Economia

Starbucks a Milano: “Questa è la nostra location più…

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L’INTERVISTA AL PRESIDENTE EMEA

Starbucks a Milano: “Questa è la nostra location più bella”

L’enorme impianto di torrefazione che accoglie i clienti all’ingresso della Starbucks Reserve Roastery di Milano – che apre venerdì al pubblico dopo mesi di attesa e indiscrezioni – richiama l’atmosfera un po’ magica della Fabbrica di cioccolato, con i colori vivaci e i tubi in rame che corrono lungo il soffitto per portare il caffè appena torrefatto direttamente nei silos dei vari bar collocati all’interno della caffetteria. Tutto del resto, nel progetto del primo punto vendita Starbucks in Italia, è stato pensato per far vivere ai clienti una «esperienza multisensoriale del caffè, che sia anche un percorso di scoperta e conoscenza», come spiega il fondatore della multinazionale americana, Howard Schultz, che proprio per le vie di Milano, 35 anni fa, ebbe l’ispirazione di dare vita a un’impresa che oggi conta 28mila punti vendita in 77 Paesi del mondo.

Starbucks a Milano, il video

L’italia è il 78esimo: «Un cerchio che si chiude», dice Schultz. Ma anche la sfida più difficile. «Non vogliamo insegnare niente a nessuno – ha detto il chairman emerito presentando lo spazio di 2.300 metri quadrati realizzato all’interno dello storico palazzo che un tempo ospitava le Poste, in Piazza Cordusio –. Abbiamo grande rispetto per la cultura italiana del caffè e sappiamo bene che non è scontato avere anche qui il successo che Starbucks ha avuto nel mondo. Quello che vorremmo fare è condividere con voi la nostra interpretazione del caffè, offrendo un’esperienza che racchiude il meglio di Starbucks». Un compito affidato ai quasi 300 dipendenti del punto vendita, selezionati tra oltre 5mila candidati.

10 cose da sapere sul primo Starbucks in Italia

Per lo sbarco a Milano la multinazionale ha scelto il modello della Roastery, il format «premium» del gruppo, di cui oggi esistono soltanto altri due esempi, a Seattle e a Shanghai. Ma non solo: «Questa è la nostra location più bella, è davvero speciale, con alcune innovazioni pensate esclusivamente per l’Italia», precisa il presidente Emea di Starbucks, Martin Brok. A cominciare dal design e dall’arredo dello spazio, progettato dal team della chief design officer di Starbucks, Liz Muller, in collaborazione con 280 artigiani italiani che hanno realizzato tutto: la tostatrice Scolari, cuore pulsante della Roastery, le luci, i banconi in legno e marmo toscano, che richiamano i colori e i materiali del Duomo o gli effetti di illuminazione del Castello Sforzesco nelle ore notturne. Ma anche gli arredi, i pavimenti, anch’essi in marmo, i vetri di Murano. E non potevano mancare, come colonna sonora, le note della musica lirica italiana.

Tutta italiana è poi l’idea dell’«Arriviamo Bar», situato nel mezzanino, pensato per l’aperitivo ma dove, ovviamente, si può bere anche solo il caffè o mangiare qualcosa. Il cibo (dai classici Muffins alla caprese, dai dolci alle insalate di farro) è tutto prodotto da Princi, con cui Starbucks da due anni ha un accordo di collaborazione e che nella Roastery milanese ha un bancone dedicato,a sinistra dell’ingresso. La lista dei caffè e dei cocktail prevede 115 bevande (manca il formato “Venti”, il piu grande) ottenute con diversi metodi di torrefazione , di cui molte inedite, come il Piemontese o il Brera, ma anche il Nitro affogato, che combina caffè e un gelato creato in collaborazione con un artigiano torinese. L’offerta, ricorda Brok, è premium, con chicchi provenienti da coltivazioni etiche di 30 diversi Paesi. Per questo, oltre che per l’unicità della location, anche i prezzi sono «premium»: 1,80 euro per una tazzina d’espresso e 4,50 euro per il cappuccino, solo per fare due esempi. Una brioche costa 2,20 euro, mentre per un muffin servono 4 euro. Un trancio di pizza Margherita viene 5,50 euro, un’insalata Caprese 12 euro.

La carica degli Starbucks italiani

Entro l’anno apriranno altri quattro punti vendita, sempre a Milano ma questa volta con il tradizionale format di Starbucks. Sono affidati in licenza al gruppo Percassi, a differenza della Roastery che è gestita direttamente da Starbucks, secondo uno schema tipico della multinazionale, che nel mondo gestisce direttamente circa il 50% dei punti vendita, mentre la restante metà è affidata a partner licenziatari. Brok non svela la location dei nuovi store milanesi, per i quali sono però già iniziate le selezioni dei candidati da parte di Percassi: ognuno occuperà circa 25 persone.

E dopo Milano? Anche in questo caso, i manager del gruppo non confermano i rumors che parlavano di città turistiche come Roma, Venezia, Firenze ma, spiega il general manager della Roastery milanese Giampaolo Grossi, «andando avanti valuteremo il percorso da seguire».

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