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Pensioni, quota 100 senza penalità per le aziende in crisi

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VERSO LA MANOVRA

Pensioni, quota 100 senza penalità per le aziende in crisi

Assicurare l’uscita anticipata dei lavoratori delle aziende in crisi con lo strumento “quota 100”. Per la platea di occupati tra i 62 e 64 anni, i tecnici del governo stanno studiando come prevedere in manovra un ritiro anticipato, senza penalizzazioni. Il divario rispetto all’assegno pensionistico che il lavoratore avrebbe maturato uscendo con i requisiti per la pensione di vecchiaia potrebbe essere volontariamente colmato dalle aziende che, a fronte di un’incentivazione fiscale, potranno versare i contributi ai fondi interprofessionali per un massimo di 5 anni; si pensa di creare una gestione ad hoc presso Fondimpresa.

I NEGOZIATI IN CORSO AL MISE
La mappa delle crisi aziendali aperte: i settori coinvolti e i lavoratori interessati (Fonte: ministero dello Sviluppo economico)

Dalla manovra ai «tavoli»
Questo strumento sarebbe a disposizione anche delle aziende coinvolte nei 144 tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo, che occupano oltre 189mila lavoratori e spaziano dai servizi (oltre 28mila) alla siderurgia (più di 20mila), dagli elettrodomestici (circa 19mila) all’Ict (circa 14mila) e all’automotive (4-5mila). Sono interessate imprese grandi e piccole, con nomi più o meno conosciuti e vertenze in alcuni casi sostanzialmente chiuse. Tra le altre: Alitalia, Almaviva, Acciai speciali Terni, Bridgestone, Ericsson, Condotte, Embraco, Electrolux, Honeywell, Ilva, Italiaonline, Micron, Nestlé, Piaggio Aero, Sda, Valtur e Whirlpool Indesit. Di questi 144 tavoli, 31 riguardano aziende che in parte o totalmente sono state interessate da cessazione d’attività in Italia per delocalizzare all’estero, con 30mila posti coinvolti. Senza dimenticare i 147 gruppi interessati da procedure di amministrazione straordinaria.

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L’elenco dei verbali del Mise dice che da quando si è insediato il governo Conte, all’inizio di giugno, sono stati una quarantina gli incontri relativi a circa 30 aziende. Si va dai casi di delocalizzazione da contrastare - come Bekaert e Invatec - al recente dossier Iaa (Industria italiana autobus) che il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, punta a sbloccare con il coinvolgimento pubblico, attraverso un investimento diretto di Fs. Il tema è caldo. Da oggi infatti - denunciano i sindacati - scadono gli ammortizzatori sociali, per migliaia di lavoratrici e di lavoratori, in seguito alle norme del Dlgs 148/2015. «In molte aziende - segnalano Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil - verrà superato il limite dei 36 mesi di Cig e CdS a disposizione nel quinquennio». Questa mattina si terrà un presidio dei metalmeccanici davanti al Mise «per chiedere risposte immediate al governo».

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È ancora presto per un confronto con la gestione delle crisi negli ultimi anni. Tra il 2014 e il 2017, l’unità di gestione delle vertenze ha lavorato su 160 casi che hanno interessato complessivamente 617mila lavoratori, di cui 77.125 (il 13%) hanno trovato una nuova occupazione attraverso un processo di reindustrializzazione.
Quante gestioni di crisi aziendali vanno a buon fine? All’inizio del 2018, il precedente governo aveva calcolato che su circa 160 tavoli il 46% riguardava crisi in corso, il 22% casi con conclusione definitiva positiva, il 28% con conclusione positiva in monitoraggio e solo il 3,7% con conclusione negativa.

Le modifiche sulle «crisi complesse»
Oltre alla gestione dei singoli casi aziendali, il Mise insieme a Invitalia si occupa delle 17 aree di “crisi complessa”, dove c’è una grande impresa in crisi con il suo indotto o un intero settore che incide sul territorio (Piombino, Termini Imerese, Taranto solo per citarne alcune). Ci sono a disposizione 690 milioni,ma pesano complicazioni e tempi di soluzione lunghi (in media 10 mesi per far decollare i piani di investimento).

Per accedere ai finanziamenti l’investimento minimo è di 1,5 milioni, spesso per le Pmi difficile da raggiungere. Il governo punta su una semplificazione procedurale, con i «contratti di rete» per consentire anche alle Pmi di raggiungere la soglia minima prevista ed accedere alle agevolazioni.

RETTIFICA
System House non è in crisi aziendale

In riferimento all’articolo «Mappa delle crisi aziendali aperte: i settori coinvolti e i lavoratori interessati» apparso su Il Sole-24 Ore del 24 settembre 2018, in cui tra le crisi aziendali del settore call center si cita anche quella denominata System House; con la presente, non sussistendo la crisi dell’azienda System House, ma piuttosto essendo stata proprio l’azienda System House chiamata a intervenire presso il Mise a salvaguardia dei lavoratori ex Gepin Contact, richiedo tempestiva rettifica delle notizie da voi riportate nel sopracitato articolo. (Avv. Paolo Merenda)

I nomi di aziende riportati nella tabella pubblicata ieri dal Sole 24 Ore fanno parte di un documento del ministero dello Sviluppo economico. In alcuni casi, quando la procedura è ormai in fase conclusiva, viene assegnato al “tavolo” di riferimento il nome della società subentrante e non quella della società rilevata o comunque originaria (C. Fo. e G. Pog.)

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