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Questo articolo è stato pubblicato il 31 dicembre 2014 alle ore 20:04.
L'ultima modifica è del 31 dicembre 2014 alle ore 21:53.

«Non cedere alla sfiducia in tutta la politica»
Le parole d'ordine, per quello che dopo nove anni sul Colle è dunque l'ultimo discorso di fine anno di Giorgio Napolitano, sono fiducia e coraggio, parole di incoraggiamento rivolte soprattutto ai cittadini italiani, con toni che si preannunciano sobriamente ottimistiche per la stagione di riforme avviata dal premier Renzi: alla politica, il capo dello Stato ha già espresso le sue priorità e raccomandazioni nelle ultime settimane. «Non bisogna cedere alla sfiducia in tutta la politica», raccomanda Napolitano agli italiani, anche se, ammette, «tutti gli interventi pubblici messi in atto in Italia negli ultimi anni stentano a produrre effetti decisivi, che allevino il peso delle ristrettezze e delle nuove povertà per un così gran numero di famiglie e si traducano in prospettive di occupazione per masse di giovani tenuti fuori o ai margini del mercato del lavoro».
«Ritrovare le fonti della coesione nazionale»
«Guardando ai tratti piu' negativi di questo quadro, e vedendo come esso si leghi a debolezze e distorsioni antiche della nostra struttura economico-sociale e del nostro Stato, si può essere presi da un senso di sgomento al pensiero dei cambiamenti che sarebbero necessari per aprirci un futuro migliore, e si può cedere al tempo stesso alla sfiducia nella politica, bollandola in modo indiscriminato come inadeguata, inetta, degenerata in particolarismi di potere e di privilegio», ha aggiunto Napolitano. Ma «non puo', non deve essere questo l'atteggiamento diffuso nella nostra comunità nazionale. Occorre ritrovare le fonti della coesione, della forza, della volontà collettiva che ci hanno permesso di superare le prove piu' dure in vista della formazione del nostro Stato nazionale unitario e poi del superamento delle sue crisi piu' acute e drammatiche».
«Fatto del mio meglio per rafforzare l’unità nazionale»
L’appello del capo dello Stato, nel corso del suo discorso, è a «bonificare il sottosuolo marcio e corrosivo della nostra società. E bisogna farlo insieme, società civile, Stato, forze politiche senza eccezione alcuna. Solo riacquisendo intangibili valori morali la politica potrà riguadagnare e vedere riconosciuta la sua funzione decisiva». Da parte sua, Napolitano ribadisce con forza di aver «fatto del mio meglio» per rafforzare «l'unità nazionale», chiedendo a tutti gli italiani ad «essere in sintonia con l'imperativo dell'unità nazionale». Poi ricorda che solo «diffonderanno il senso di responsabilità, il senso della legge, della Costituzione, in una parola il senso della Nazione» si potrà «creare quel clima che animò la ricostruzione postbellica», la stagione d’oro dell’Italia moderna.
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