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Migranti, l’azione “discreta” del Papa che sta alla larga…

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il ruolo di francesco

Migranti, l’azione “discreta” del Papa che sta alla larga dalla politica

E alla fine del viaggio papale in Irlanda spunta il caso politico italiano del momento, i migranti bloccati per giorni sulla nave Diciotti. La chiesa italiana, la Cei presieduta dal cardinale Bassetti, è stata decisiva per la soluzione, e qualcuno ha ipotizzato che sia intervenuto direttamente il Papa, magari dando la disponibilità a ospitare un gruppo in zona extra territoriale.

Bergoglio come altre volte ha fatto, con decisione (sulle unioni civili nel 2016 disse «non mi immischio») e ruvidezza (si ricordi la risposta sulla partecipazione del sindaco Marino alla giornata delle famiglie a Philadelphia) ha tagliato corto: «Non ho messo lo zampino». Senza per questo far finta di cadere dalle nuvole, con tanto di spiegazione dei contatti tra la Cei e il governo. Insomma, ha le cose sotto controllo, ma impone ai suoi di stare alla larga da un interventismo diretto sulle beghe italiane, che è stata poi la sciagura del precedente governo curiale sotto Benedetto XVI. Il messaggio politico semmai è quello del richiamo a una responsabilità condivisa in Europa, ma questa non è una novità. Resta da vedere cosa accadrà al prossimo caso, se cioè la Cei (che per accogliere attinge ai fondi dell'otto per mille, che quindi in buona parte vanno a coprire un interesse generale) o altre strutture vicine alle Chiesa saranno chiamate a intervenire, anche se per il momento pare difficile.

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Le parole sul caso Diciotti chiudono un viaggio che è stato in gran parte dedicato ad affrontare la tragedia della pedofilia che sta travolgendo intere conferenze episcopali. L'ultimo caso è il rapporto del procuratore della Pennsylvania in cui descrive 70 anni di abusi in sei diocesi, violenze di preti su bambini raccapriccianti in molti casi ai limiti del satanismo. Una valanga che sta travolgendo la Chiesa americana. Dopo gli scandali rivelati oltreoceano già agli inizi degli anni 2000 - si ricordi su tutti il caso di Boston descritto da Spotlight - e poi sotto il pontificato di Ratzinger le rivelazioni in Germania, Francia, Australia e soprattutto Irlanda, il Paese più colpito, anche per gli abusi di potere (i collegi di suore Magdalene erano dei veri lager).

Forse proprio perché stava per andare a Dublino Francesco ha scritto il documento al “popolo di Dio”, un fatto senza precedenti dove ha espresso dolore e vergogna, e chiesto perdono. Ancora una volta. Ma nel viaggio è andato oltre: ha parlato di “fallimento dei responsabili” della Chiesa. Questo è oggettivamente un passo avanti: da qualche anno frange delle gerarchi intermedie e un gruppetto di “autonominati” interpreti autentici della vera dottrina tradizionale della Chiesa – ne sono spuntati molti, ultimamente - derubricano sempre quanto viene detto o rivelato sulla pedofilia sia da Benedetto e ora da Francesco, come si tratti di parole fraintese (con Ratzinger) o addirittura eretiche (qualche volta per Bergoglio). Ma ora si parla di «fallimento» e forse dopo il dimissionamento in massa di tutti i vescovi cileni qualcosa di analogo potrebbe accadere altrove. Si vedrà.

In coda al viaggio una spruzzata di veleno da un arcivescovo in pensione, mons. Carlo Maria Viganò, ex nunzio in Usa, nome noto alle cronache per essere stato uno dei più gettonati in Vatileaks-1, quello deflagrato durante il pontificato precedente poi culminato nell'arresto del maggiordomo papale, nel 2012. Ebbene, ora spunta una lettera del prelato in astio con la Curia per averlo mandato prima negli Usa e poi pensione, in cui in sintesi dice che decine e decine di alti vertici della Chiesa da anni erano a conoscenza delle accuse di pedofilia e degli abusi anche su maggiorenni da parte del cardinale americano McCarrick (da tempo anche lui in pensione), a cui Francesco da poco ha tolto il titolo cardinalizio per questi fatti. E poi chiama in causa direttamente Francesco a cui lui nel 2013 avrebbe riferito i fatti e nonostante questo Francesco lo avrebbe lasciato tranquillo. Tanto che alla fine invita il Papa a dimettersi. Accuse violente e in alcuni passaggi per la verità molto circostanziate, ma non sempre coerenti con gli elementi di fatto. Su questo il Papa, sollecitato in aereo, non vuole commentare, e manda un messaggio alla stampa: «Avete capacità giornalistica, giudicate voi stessi». Un fatto è certo: un nuovo capitolo di turbolenze curiali sta facendo capolino.

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