
Via Cordusio 4, due passi da Piazza Affari a Milano. Sarà evocativo o forse no del principio di vita professionale del giudice Giovanni Falcone secondo il quale per dare la caccia ai mafiosi bisogna seguire il percorso dei soldi, fatto sta che proprio lì la Dia (Direzione investigativa antimafia) ha inaugurato la nuova sede milanese.
Ad aprire i discorsi di pragmatica alle 18, presso la sala comferenze Falcone e Borsellino, il capo centro Piergiorgio Samaja che ha letto il messaggio inviato dal presidente della Commissione parlamentare antimafia. Per Bindi, dopo l'inaugurazione della sede di Brescia, questo è un nuovo traguardo. “Bisogna tenere alta l'attenzione su Milano e sulla Lombardia - ha detto Bindi - quarta regione per insediamento delle mafie nel nostro Paese. Questa sfida non può essere più ignorata. Lo Stato si è attrezzato sempre meglio. Sconfitta la mafia sanguinaria e stragista, ora tocca alla mafia imprenditrice”.
Il direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla, ha ricordato i 25 anni di vita della Direzione investigativa, voluta con la Direzione antimafia per dare una svolta. “La Dia - ha detto - non pretende riserve di competenze ma intende lavorare in squadra. È possibile mettere insieme sinergie di polizia e di intelligence. La mafia oggi privilegia il sistema corruuttivo e la ndrangheta ha saputo sostituire Cosa nostra. La ’ndrangheta ha filiali ovunque e in Lombardia ha 18 locali, vale a dire cellule strutturate con almeno 49 affiliati. Un certo mondo imprenditoriale, professionale e non solo ne ha costituito il capitale sociale. Per questo concordo con il capo della Procura di Milano Francesco Greco che chiede di combattere la corruzione con le stesse modalità della lotta alla mafia” .
Franco Roberti, a capo della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dnaa) ha messo in evidenza lo spirito unitario con la Dia e le direzioni distrettuali. “La funzione assegnata alla Dia presupponeva l’acquisizione delle informazioni da tutte le forze di polizia - ha detto Roberti - ma per molto tempo così non fu. Dopo 25 anni c'è un riconosciuto compimento, anche a livello internazionale”.
Poi Roberti ha spostato l'attenzione alla lotta contro il patrimonio delle mafie. “Bisogna colpire i patrimoni mafiosi anche all'estero, dove abbiamo bisogno di stringere forti relazioni e vanno armonizzate le strategie e le normative almeno europee. Abbiamo però bisogno della rapida attuazione della IV direttiva antimafia prima che sia troppo tardi e arrivi la V e abbiamo bisogno del completamento del codice antimafia anche e soprattutto per quanto riguarda l'agenzia dei beni confiscati” ha concluso Roberti.
Minniti: “Dia e Dna patrimonio per combattere terrorismo islamista”
Il prefetto di Milano Luciana Lamorgese ha sottolineato la capacità della Dia di ridurre a sintesi la lotta alle mafie e ai patrimoni criminali. “Durante l'Expo il lavoro della Dia - ha detto Lamorgese - ha dato i frutti sperati. Proprio con Roberti ci siano incontrati spesso per fare chiarezza interpretativa a interdittiva e informazione antimafia. Questo vuol dire che la nostra attività deve essere esplicitata anche nelle attività commerciali che per loro natura prima non erano soggette a indagini approfondite. Abbiamo coperto una zona grigia. Milano sa che la sfida di oggi impone di guardare e contrastare le mafie capaci di lavorare sottotraccia”.
Il ministro dell Interno Marco Minniti - dopo un siparietto sulla imperiosa massa di capelli di un fotografo che gli chiedeva di alzarsi - ha espresso il suo punto di vista e ha ricordato che il rischio terrorismo è ancora attuale, dopo aver sconfitto il terrorismo interno e la sfida dello stragismo della mafia. “ Queste sfide - ha detto - le abbiamo vinte con le armi della democrazia. In questo momento viviamo altre sfide difficili. Dia e Dnaa oggi permettono di avere un patrimonio investigativo da mettere in campo contro il terrorismo di radice islamica e jadista”.
Poi Minniti è tornato a parlare di mafie Italiane e in particolare di quella calabrese. “La ndrangheta - ha detto Minniti - ha un radicamento locale, fuori dai confini calabresi e in ambito internazionale. Qui a Milano la ndrangheta ha dimostrato che la sua arcaicità è in grado di evolvere in modernità”.
Rispondendo a Roberti, Minniti ha detto che ci sono le condizioni per approvare entro la legislatura il codice antimafia. Al termine del suo intervento Minniti ha spiegato perché non si è alzato: per non offuscare la foto di Falcone e Borsellino alle sue spalle.
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