Oltre 600 milioni per la “competitività e lo sviluppo” delle imprese “perduti” dai ministeri dell’Economia e dello Sviluppo. Altri 100 milioni cancellati dalle disponibilità delle Università e della Ricerca, ai quali si aggiungono i circa 40 milioni per le politiche sociali sottratti al Lavoro e i 150 milioni eliminati dal budget del dicastero della Difesa compresi i 35 milioni previsti per “l’approntamento” e “l’impiego” dei Carabinieri per la sicurezza. È lungo l’elenco di chi pagherà il conto dei due miliardi destinati sulla carta ai ministeri che ora il Governo, dopo averli congelati con l’ultima legge di bilancio, ha deciso di tagliare definitivamente per contenere il deficit 2019.
Le garanzie italiane alla Ue
La delibera adottata dal Consiglio dei ministri, alla luce - come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi - degli andamenti
tendenziali di finanza pubblica illustrati dal ministro Giovanni Tria, rappresenta il primo atto ufficiale dell’esecutivo
per convincere l’Europa a bloccare la procedura d’infrazione per debito eccessivo. Con la delibera i 2 miliardi di minori
spese saranno assorbiti dal disegno di legge di assestamento di bilancio. Che, con tutta probabità, sarà varato il 26 giugno
dopo l’indispensabile giudizio di purificazione della Corte dei conti.
Tesoretto da 5,2 miliardi
Con “l’assestamento” saranno contabilizzate anche 3,2 miliardi di maggiori entrate, al netto delle ulteriori spese intervenute
in questi primi mesi dell’anno. In tutto, quindi, le risorse che vengono destinate alla riduzione del deficit ammontano a
circa 5,2 miliardi, in attesa che venga tradotta dal Governo in atto vero e proprio l’intenzione di impiegare anche i “risparmi”
collegati al minor utilizzo dei fondi su reddito di cittadinanza e quota 100 per centrare l’obiettivo di limitare il disavanzo
di quest’anno al 2-2,1% del Pil.
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Nodo trasporto locale
I capitoli di spesa interessati dal blocco dei di 2 miliardi, e indicati nell’ultima manovra, comprendono anche 300 milioni
per il trasporto locale. Da settimane la maggioranza, con i Cinque stelle in testa, è in pressing sul governo, facendo anche
leva su diversi passaggi in Parlamento (in primis la risoluzione parlamentare sul Def) per salvare queste risorse dalla scure
calata da Palazzo Chigi e Mef. Solo nel momento in cui sarà formalmente presentato il disegno di legge di “assestamento” si
capirà come si è conclusa la partita.
La classifica dei tagli
Come detto, le ricadute più pesanti dell’operazione “accantonamenti” sono a carico delle imprese. A rimanere bloccati sono
i 481 milioni della dote del ministero dell’Economia alla voce “competitività e sviluppo delle imprese” (incentivi e interventi
di sostegno attraverso il sistema della fiscalità), ai quali si aggiungono 150 dei 159 milioni targati ministero dello Sviluppo
economico sempre con le stesse finalità. Si tratta in tutto di 631 milioni, poco più della meta di quanto vale lo stop complessivo
alle varie voci di spesa del Mef (quasi 1,2 miliardi). Scatta poi il semaforo rosso su 158 milioni della Difesa, 100 del ministero
dell’Istruzione, oltre 40 del Lavoro e più o meno altrettanti degli Affari esteri. Ad essere appena sfiorati dalla cosiddetta
clausola della spesa sono i dicasteri della Salute (2 milioni) e dei Beni culturali (1,4 milioni).
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