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Di Maio: no sanzioni in prima fase di fattura elettronica obbligatoria

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l’incontro con le imprese

Di Maio: no sanzioni in prima fase di fattura elettronica obbligatoria

Oggi «è partito un nuovo patto fra governo e imprese per abbattere la burocrazia, abbassare il costo del lavoro, investire in innovazione e accelerare esportazioni». Nel tavolo al Mise il vicepremier e ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio vede «un grande momento di confronto e ascolto non estemporaneo». E già giovedì o venerdì si replicherà con un incontro tecnico sulla manovra per passare dalle parole ai «fatti».

Per l’obbligo di fatturazione elettronica in partenza con l’anno nuovo «stiamo vedendo di attenuare gli effetti, non ci saranno sanzioni finché non sarà chiaro il da farsi», anticipa il capo politico pentastellato. Che al contempo rassicura anche sullo sgravio sui contributi Inail («sarò felice entro fine anno di firmare la revisione delle tariffe che abbasserà il costo per le imprese italiane con un risparmio per loro di 1,7 miliardi») , sulla deducibilità al 50% dell'Imu sui capannoni, sulla soppressione del Sistri e sul pagamento del 50% dei debiti Pa verso le imprese entro il 2019.

Confermata anche l'apertura alle aziende sul reddito di cittadinanza. «Il coinvolgimento delle imprese nel reddito di cittadinanza è quello che abbiamo sempre detto: sia per la formazione sia per chi assume dalla platea del reddito ci sono degli sgravi, quando il tutor “navigator” orienterà il percettore del reddito verso la formazione potrà farlo verso centro per l'impiego, agenzia di formazione, sistema di formazione privato o pubblico o impresa. Chi assumerà dal meccanismo del reddito come impresa prenderà il reddito di cittadinanza per cinque mesi se è uomo e per sei mesi se è donna per incentivare l'occupazione femminile». In ogni caso, se dovessero intervenire delle dimissioni volontarie, verrebbe a cadere il reddito che comunque secondo quanto chiarito da Di Maio «arriverà al massimo a fine marzo».

Al tavolo anche Cdp, Invitalia e Ice
Passando alle infrastrutture, spiegano alcune fonti, al di là delle discussioni in corso il ministro ha prefigurato un approccio sistematico con l'istituzione di un piano regolatore con cui pianificare le necessità nazionali per i prossimi anni. Al tavolo si è parlato anche di sburocratizzazione e di far nascere un'agenzia unica che si occupi di internazionalizzazione delle aziende.

In totale sono state 36 le associazioni presenti fra quelle più rappresentative insieme ancora ai vertici di Cassa depositi e prestiti, di Invitalia e di Ice. L'incontro di oggi al Mise e quello con Salvini sono solo «il fischio di inizio» di una partita che si gioca nell'interesse dell'Italia, a giudizio del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. «Oggi abbiamo chiesto di dibattere anche sul futuro del Paese. Sono sei mesi che parliamo solo di quattro cose e cioè pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax per gli autonomi e sicurezza. Oggi, dobbiamo cominciare a capirci su qual è l'idea che abbiamo di Paese e di futuro. Qual è la direzione che vogliamo prendere? Ci auguriamo che sia l'inizio di un mood diverso».

L’appello agli imprenditori
Sabato scorso nella sua lettera aperta agli imprenditori, pubblicata sul Sole 24 Ore, il capo pentastellato invitava a «lavorare assieme» per una nuova stagione di rilancio dell’economia italiana. Una grossa mano sugli investimenti potrà venire proprio da Cdp che «di concerto con il governo, con il suo nuovo piano industriale, ha pronto un vero e proprio bazooka: oltre 200 miliardi di euro di risorse per i prossimi 3 anni per sostenere i piani di rilancio del Paese. Sono soldi che serviranno a rilanciare il tessuto industriale, con una forte attenzione alla crescita e allo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane, cuore pulsante della nostra economia». Inoltre nella lettera veniva anticipata l’intenzione dell’esecutivo di pagare, con un emendamento al Senato alla legge di Bilancio, il 50% dei debiti della Pa con le imprese entro il 2019 in un’operazione pari a circa 30 miliardi.

L'idea di riprendere la concertazione col governo «è positiva, perché per tanto tempo le associazioni sono state viste come il male del Paese. Crediamo che l'intermediazione sia comunque importante. È chiaro però che bisogna parlare della rappresentanza: era un tavolo un po' troppo affollato». Per la vicepresidente di Confcommercio Donatella Prampolini «troppa gente spesso e volentieri significa avere tanti punti di vista e quindi faticare a fare sintesi. Si fa quindi fatica a fare qualcosa che oggettivamente interessi la maggior parte delle imprese». Dopo l'incontro Con Salvini di domenica scorsa «al tavolo c'è un certo imbarazzo, c'è più offerta che richiesta» ha commentato nello stesso senso il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti. «È una cosa buona che ci saranno altri tavoli come questo ma più tecnici, magari a blocchi di associazioni per discutere temi specifici».

Chiesto un tavolo di crisi per il settore edilizio
La necessità di aprire un tavolo di crisi per l'edilizia è stata evidenziata nel corso della discussione dal presidente dell'Ance Gabriele Buia, con cali occupazionali perduranti dopo dieci anni e più. «La legge di bilancio poggia su una previsione di incremento cospicuo degli investimenti pubblici, ma senza interventi immediati per semplificare le procedure e sbloccare la spesa sarà impossibile rispettare queste previsioni», chiarisce Buia. Le imprese sono asfissiate dalla burocrazia e dalla sedimentazione normativa. Sarebbe necessario approvare subito alcune misure incisive, intervenendo sul processo decisionale e sulle norme che bloccano la spesa e nello stesso tempo procedere a una revisione profonda del Codice appalti che «come abbiamo denunciato da tempo ha contribuito a ingessare il settore bloccando i cantieri, senza riuscire ad arginare la corruzione».

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