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Dazi Usa sull’auto tedesca? Perché sono un boomerang

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la produzione negli stati uniti supera l’export

Dazi Usa sull’auto tedesca? Perché sono un boomerang

Quando Donald Trump, in un comizio in Pennsylvania la scorsa domenica, ha tuonato lanciando fulmini e saette contro due colossi tedeschi nominandoli, «Mercedes Benz e Bmw», e minacciando dazi più alti per le automobili «che sono il vero problema», la Germania ha tremato. E per le case automobilistiche tedesche si è aperto un nuovo fronte di instabilità, potenzialmente dirompente come il Dieselgate: la stampa tedesca non ha tardato a definire le mosse di Trump sui dazi un attacco diretto alla Germania.

Se è vero che una guerra commerciale dazi-contro-dazi (Europa 10%, Usa 2,5% ora sulle auto) avrebbe solo perdenti e nessun vincitore, di sicuro le case automobilistiche tedesche sarebbero doppiamente colpite, e forse per questo doppiamente perdenti, come esportatrici di auto e componentistica verso gli Usa ma anche nell’export dei veicoli prodotti nei loro impianti negli Usa, nel caso Cina ed Europa decidessero di alzare per ritorsione i loro dazi. Il settore automotive tedesco nel 2017 ha esportato 494.000 veicoli negli Usa (25% in meno rispetto al 2013) contro gli 804.000 prodotti negli Usa (+180 mila rispetto al 2013). Il rapporto a grandi linee è ora questo: un quarto delle auto tedesche esportate nel mondo proviene dagli Usa contro una quota dell’8% delle vendite di auto tedesche sul totale del mercato americano. Gli Usa pesano tre volte tanto rispetto a quanto la Germania non pesi negli Usa.

La Vda, l’associazione che rappresenta gli interessi dell'industria automobilistica tedesca, ci tiene a precisare che il 40% dei marchi tedeschi prodotti negli Usa è venduto negli Usa, il resto è esportato. Nel 2010, la situazione era all’opposto: erano più le auto tedesche vendute negli Usa che quelle prodotte negli Stati Uniti. E ora l’industria automobilistica tedesca dà lavoro negli Usa a 36.500 addetti diretti mentre altri 80mila hanno lavoro grazie a indotto e fornitori. Eric Heymann, analista per il settore auto di Deutsche bank, spiega al Sole24Ore un altro tassello di questo complesso mosaico: le case automobilistiche tedesche esportano quanto prodotto negli Usa ma lo vendono anche agli americani, mentre Ford e GM producono auto in Europa ma solo per una quota estremamente ridotta esportano quei prodotti negli Usa, perché sono mirati agli europei.

È poi anche una questione di singolo prodotto e singolo marchio. La Volkswagen vende 1 prodotto su 4 negli Usa. La Bmw produce la serie 7 e la serie 5 in Germania, ma le Suv serie X vengono prodotte nel suo impianto in Spartanburg, Sud Carolina, per circa 400mila unità all’anno. La Bmw ha però anche in programma un nuovo impianto nel Messico nel 2019 e questa prospettiva avrà attirato le ire di Trump. Angela Merkel, nella sua prima visita alla Casa Bianca per incontrare il nuovo presidente nel marzo del 2017, si fece accompagnare dal ceo della Bmw Harald Krüger: le minacce di Trump contro l’industria tedesca risalgono infatti alla campagna elettorale. Un attacco che i tedeschi non capiscono proprio in virtù di quanto fatto negli Usa. Nel 2017 Daimler ha prodotto 280.000 auto negli Usa. Il suo primo impianto estero è in Cina ma il secondo in Alabama con oltre 23mila dipendenti, sottolinea la Faz che considera l’attacco di Trump contro «un pilastro del successo economico della Germania dal Dopoguerra».

Gli Stati Uniti sono il primo partner commerciale per le esportazioni tedesche, con un volume che nel 2017 ha toccato quota 112 miliardi. Ma gli Usa sono anche il primo mercato nell’export di automobili tedesche e prodotti automotive, con una quota del 12,2% nel 2017 contro il 10,6% del Regno Unito e il 9,2% della Cina. L’anno scorso le case automobilistiche tedesche hanno esportato negli Usa automobili e prodotti collegati per 28,6 miliardi di euro contro i 19 miliardi del 2008: in dieci anni il business è cresciuto di 10 miliardi.

Ora è presto per quantificare i danni, Trump è fermo alle minacce e sta per partire una fase di negoziato con l’Europa. «Non sappiamo ancora se ci saranno nuovi dazi dagli Usa e come saranno applicati. È chiaro che un commercio con dazi più alti o altri tipi di barriere colpirebbe tutti negativamente, produttori e consumatori – ha detto Eric Heymann -. E l’industria automobilistica sarebbe danneggiata in vari modi: non dimentichiamo che delle aziende tedesche producono motori e cambi in Europa, li spediscono negli Usa e poi li esportano dagli Usa come parte delle auto: questo scatenerebbe un effetto moltiplicatore».

Il Pil tedesco e la Borsa tedesca stanno a guardare: nella speranza che quando questo polverone si diraderà, resteranno tanti slogan ma nessuna guerra sui dazi: l’industria manifatturiera tedesca resta trainata dal settore automobilistico che, aggiunto il suo enorme indotto, ne rappresenta una quota pari al 20 per cento.

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