NEW YORK - L'ala moderata ed esperta dell'amministrazione Trump si assottiglia ancora. È questo il messaggio del nuovo, ultimo e improvviso rimpasto annunciato con l'uscita di scena del Segretario di Stato Rex Tillerson - a lungo oggetto di indiscrezioni ma finora sempre rinviata - e della sua sostituzione con l'attuale capo della Cia e uomo vicino a Trump, Mike Pompeo. Una svolta che rischia di lasciare sotto shock e preoccupati, in cerca di una bussola sulle strategie di Washington, i governi di Paesi alleati e di quelli rivali.
Annuncio via Twitter
Il segno del terremoto continuo dentro l'esecutivo americano, che si è tradotto in battaglie intestine su temi scottanti che vanno dal razzismo ai dazi commerciali, dalla politica domestica a quella internazionale, è tutto nelle modalità dell'annuncio. Lo ha dato Trump, a sorpresa, in un tweet mattiniero: «Mike Pompeo, direttore della Cia, diventerà il nuovo Segretario di Stato. Farà un lavoro fantastico! Grazie a Rex Tillerson per il suo servizio! Gina Haspel diventerà il nuovo Direttore della Cia e la prima donna a essere scelta. Congratulazioni a tutti!».
Mike Pompeo, Director of the CIA, will become our new Secretary of State. He will do a fantastic job! Thank you to… https://twitter.com/i/web/status/973540907910946817
– Donald J. Trump(realDonaldTranp)
Mancanza di comunicazione
Al netto dei punti esclamativi - e delle auto-congratulazioni per la prima donna al comando dei servizi segreti, la realtà è che a Tillerson il Presidente, con il suo laconico commento su quanto il ministro ha fatto, ha mostrato senza complimenti l'uscita di servizio. La realtà, emersa subito dopo, è che Tillerson non ha neppure parlato con Trump al ritorno dal suo viaggio all'estero, ultima tappa l'Africa, dal quale era tornato anticipatamente per fare i conti con un'agenda teoricamente fitta, tanto più dopo che Trump aveva annunciato a sorpresa - anche dello stesso Tillerson - un rischioso summit con il leader nordcoreano Kim Jong Un. La realtà è che Tillerson non ha alcuna idea del perché sia stato licenziato adesso. Con Rex Tillerson «non ci trovavamo d'accordo su alcune cose. Sull'accordo iraniano», ha precisato Trump «non la
pensiamo allo stesso modo».
Le divergenze con Tillerson
I retroscena mettono in chiaro le sue differenze, aumentate nel tempo, con Trump sulla politica estera che rendevano gli equilibri eternamente instabili. Tillerson, nonostante la sua esperienza globale conquistata sul campo quale Ceo di Exxon Mobil per molti anni, si era prestato a tagliare brutalmente il Dipartimento di Stato, a lasciarlo semivuoto in omaggio al malcelato disprezzo che il presidente ha mostrato per molti diplomatici di carriera considerati spesso alla stregua di un covo di cospiratori contro di lui, contro i suoi slogan di America First e la sua politica estera dell'improvvisazione e dell'unilateralismo.
Ma le divergenze erano esplose su temi quali il ritiro americano dall'accordo Onu di Parigi sul cambiamento climatico, sulla bontà dell'intesa nucleare con l'Iran, sui rapporti con la Nato, sulla gestione delle dispute tra Paesi del Golfo Persico in Medio Oriente e infine sulla gestione della crisi atomica con la Corea del Nord. E le polemiche avevano assunto anche natura personale e di carattere: Tillerson avrebbe definito Trump un «idiota» l'anno scorso durante meeting con collaboratori ed era stato sull'orlo delle dimissioni più volte, persuaso a rimanere almeno temporaneamente dal vice-presidente Mike Pence. In ottobre aveva smentito di voler lasciare entro fine anno, per essere sostituito proprio da Pompeo.
Le dimissioni di Cohn
Altrettanto chiaro è il clima di incertezza che tuttora vige sulle strategie dell'amministrazione al cospetto di nodi delicati e i colpi sofferti dall'ala moderata dentro la Casa Bianca, con il presidente che appare intenzionato a circondarsi nel suo secondo anno anzitutto di esponenti che considera più fedeli. Sono soltanto di pochi giorni or sono le dimissioni del capo-consigliere economico Gary Cohn, in rotta con la decisione di Trump di far scattare dazi su acciaio e alluminio contro il resto del mondo oltretutto in una maniera caotica e impreparata che rischia di innescare guerre commerciali. Cohn aveva guidato la battaglia perduta contro i dazi e contro l'ala protezionista di Wilbur Ross e Peter Navarro.
Decisione personale di Trump
La campana è così suonata anche per Tillerson vista la reciproca insofferenza con Trump. Tanto che il presidente ha detto di aver preso la decisione, come spesso vanta, da solo. «Il presidente vuole assicurarsi che la transizione avvenga prima delle conversazioni sulla Corea del Nord e mentre le decisioni sul commercio stanno entrando in vigore», ha poi fatto sapere un alto funzionario. Quanto queste tematiche saranno nel prossimo futuro in mani esperte e sicure rimane però l'interrogativo drammaticamente sollevato da questa amministrazione e dai suoi comportamenti, dai suoi continui cambi di marcia - politici e di personale.
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