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Questo articolo è stato pubblicato il 25 agosto 2014 alle ore 14:32.
L'ultima modifica è del 25 agosto 2014 alle ore 17:36.

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II ministro degli Esteri siriano Walid al Muallim (Reuters)II ministro degli Esteri siriano Walid al Muallim (Reuters)

La Siria sarebbe d'accordo con azioni militari «anche della Gran Bretagna e degli Usa» sul proprio territorio contro i terroristi dell'Isis, lo Stato Islamico che ora ha abbreviato la sua sigla in IS, Stato Islamico, ma solo se vi è un «un pieno coordinamento con il governo siriano», dice oggi il ministro degli Esteri Walid al Muallim. Il ministro degli Esteri siriano fa parte di un governo- regime che solo il settembre scorso ha rischiato di essere travolto dai raid americani minacciati e poi non realizzati dall'amministrazione Obama: oggi, a un anno di distanza, Muallim non solo apre a una collaborazione con l'America accreditandosi come partner rispettabile dell'Occidente, ma dice la sua sul fallito blitz delle forze speciali Usa per liberare il giornalista americano James Foley, poi decapitato barbaramente dall'Isis: «Vi assicuro che se ci fosse stato un coordinamento tra gli Usa e il governo siriano, l'operazione non sarebbe fallita».

Il necessario coordinamento con il governo siriano chiesto da Damasco è ribadito dal ministro degli esteri Lavrov che in mattinata da Mosca avverte: va bene i bombardamenti americani sull'Isis/Is ma solo se vi è l'accordo con il «governo legittimo» cioè con Assad.

L'Isis è sotto accusa anche all'Onu. L'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay ha accusato il gruppo fondamentalista - da cui perfino un altro gruppo fondamentalista dell'area, i siriani di al Nusra, prende le distanze liberando ieri sera il suo ostaggio americano, il giornalista Peter Theo Curtis - di essere responsabile di una «pulizia etnica e religiosa» in Iraq ed chiede di giudicare i responsabili di eventuali crimini contro l'umanità. «Gravi e orribili violazioni dei diritti umani sono compiute ogni giorno».

Il Qatar prende le distanze
«Il Qatar non sostiene in alcun modo gruppi di estremisti», «non finanziamo né lo Stato islamico (Isis) né altri gruppi di estremisti»: lo scrive il ministro degli Esteri dell'emirato mediorientale, Chaled al Attijah, in un intervento sul quotidiano tedesco Handelsblatt. Il Qatar chiede anzi una risposta decisa alle milizie islamiste, di cui rifiuta visione, metodi violenti e obiettivi. «Attraverso un'azione decisa e condivisa dobbiamo mettere fine alla violenza settaria in Iraq e in Siria» ha scritto ancora il ministro.

Ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva dichiarato di non essere a conoscenza di finanziamenti diretti al terrorismo dell'Isis da parte dell'emirato. Pochi giorni prima il suo ministro della Cooperazione, Gerd Mueller, aveva evocato il nome del Qatar rispondendo a una domanda sugli ingenti mezzi finanziari a disposizione dei terroristi, costringendo Berlino a un chiarimento diplomatico attraverso l'ambasciatore a Doha.

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