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Il Venezuela incontra i creditori per tentare di evitare il default

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la crisi del paese sudamericano

Il Venezuela incontra i creditori per tentare di evitare il default

Default sì, default no. Il Venezuela vive una crisi politica ad alta risonanza e una finanziaria a bassa intensità.

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha dichiarato che il suo Paese non dichiarerà «mai» il default sul debito estero. E ha aggiunto: « Sono state fatte speculazioni sul Venezuela, che avrebbe dichiarato il default. Mai!».

Poi, in un intervento di televisivo, domenica, ha aggiunto. «Ora la nostra strategia è quella di rinegoziare e rifinanziare l'intero debito».
Tuttavia nei giorni scorsi alcuni media hanno rilanciato la notizia di un default già avvenuto: l'azienda elettrica pubblica del Venezuela, Corporazione Elettrica Nazionale (Corpoelec), sarebbe entrata in default, due giorni fa, sabato 10 novembre, non avendo effettuato il pagamento di 28 milioni di dollari di interessi su un titolo a scadenza 2018 alla scadenza prevista. Lo ha annunciato il Wilmington Trust, agente fiduciario (trustee) del bond Elecar 18, di 350 milioni di dollari.

Una vicenda controversa, quindi. Il default è stato smentito dal governo venezuelano di Palacio Miraflores, a Caracas. L'unica certezza è la tensione ormai fuori controllo tra il governo e i mercati finanziari internazionali che scommettono su un default di Caracas. Peraltro, la gravità della crisi interna venezuelana è fuori discussione: l'inflazione, oscilla, a seconda delle rilevazioni, tra il 700% e il 1100% annuo. E il Pil è in caduta libera da molti anni, con una vera e propria crisi alimentare in corso.

Ad avvalorare la tesi di una volontà deliberata di fare scivolare il Venezuela in default per incassare i Credit default swaps, (una sorta di assicurazione sul default) è Enzo Farulla, analista, già Raymond James, ed esperto di Paesi latinoamericani: « Non si spiega altrimenti il “rischio Paese” che le agenzie di rating hanno fatto schizzare, da mesi, a quota 4000 per il Venezuela, che non è in default. Mentre altri Paesi, tecnicamente in default, come Ecuador e Ucraina, veleggiano attorno a quota 500-600».

Intanto stasera è in programma un incontro importante, quello con i creditori, dopo che Maduro ha annunciato che intende procedere a «un rifinanziamento, una ristrutturazione del debito estero e di tutti i pagamenti che deve effettuare il Venezuela». Il governo venezuelano ha convocato una riunione dei possessori di titoli dello Stato e dell'azienda petrolifera pubblica Pdvsa per Caracas, per discutere sulla situazione dei bond per circa 60 miliardi di dollari in mano ai privati.

Il Dipartimento del Tesoro americano ha avvertito che le negoziazioni previste sul debito estero venezuelano potrebbero risultare «problematiche», giacché Maduro ha incaricato il suo vice, Tareck El Aissami, di occuparsi della trattativa. El Aissami è sulla “lista nera” del governo degli Stati Uniti per presunti legami con il narcotraffico. Così come anche Simon Zerpa, segretario all'Economia del Venezuela e responsabile delle finanze della Pdvsa, sospettato di corruzione.

Secondo fonti ufficiose, il governo venezuelano ha assicurato che nessuno dei suoi dirigenti compresi nella “lista nera” di Washington parteciperà alla riunione di lunedì. Tuttavia Kaan Nazli, un economista specializzato in mercati emergenti della Neuberger Berman, ha dichiarato che «non risulta chiaro quale sarebbero i termini di una eventuale proposta, e poi in questo caso si sono tanti ostacoli che non si sono mai visti altre ristrutturazioni». Altre fonti rivelano però il numero legale di investitori americani (75%) presenzierà all'incontro di oggi. Pecunia non olet.

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