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Questo articolo è stato pubblicato il 10 settembre 2014 alle ore 06:40.
L'ultima modifica è del 10 settembre 2014 alle ore 08:38.

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«L'Italia ha solo due risorse che potranno salvarla: il territorio, equiparabile al paradiso terrestre, e il patrimonio culturale che rivaleggia con quello del mondo intero non in quantità ma in qualità». Parte da qui Emmanuele Emanuele, Presidente Fondazione Roma, per affrontare l'analisi del rapporto tra impresa e cultura, tra arte e finanza, aprendo ieri ad Altavilla Vicentina, nella sede della Fondazione CUOA, i lavori del convegno "Arte Impresa: idee d'impresa che valorizzano il patrimonio artistico" del Rotary Club Vicenza Berici e Convivioitalia.

Nel vicentino, nel cuore della realtà produttiva veneta fatta di piccole e medie imprese, il tema della cultura e della valorizzazione del patrimonio va a braccetto con quello dell'impresa. I privati si stanno ritagliando uno spazio sempre più ampio e visibile nel sostegno alle industrie culturali e creative, quello che continua a mancare, lo dicono gli imprenditori stessi, è uno Stato forte in grado di governare il "paradiso terrestre" e il patrimonio culturale che, per bravura d'altri, ci troviamo ad avere. «Abbiamo una classe politica costituita da persone che non hanno mai studiato- ha proseguito Emanuele - Gli indici di scolarizzazione della politica nazionale testimoniano una pregiudiziale anti-cultura del nostro Paese». A questo corrisponde una legislazione che si basa ancora sulla Legge Bottai che si riferisce alla cultura esclusivamente in termini di conservazione e non di valorizzazione e promozione, le due azioni che fanno della cultura autentico sviluppo.

«L'Italia è in una crisi profonda da più di trent'anni- ha aggiunto il presidente della Fondazione Roma- governata da una classe politica che alle buone prassi ha preferito una burocrazia asfissiante e alla meritocrazia le logiche di partito. Siamo entrati in Europa come dei poveri, dimenticando chi siamo e che cosa abbiamo. Proponendo un cambio lira-euro che non ha tenuto conto del valore economico dell'industria culturale italiana». Che vale 76 miliardi di euro, dà lavoro a un milione e quattrocentomila persone impiegate in quattrocentoquarantamila imprese, eppure le risorse a disposizione del ministero dei Beni culturali in dieci anni hanno perso quasi un miliardo: oggi il budget è di un miliardo e mezzo, lo 0,20% del bilancio dello Stato, e per il triennio 2014-2016 si prevede un'ulteriore riduzione fino a raggiungere quota 1,4 miliardi, pari a quello della Danimarca.

«A fronte di tanta ricchezza, abbiamo uno Stato che si è sofisticamente ritirato. Andando avanti così rischiamo di perdere la battaglia», ha ribadito Emanuele individuando nel Sole 24 Ore e nel supplemento della Domenica due alleati strategici nella lotta per portare la cultura e l'industria culturale creativa al centro delle azioni di governo. Riprendendo i punti programmatici del Manifesto per la Cultura del Sole 24 Ore, Armando Massarenti, responsabile del supplemento culturale, ha rilanciato la necessità di stringere la rete tra pubblico e privato e la necessità di avere, per il comparto cultura, una strategia a lungo termine. Tre le proposte concrete sul tavolo suggerite dal presidente della Fondazione Roma e sottoscritte dagli imprenditori vicentini: cambiare il nome (e conseguentemente l'identità) del Mibact in Ministero dell'Economia Culturale; più autonomia ai privati «gli unici in grado di guidare questa trasformazione e di cambiare faccia al Paese», dice Emmanuele Emanuele rivolgendosi direttamente agli imprenditori; infine riprogrammare gli investimenti pubblici e spostarli da comparti saturi (industria siderurgica, ad esempio) dove la concorrenza mondiale è imbattibile, ad altri settori vivi (creatività, design) o da rianimare (musica, spettacolo, arte).

«Siamo lieti dell'Art Bonus - ha concluso Emanuele riferendosi al decreto Franceschini - condividiamo l'introduzione del manager della cultura accanto ai signor no che sono i soprintendenti e finalmente è arrivata l'autonomia dei musei. Ma dobbiamo riformare la scuola e se non facciamo un intervento economico a favore della cultura e se non diamo reale possibilità agli imprenditori di fare della cultura un vero asset di ripresa economica al pari della ricerca scientifica e dell'innovazione, è soltanto una battaglia che perderemo». I lavori si sono conclusi con dei case history di rapporto virtuoso tra economia e patrimonio culturale. Francesca Cominelli, dell'Università Parigi 1 Panthéon-Sorbonne ha portato l'esempio della valle della Loira come un territorio che ha saputo attrarre turismo, Gianni Carbonaro, della Banca europea per gli investimenti ha sottolineato l'importanza di finanziamenti mirati sia nella domanda che nell'offerta. Il convegno aveva il fine di presentare un progetto concreto, "Convivioitalia", la libera associazione di imprenditori che si propongono di promuovere lo sviluppo e la crescita del territorio attraverso la valorizzazione della cultura, dell'arte, dell'accoglienza e del turismo, nato con un Manifesto già sottoscritto da una settantina di uomini d'impresa vicentini che si propone di 'fare massa critica' per attivare iniziative concrete per valorizzare i "territori" mettendo in rete molteplici fattori produttivi: agricoltura, commercio, manifattura, arte e paesaggio.

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