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La bicicletta si prepara a pedalare da sola per le strade delle città

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Servizio |innovazione a due ruote

La bicicletta si prepara a pedalare da sola per le strade delle città

Uber sperimenta l’automobile senza guidatore. Ma la ricerca si allarga anche alla guida autonoma per la bicicletta, che potrà muoversi da sola da un punto all’altro della città. Il colosso del noleggio di auto con autista sta investendo anche sulle due ruote, con le bici in sharing di Jump, in odor di sbarco in Italia. La bicicletta in grado di tornare da sola al punto di ricarica della batteria o che si presenti in totale autonomia al posto di prenotazione del cliente rappresentauna svolta economica cruciale per un servizio che fatica a trovare modelli sostenibili come il bike sharing. A questo sta lavorando la divisione di “micromobilità robotica” di Uber. Ma anche in Italia ci sono startup che stanno innovando il modo di intendere la bicicletta aggiungendo tasselli tecnologici che puntano nella direzione della bicicletta autonoma. Di certo indispensabile è il sistema di connessione e sensoristica per muoversi in totale autonomia, mutuando quello che si sta serimentando sulle quattro ruote.

Dal mondo automotive è nata l’idea di portare il freno Abs sulle due ruote: «In Olanda ci sono già oggi più incidenti mortali a causa della bici elettrica che di scooter e auto, per la gran maggioranza attribuibili proprio ai sistemi frenanti», spiega Fabio Todeschini, co-founder e general manager di BluBrake. È sua l’intuizione di adattare un dispositivo per prevenire il blocco della ruota o addirittura il ribaltamento a un sistema instabile come la bicicletta, il cui baricentro si identifica con la persona. «Il risultato è un sistema attivo di controllo della frenata, in grado di monitorare attivamente la pressione nell’impianto frenante, in caso di frenata di panico: il sistema è composto da un attuatore elettroidraulico, una sensoristica avanzata e una centralina elettronica dotata di algoritmi che prevengono il blocco della ruota. In ogni caso è un sistema aperto e compatibile con tutte le batterie e i freni», prosegue Todeschini. Nata nel 2015 BluBrake ha raccolto 5 milioni di euro in due round di finanziamenti e si accinge ad aprire entro fine anno una nuova tornata finalizzata al ramp-up produttivo.

Più giovane, creata nel 2017, anche HiRide mutua la sua intuizione dal mondo automotive. «La bici da strada è l’unico veicolo non dotato di sospensione, che ne può migliorare la dinamica controllando e adattando la vibrazione e l’energia che il ciclista scarica a terra - spiega il general manager e co-fondatore Domenico Borgese -: i sensori valutano terreno, vibrazioni e movimento del telaio, con informazioni che vengono rielaborate sulla base di algoritmi di intelligenza artificiale». La sospensione elettronica intelligente consente quindi di massimizzare la propulsione di energia e minimizzarne la dispersione. Il sistema di HiRide è destinato a professionisti e bici di alta fascia. Pinarello ha messo alla prova la sospensione elettronica sul pavè della Parigi-Roubaix della scorsa primavera con una parte del Team Sky. Per farlo la startup ha dovuto mettersi al riparo da spiacevoli sorprese con un’assicurazione confezionata ad hoc ai Lloyd’s di Londra.

Alla stregua di BluBrake, anche HiRide nasce all’interno di e-Novia, “fabbrica di imprese”, come ama definirla il Ceo Vincenzo Russi, che di idee trasformate in impresa ne ha realizzate 27, all’inizio controllate al 100% e poi progressivamente partecipate con gli imprenditori, con un percorso contrario rispetto a incubatori e acceleratori. In e-Novia le innovazioni a due ruote hanno guadagnato uno spazio di tutto rispetto, frutto della scommessa sul mercato delle e-bike in grande espansione e della passione del team partito dalle moto. Le ultime due nate aggiungono mattoncini sulla strada della bici autonoma.

Shiftic vuole rendere automatico il cambio classico: «Il dispositivo si configura come un attuatore elettromeccanico con il valore aggiunto di un algoritmo che regola il cambio sulla base della valutazione della velocità, della pendenza, della regolarità del terreno, dello sforzo compiuto e della cadenza della pedalata», spiega Dario Froio, responsabile per l’industrializzazione di e-Novia. I dati vengono interpretati sulla base di diversi profili di utente trasformandosi nel rapporto migliore possibile. Measy pensa invece al genitore che porta il figlio nel seggiolino posteriore o per chi deve trasportare un carico, tutti elementi che rischiano di diventare fattori destabilizzanti per un sistema già precario come la bici. «Per contribuire a stabilizzare il veicolo abbiamo ribaltato il problema - prosegue Froio -: il carico viene scollegato e reso indipendente dall’inerzia della bicicletta trasformandolo in una massa sospesa e aggiuntiva da utilizzare per la stabilizzazione».

Quasi tutti questi sistemi sono generatori di dati che possono diventare fonti di nuovi servizi. L’intelligenza artificiale può così diventare strumento di manutenzione predittiva o di controllo antifurto, arrivando a bloccare freno, cambio o ruota. Ma il registro dei movimenti trasforma le stesse tecnologie in una “scatola nera” per regolare le tariffe di microassicurazioni per le due ruote o anche in meccanismi incentivanti per l’uso. A differenza della bicicletta autonoma, sono servizi più a portata di mano.

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