
Federacciai, con altre 11 tra le principali associazioni siderurgiche del mondo, lancia un appello ai leader del G7 (il vertice sarà ospitato oggi e domani in Giappone) affinchè vengano adottate misure per affrontare l’attuale situazione di sovracapacità produttiva globale di acciaio. Oltre all’organizzazione italiana hanno sottoscritto l’appello anche Eurofer, l’americana Aisi, la giapponese Jisf, Eurofer, la canadese Cspa, Uk Steel, la tedesca Wv-Stahl, Alliance des Minerais, Mineraux et metaux (A3m), la Steel manufacturers association (Sma), la Commissione per le importazioni di tubi e condotte (Cpti), la Specialty steel del Nord America (Ssina) e l’europea Esta.
«Misure di sostegno del governo e di altre politiche – si legge nel documento comune – hanno contribuito a un significativo eccesso di capacità globale nell’acciaio, il commercio sleale e le distorsioni sul mercato si propagano a livello mondiale». Tra le altre cose, «queste politiche di governo distorsive del mercato hanno impedito un’adeguata regolazione del settore in alcuni mercati come risposta alle variazioni della domanda globale. Questo – si legge nell’appello – è un motivo di preoccupazione nei paesi in cui le politiche governative favoriscono la crescita della capacità di acciaio senza riguardo ai segnali del mercato, o dove le azioni di governo sostengono acciaierie antieconomiche o costantemente in perdita che altrimenti uscirebbero dal mercato».
Importazioni in tonnellate. +5,34% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso gennaio-aprile 2015 (Fonte: Commissione Ue)
Importazioni in tonnellate. +19,34% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso gennaio-aprile 2015 (Fonte: Commissione Ue)
Importazioni in tonnellate. +52,99% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso gennaio-aprile 2015 (Fonte: Commissione Ue)
Nel documento i produttori «apprezzano i tentativi intergovernativi finora ideati per affrontare il problema della sovracapacità mondiale, costruiti sulla base del programma di lavoro delineato dai rappresentati governativi di alto livello a Bruxelles a metà aprile per affrontare le sfide di eccesso di capacità e di regolazione dell’industria dell’acciaio». Per Federacciai e le altre associazioni è critico che tutte le principali nazioni produttrici d’acciaio partecipino ai tentativi di eliminare le politiche di distorsione degli scambi che stanno contribuendo all’attuale crisi dell’acciaio.
La Cina è tra le principali nazioni accusate di adottare politiche di dumping. Nei primi 4 mesi dell’anno ha prodotto 261,4 milioni di tonnellate di acciaio, il 2,3% in meno rispetto al primo quadrimestre dell’anno scorso. Proprio in questi mesi si sta discutendo la possibilità di concedere a Pechino lo status di economia di mercato (Mes).
La frenata dell’Ue è del 6,5%, ma nei primi 4 mesi dell’anno le importazioni di prodotti finiti siderurgici da Cina e paesi extraeuropei ha continuato a crescere: l’import di tondo è aumentato del 5,34%, quello di vergella del 19,34%, i laminati mercantili del 53 per cento. «È urgente – concludono gli imprenditori siderurgici – che il G7 discuta la necessità di mantenere misure correttive, coerenti con le regole e gli obblighi del Wto, contro le esportazioni provenienti da quei paesi nei quali le condizioni da economia di mercato non sono prevalenti».
L’Ue è corsa ai ripari in queste settimane, istituendo dazi all’importazione dalla Cina per molti prodotti. Un’indagine è in corso per i piani. Secondo Platts in questi giorni Eurofer avrebbe sollecitato la commissione europea ad adottare misure anloghe nei confronti di Turchia, Russia, Brasile, Iran, Ucraina e Serbia.
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