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Reddito di cittadinanza, no ai centri per l’impiego: così la Lega «riscrive» il progetto M5S

Spostare il baricentro del reddito di cittadinanza dai centri per l’impiego alle imprese. Nella trattativa ancora aperta all’interno della maggioranza per la messa a punto del nuovo strumento di politica attiva e di lotta alla povertà, la Lega rilancia: «Dobbiamo coinvolgere di più il mondo produttivo ed evitare che il sussidio si possa tramutare in una misura assistenziale», incalza il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, consigliere economico del vice premier, Matteo Salvini. La proposta, spiega Siri, «è di erogare il reddito di cittadinanza direttamente all’azienda che si occuperà di formare e riqualificare il disoccupato. Sostanzialmente, l’impresa agirà da “sostituto d’imposta”, versando l’equivalente all’interessato. Che, al termine del periodo di formazione-lavoro, potrà essere assunto dalla stessa impresa, oppure mettersi sul mercato con un bagaglio di competenze aggiornato».

Per Siri – che a Washington ha appena incontrato alla Casa Bianca il consigliere economico di Trump, Larry Kudlow – la proposta «è un’opportunità in più», l’obiettivo è «di rendere più appetibile la misura agli imprenditori e ai cittadini che, soprattutto nel Nord, temono venga incoraggiato l’assistenzialismo». Il fatto è che il dialogo imprese-centri per l’impiego non è mai decollato. I centri pubblici non sono collegati tra loro, né con le altre amministrazioni come Inps, Agenzia delle Entrate, Camere di commercio.

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Il risultato è che i centri per l’impiego possiedono solo una piccola parte delle informazioni sulla carriera formativa e lavorativa di un disoccupato che cerca un posto di lavoro.

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In questo quadro, risulta difficile non solo che dai centri per l’impiego possa arrivare un’offerta di lavoro, ma anche che si possano effettuare controlli sulla reale attivazione da parte del disoccupato. Da queste criticità parte la proposta che la Lega vuole discutere con il vicepremier Luigi Di Maio.

La legge di Bilancio stanzia risorse cospicue al reddito di cittadinanza: 7,1 miliardi annui, inoltre un miliardo l’anno (per due anni) serviranno per potenziare i centri per l’impiego e 900 milioni per la pensione di cittadinanza. Lo strumento, che dovrebbe decollare ad aprile, funziona ad integrazione di altre forme di reddito, fino ad arrivare alla soglia di 780 euro mensili calcolata su un single. L’importo salirebbe in base alla consistenza del nucleo familiare (si sta definendo l’entità). All’azienda che assume un beneficiario del reddito di cittadinanza, verrebbero riconosciute tre mensilità che, ha annunciato il vicepremier Di Maio, salgono a 5/6 in caso di stabilizzazione di una donna.

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