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Wall Street si affida all’economia e alla Fed di Yellen e Fischer

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l’incertezza americana

Wall Street si affida all’economia e alla Fed di Yellen e Fischer

Janet Yellen, presidente della Fed (Reuters)
Janet Yellen, presidente della Fed (Reuters)

New York - Wall Street ritrova smalto e dimentica le paure di correzioni al ribasso? Una seduta al rialzo - trainata dal +0,7% del Dow Jones che ha interrotto una serie di otto giornate negative - non fa certo primavera. Ma mostra dove la Borsa americana abbia al momento gettato le sue ancore di salvezza, che potrebbero aiutarla a reggere alle tempeste: nel porto della “saggezza” della Federal Reserve e della “buona salute” dei dati economici.

Entrambe - la salute e la saggezza - hanno dato prova di sé nelle ultime ore: dal pilastro dei consumi, che rappresentano il 70% dell’attività economica americana, è arrivato l’indice della fiducia del Conference Board, salito ai massimi da sedici anni. Coadiuvato, nel settore immobiliare, dall’indicatore Case-Shiller che ha visto in gennaio prezzi delle abitazioni mettere a segno gli aumenti migliori in due anni.

«La progressione giusta»
Sono però state soprattutto le parole caute sulle svolte di politica monetaria del Presidente della FedJanet Yellen e del suo vice Stanley Fischer a temperare i rischi insiti negli eccessi delle scommesse e nelle uscite assai più controverse e scomposte di un altro presidente, quello insediato alla Casa Bianca. Wall Street ha sicuramente di che temere vista la corsa dei mesi scorsi: dall’8 novembre, Dow e Nasdaq hanno quadagnato oltre il 12% e l’S&P 500 oltre il 9 per cento.
Fischer ha detto apertamente di ritenere che altre due strette di politica monetaria «sembrano la progressione giusta». Segno, cioè, che la Fed ha bisogno oggi di ben maggiori sicurezze per accelerare la sua manovra restrittiva sui tassi di interesse e che rimane in carreggiata, come anticipato, per un totale di tre interventi nel 2017 compreso quello già deciso a metà marzo. Fischer ha anche criticato il protezionismo, di cui è invece accusato Trump. E affermato che sulla politica economica della Casa Bianca e del Congresso bisognerà «aspettare per vedere» che cosa davvero accadrà.

Yellen è stata più delicata ma non meno prudente. «Se l’economia sta recuperando e il mercato del lavoro è migliorato significativamente dalla recessione, rimangono tuttora sacche persistenti di elevata disoccupazione e altre sfide», ha dichiarato. Tra queste ultime la necessità di sviluppare e sostenere una forza lavoro in grado di affrontare «i grandi cambiamenti degli anni recenti, provocati dalla concorrenza globale e dall’avanzamento tecnologico». Non esattamente, anche qui, il piano messo in campo finora da Trump, che ieri ha semmai invocato la riscossa delle miniere di carbone e nella sua proposta di budget taglia i programmi di riqualificazione di giovani e anziani.

C’è chi - JP Morgan - ha visto nel recupero di ieri della Borsa un nuovo sospiro di sollievo davanti alle intenzioni mostrate ancora una volta dalla politica, dalla Casa Bianca, questa volta di spostare la rotta dai fallimenti sulla sanità a temi più cari alle aziende e a Wall Street dove si augurano esistano maggiori chance di compromessi, quali tasse, deregulation e infrastrutture. E un analista - Nicholas Colas, chief market strategist di Convergex - ha esplicitamente commentato che il mercato, a caccia di scommesse, ha in questi mesi deciso di cambiare cavallo, di passare dal «trade» sull’Eroe-Fed al «trade» sull’Eroe-presidente. Forse però il mercato, come tutti, ha bisogno di meno eroi che lo tengano in ostaggio e più leader con il comune coraggio di fare i conti con la realtà armati di strategie credibili. Yellen e Fischer oggi indossano questi panni meglio di Trump.

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