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La Ceramica made in Italy in attesa dei nuovi dazi contro il dumping

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concorrenza sleale

La Ceramica made in Italy in attesa dei nuovi dazi contro il dumping

Mentre Commissione, Consiglio ed Europarlamento sono alle prese con un difficile negoziato sulla riforma dei dazi antidumping per compensare le importazioni, in Europa, di prodotti sottocosto dai Paesi extra Ue (tra cui la Cina), il comparto ceramico attende la proroga dei propri. Che sono scaduti esattamente un anno fa – a metà settembre 2016 – e prorogati provvisoriamente fino all’eventuale riconferma con o senza modifiche o alla decadenza se vengono meno i presupposti di validità.

Una procedura che, solitamente, non supera i 12 mesi. Anche se le norme parlano di «non oltre 15 mesi». Per questo, il presidente di Confindustria Ceramica, Vittorio Borelli – che avrebbe preferito annunciare la rinnovata conferma quinquennale delle tariffe in apertura della fiera internazionale di settore, il Cersaie – mostra comunque un cauto ottimismo.

La riconferma potrebbe, infatti, arrivare a metà ottobre, nel corso del prossimo Consiglio Ue dei 28 ministri del Commercio, ultimo step prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

«Ad agosto – ha spiegato Borelli – abbiamo ricevuto la disclosure della Commissione Ue, che esprimeva informalmente un parere positivo alla riconferma delle stesse aliquote», che dovrebbero rimanere inalterate tra il 30% e il 70% (in base al livello di collaborazione tenuto dai concorrenti della controparte, in questo caso aziende cinesi). E che hanno funzionato. Confindustria Ceramica certifica che dal 2008 al 2016, le importazioni comunitarie di piastrelle dalla Cina sono passate da oltre 65 milioni di metri quadrati a meno di 15 milioni, pari a una flessione di tre quarti.

«Abbiamo presentato il dossier a giugno 2016 – ha aggiunto Alfonso Panzani, vicepresidente di Cerame-Unie (l’associazione europea dei produttori) – dimostrando che nulla è cambiato in 5 anni e che la Cina ha ancora una capacità produttiva che è 4 volte quella europea».

Ma se, nel frattempo – il prossimo incontro del trilogo dovrebbe essere il 2 e 3 ottobre – Commissione, Consiglio ed Europarlamento trovassero (come soprattutto i primi due sperano) un compromesso sul testo di riforma dei criteri con cui calcolare i dazi antidumping, che effetto avrebbe questo sui dossier di rinnovo in scadenza ma non ancora chiusi?

«La nostra istruttoria è conclusa – sottolinea Panzani –. C’è il parere favorevole della Commissione. Le motivazioni oggettive non sono mutate e il passaggio tra i Ventotto non è mai stato di contestazione. Quindi siamo sereni. Certamente, la riforma ci preoccupa nel suo complesso. Ma le nostre imprese non avrebbero immediati contraccolpi».

«In realtà, non ci sono certezze – precisa Bernard O’Connor, socio dello studio Nctm e legale specializzato in cause commerciali presso Corte di Giustizia e Wto –. L’accordo che scaturirà dal trilogo non è ancora una legge. Ma un accordo di compromesso che dovrà essere ulteriormente votato da Europarlamento e Consiglio. Con ogni probabilità, la riforma entrerà in vigore dal 1° gennaio 2018. In teoria, le istruttorie già partite dovrebbero seguire le vecchie norme. Ma io, che devo occuparmi del rinnovo di un dazio in scadenza a marzo 2019 e che intendo iniziare la procedura a dicembre 2017, dubito che Bruxelles non si conformi alle nuove norme che lei stessa ha voluto. Temo, quindi, che se l’Esecutivo comunitario non darà tempi certi di implementazione, questo potrebbe creare preoccupazioni nei settori manifatturieri interessati».

Tra questi potrebbe esserci i fogli di alluminio in piccoli rotoli (il cui dazio scade a metà marzo 2018) e le biciclette, alla cui associazione europea dei produttori (Ebma), ieri, la Commissione ha inviato l’avviso di scadenza del dazio (giugno 2018) e sollecitato la richiesta di revisione.

«Ci stiamo già muovendo – ha spiegato il segretario generale di Ebma, Moreno Fioravanti –. Il nostro è un settore strategico anche per la Cina, perchè può creare posti di lavoro nella meccanica di precisione. Grazie al rinnovo dell’antidumping e a sinora 7 procedimenti anticircumvention in 3 anni (contro Indonesia, Malesia, Cambogia, Filippine, Pakistan, Sri Lanka e Tunisia che triangolavano “Made in China” nella Ue ), dal 2010 abbiamo recuperato alla produzione europea oltre 2 milioni di cicli e sviluppato 1 milione di bici a pedalata assistita. Anche grazie agli investimenti in innovazione che la tenuta dei fatturati, grazie ai dazi antidumping, ci ha consentito di fare».

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