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MOVIMENTO 5 STELLE

Dal divieto tv all’esordio di Casaleggio jr: lo strano rapporto del M5S con il piccolo schermo

«Ho fatto la tv per quaranta anni, la tv fa male non per quello che viene detto ma per quello che si vede» sentenziò Beppe Grillo a un comizio in una piazza siciliana per spiegare perché gli esponenti del Movimento 5 Stelle da lui fondato non si sarebbero fatti vedere nel piccolo schermo per fare campagna elettorale. Quello con il piccolo schermo resta per i cinque stelle un rapporto «odi et amo». Dal divieto assoluto delle origini che portò all’espulsione del trasgressore (Marino Mastrangeli) alla prime concessioni del 2013 («Purché non siano talk show, andate in tv a spiegare ai cittadini le nostre idee») si arriva all’apertura nel 2014 per le elezioni europee, salvo poi tornare alle “origini” dopo il risultato deludente delle urne. Quindi - e siamo al 2015 - il “liberi tutti” che farà dire a un quasi compiaciuto Luigi Di Maio: «Andiamo in tv in 60 su circa 130».

Davide Casaleggio a La7 per ricordare il padre
Perciò sorprende ma fino a un certo punto la scelta di Davide Casaleggio di presentarsi stasera come ospite a Otto e mezzo su La7, seppur per uno scopo nobile, come ricordato dallo stesso gestore della piattoforma Rosseau in un post sulla pagina Facebook: raccontare «chi era Gianroberto Casaleggio, mio padre», a un anno dalla morte (12 aprile 2016), e presentare la kermesse di sabato a Ivrea (la città dove nel 1980 Casaleggio padre cominciò a lavorare per l’Olivetti), organizzato per ricordare il pensiero del cofondatore del Movimento 5 Stelle, e trattare temi come il «futuro del lavoro, della tecnologia, della scienza, dell’informazione, del potere e dell’uomo».

“Ho fatto la tv per quaranta anni, la tv fa male non per quello che viene detto ma per quello che si vede”

Beppe Grillo  

Dal divieto alle presenze in massa
Le sparate di Grillo contro la televisione nei suoi anni da “politico” sono innumerevoli e alcune sono diventate a loro modo celebri. Come quella confezionata contro una consigliera comunale bolognese del Movimento che si era incautamente permessa di accettare nientemeno l’invito di Ballarò, esempio massimo di quel «pollaio» dal quale Casaleggio senior ordinava ai primordi del Movimento di «stare alla larga».

Una fatwa così violenta da procurare all’ex comico l’accusa di misoginia: «Il punto G - esordiva nel post dell’ottobre 2012 - quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show». Fa impressione, e fu fatto subito notare, pensare non tanto che a pronunciare quelle parole fosse un personaggio dello spettacolo che alla televisione deve molto ma che lo stesso si sarebbe ritrovato un paio di anni più tardi seduto sulle poltroncine di «Porta a porta» intervistato da Bruno Vespa.

L’esordio di Casaleggio junior
Un detto e contraddetto dietro il quale si cela da tempo un punto fermo: la gestione centralizzata delle comparsate tv affidata al capo ufficio stampa Rocco Casalino (ex concorrente della prima edizione del Grande Fratello). È lui, si è scritto, che si sentiva ogni mattina con Gianroberto Casaleggio per ricevere indicazioni. Un ruolo da deus ex machina passato ora al figlio Davide che già prima della morte del “guru” di internet aveva assunto un ruolo sempre più attivo dentro il Movimento.

Laureato alla Bocconi in economia aziendale, 41 anni, scacchista, «esperto di sub quanto di web» e socio di maggioranza della Casaleggio Associati Srl, è sempre stato descritto come schivo e riservato, proprio come il genitore. Quello di stasera non è un esordio assoluto: la sua voce la si sentì, anche se un po’ tremante per l’emozione, lo scorso settembre a Palermo per la manifestazione Italia a Cinque stelle. Anche in quell’occasione parlò del padre: «Non sono qui per sostuire Gianroberto ma a ricordarlo e onorarlo».

“Giornali e tv sono lo strumento del potere ma per fortuna declinano davanti al web”

Gianroberto Casaleggio 

Né si può dire che entrare in uno studio televisivo sia tradirne l’eredità se è vero quello che racconta Alessandro Di Battista nel suo libro A testa in su: e cioè che fu lui a convincere Casaleggio a fare tornare in tv esponenti del Movimento e che Casaleggio stesso si definì, su questo come su altri temi, «una persona capace di cambiare idea». Si potrebbe parlare di un aggiornamento di quell’impostazione anti-catodica che, guardando agli Stati Uniti, faceva dire a Casaleggio senior: «Giornali e tv sono lo strumento del potere ma per fortuna declinano davanti al web». Una profezia che non si è ancora avverata.

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