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Terremoto, Pinotti: soldati al lavoro sono eredi della meglio…

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intervista

Terremoto, Pinotti: soldati al lavoro sono eredi della meglio gioventù

In Italia stanno lavorando per i terremotati, eredi di quegli “angeli del fango” dell'alluvione di Firenze del '66. Con “Strade sicure” combattono il rischio terrorismo ma anche la criminalità comune.

In Iraq non partecipano ai raid aerei ma hanno finora addestrato circa 14mila militari che stanno liberando Mosul dall’Isis per poi passare a Raqqa, la “centrale del terrore” degli attentati in Europa. In Libia hanno creato un ospedale con 50 posti letto e, con la missione Sophia, stanno formando la nuova Guardia costiera antiscafisti. E con la Nato, ad Est, difendono l’Europa dalle tentazioni egemoniche di Mosca. Sono militari sempre più integrati nella società civile quelli che il ministro della Difesa Roberta Pinotti presenta nel giorno della Festa delle Forze armate.

Ministro Pinotti, l’Italia - hanno detto ieri a Firenze il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi - ha dentro di sé tutte le risorse necessarie per uscire dalle difficoltà: 50 anni fa con l’alluvione oggi per il terremoto. Possiamo dire che i militari che lavorano insieme alla Protezione civile a Norcia e Amatrice sono gli eredi di quella “meglio gioventù”, gli Angeli del fango del 66?

A Firenze avevamo una meglio gioventù molto mista fatta di militari di leva ma anche volontari e giovani che da tutta Italia per la prima volta provarono un’esperienza di volontariato civico quasi commovente per la drammaticità di quei giorni. La stessa “meglio gioventù” l’ho rivista nel terremoto di Amatrice quando sono andata per ringraziare i militari e ho trovato tanti giovani che fanno volontariato. È anche questo il senso dello spot realizzato per la Festa delle Forze armate “Noi con voi”. Le forze armate stanno dentro la società anche se hanno una loro peculiarità di cui sono molto orgogliosa: dalle missioni internazionali per le quali abbiamo attestati di gratitudine all’attività interna in funzione antiterrorismo con “Strade sicure” che per esempio, per il Giubileo, ha comportato una riduzione del 30% dei reati a Roma.

Quanti sono i militari impiegati nelle regioni del centro Italia interessate dal terremoto e come sta funzionando il coordinamento con la Protezione civile?

Sono 1300 più 500 che fanno parte del dispositivo “Strade sicure” che saranno impiegati nelle funzioni di sicurezza antisciacallaggio. Con il capo della Protezione civile Curcio abbiamo messo a punto delle modalità di relazione con cui si attua un coordinamento con tutti gli altri organi dello Stato.

Quali settori delle Forze armate sono stati attivati per il terremoto?

Soprattutto il genio militare che riattiva viabilità e costruisce ponti e predisporrà le piattaforme per costruire le casette di legno. In situazioni come queste in cui le persone non vogliono spostarsi dalle loro abitazioni abbiamo attivato anche molte cucine da campo. Ad Amatrice e anche vicino a Norcia abbiamo poi messo in funzione una stazione portatile di controllo del traffico aereo per gestire i voli militari e non.

Fuori dall’Italia la presenza maggiore di militari italiani si concentra oggi in Iraq. Sono addestrati da nostri militari le forze irachene che stanno riconquistando Mosul..

È così. Sono circa 1400 i nostri militari in Iraq. La missione più numerosa non perché ce l’hanno chiesto gli alleati ma per una nostra scelta precisa. La decisione di dare il massimo contributo necessario è stata presa già nel 2014 perché abbiamo considerato l’Isis il principale pericolo per l’Umanità. Nell’ultima riunione ristretta a Parigi tra i Paesi occidentali l’Italia risulta come il Paese che contribuisce maggiormente ai risultati concreti della missione. Anche con gli AMX e i Praedator facciamo un preziosissimo lavoro per l’individuazione degli obiettivi. Tutti ci riconoscono un ruolo guida soprattutto nell’addestramento con risultati eccellenti stando a quanto dicono i generali iracheni e curdi. In due anni abbiamo addestrato i soldati dell’esercito iracheno e i peshmerga curdi, le forze speciali irachene con addestratori dei nostri corpi d’elite e con i Carabinieri più di 5mila forze di polizia. In totale abbiamo “formato” circa 14mila uomini.

Quali sono le ultime notizie da Mosul? Ci sono previsioni sulla possibilità di liberare anche il centro della città?

Tutti i segnali sono positivi. Si temeva una resistenza maggiore mentre l’avanzata è stata più rapida del previsto. Eviterei di fare previsione sui tempi soprattutto perché si tratta di una città dove ci sono molti civili e dove l’Isis cercherà di utilizzare i civili come scudi umani. Ma è importante che si sia registrato un accordo tra esercito iracheno e peshmerga curdi, mentre la coalizione ha gestito le frizioni con la Turchia e le milizie sciite facendo guidare il processo al presidente Hayder al-Abadi che si è mostrato all’altezza della situazione. La riconquista di Mosul sarà un colpo duro per il Califfato che è stato proclamato proprio in una moschea di quella città ma il passo successivo sarà la presa di Raqqa, luogo dal quale sembra siano state programmate e dirette le principali azioni terroristiche in Europa. Con la presa di queste due città potremo dire che il Califfato, ossia un terrorismo che si fa Stato, verrà meno. Ma non verrà meno il terrorismo fondamentalista per cui occorrerà tenere la guardia alta.

Un’area a forte instabilità resta la Libia dalle cui coste partono centinaia di migliaia di migranti.

Per contrastare gli scafisti occorre la collaborazione di tutti i libici. Nel frattempo stiamo addestrando con la missione europea a guida italiana Eunavfor Med-Sophia la nuova Guardia costiera libica. Su richiesta del governo Serraj abbiamo attivato un ospedale da campo a Misurata che è in funzione con 50 posti letto. A Misurata abbiamo 300 uomini: sono 65 tra medici e infermieri, 135 militari addetti alla logistica e 100 della Folgore come Force protection. Abbiamo fornito più di 850 consulenze e curato un centinaio di feriti. Pochi giorni fa il ministro della Sanità libico ha fatto una visita durante la quale si è complimentato e ci ha ringraziati.

Se il Mediterraneo resta un’area a forte instabilità anche la frontiera Est dell’Europa preoccupa la Nato per le ambizioni egemoniche della federazione russa. Sono preoccupazioni condivisibili?

Abbiamo sempre sostenuto una posizione ferma della comunità internazionale nei confronti della Russia. Come Nato abbiamo rassicurato i Paesi baltici e la Polonia che vivono con disagio la politica russa. Al vertice Nato del luglio scorso l’Italia ha dato la disponibilità a fornire il proprio contributo schierando una compagnia (150 uomini). Ma questo non ci impedirà comunque di sostenere e lavorare per il dialogo con il Governo russo specie su diversi scenari di crisi, in particolare nella lotta a Daesh.

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