai 1.857 euro l'anno dei farmacisti agli 8.754 dei ragionieri (dati 2007). Cifre che possono forse bastare nei primi anni di vita del sistema, ma non riescono a sostenere una previdenza che per natura ragiona su tempi lunghi. E che deve essere abbastanza flessibile per sostenere le onde di piena e i periodi di secca nell'accesso alle professioni.

Ragionieri, consulenti e giornalisti sono entrati decisamente nella seconda di queste fasi, e per questa ragione la loro fotografia attuale mostra la fatica dei conti. Architetti, avvocati e veterinari sono invece nella fase di crescita, che i commercialisti stanno abbandonando, e la loro massa contributiva aumenta: ma ogni nuovo iscritto è destinato a trasformarsi in un pensionato, e i bilanci non possono non tenerne conto già da oggi. (G.Tr.)


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