
«Confindustria ha sempre condiviso la necessità di introdurre nel codice penale i delitti ambientali e di inasprire le sanzioni per contrastare il dilagante fenomeno delle ecomafie». Ma il disegno di legge appena approvato dal Senato «presenta alcuni elementi di criticità». Il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, li ha elencati nel corso del convegno “Delitti contro l’ambiente. Prospettive di una riforma attesa”, promosso oggi presso la sala Zuccari del Senato dalla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. E ha avvertito: «Senza modifiche un provvedimento di altro valore etico e sociale rischia di produrre effetti punitivi non voluti da nessuno, che finiranno solo per scoraggiare nuovi investimenti nel nostro Paese».
Rivedere la norma sul ravvedimento operoso
Il primo aspetto da rivedere, per Panucci, riguarda il ravvedimento: «La norma non prevede, sorprendentemente, alcuna distinzione tra dolo e colpa». È prevista dunque la stessa pena per il reato commesso dalle ecomafie e per quello che deriva da un incidente non voluto. Non solo: il ravvedimento è ammissibile soltanto se le bonifiche vengono realizzate entro l’inizio del dibattimento di primo grado. «Prospettiva irrealistica», ha osservato Panucci, perché i tempi dei procedimenti amministrativi di bonifica e dei relativi interventi sono molto più lunghi (le bonifiche in situ richiedono in media circa 7 anni). Terzo neo: il ravvedimento operoso non esclude sequestri e misure interdittive «che potrebbero rappresentare un ostacolo alle opere di tempestivo risanamento perché non contempla la non punibilità in caso di inquinamento colposo».
Se c’è colpa e non dolo serve meccanismo diverso
Confindustria continuerà dunque a insistere perché alla Camera sia introdotto «un efficace meccanismo di ravvedimento operoso per i casi di inquinamento colposo», ha fatto sapere Panucci. «Siamo convinti - ha spiegato - che ai fini di una migliore tutela ambientale sarebbe opportuno prevedere per coloro che si attivano tempestivamente per eliminare le conseguenze del reato non la pena detentiva ma altre forme di sanzione, come ad esempio quella pecuniaria».
Air gun: a rischio investimenti da 10 miliardi
Altro punto dolente del ddl, per Panucci, è la criminalizzazione dell’uso dell’air gun, «tecnologia universalmente utilizzata per la ricerca scientifica e per i rilievi di giacimenti nel sottosuolo marino». Se approvata, avverte Confindustria, la norma «rischia di determinare la chiusura delle attività upstream a mare», facendo saltare investimenti previsti o già partiti in impianti o servizi per oltre 10 miliardi» oltre a tagliare numerosi filoni di ricerca.
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