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Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre 2014 alle ore 08:00.
L'ultima modifica è del 13 novembre 2014 alle ore 08:39.

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Un premio giovane ma prestigioso nel nome di Dante Alighieri, padre della lingua italiana, per chi si è distinto nella promozione e valorizzazione della cultura tricolore nel mondo.

È quello istituito dalla società Dante Alighieri, fondata nel 1889 da un gruppo di intellettuali guidati da Giosuè Carducci con lo scopo di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo, che è stato assegnato ieri pomeriggio nel Salone dei Cinquecento a Firenze, lo stesso in cui poche settimane fa si sono svolti gli Stati generali della lingua italiana (la quarta più parlata al mondo).
Tra i premiati quest'anno (è la seconda edizione) con le statuette di Dante - riproduzione in miniatura del più grande monumento del Sommo poeta - c'è il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, per “aver dato vita e continuità al Manifesto della cultura” e per “non aver dimenticato la lezione di alta cultura del meridionalismo italiano”. Insieme con lui, il riconoscimento è andato a Claudio Marazzini, presidente dell'Accademia della Crusca; al regista Mario Martone; allo storico Luigi Mascilli Migliorini; al giornalista Pierluigi Vercesi, direttore di Sette-Corriere della Sera; all'imprenditore Biagio Mataluni, che ha riportato in Italia l'etichetta dell'olio Dante; a Piero Corsini, direttore di Rai-Italia; a Giulio Ferroni, storico e critico letterario; al sottosegretario Mario Giro; alla storica dell'arte Mina Gregori; all'attore Ivano Marescotti; al rettore dell'Università Iulm Giovanni Puglisi.

«Dante e Manzoni sono i nomi che nella mente di ogni italiano più si legano alla nostra lingua, perché uno l'ha fondata, e l'altro l'ha rifondata», ha spiegato il presidente dell'Accademia della Crusca, che ha svolto una lectio magistralis su “Manzoni e la lingua italiana”. «I libri che hanno insegnato a scrivere agli italiani - ha aggiunto Marazzini - sono i Promessi Sposi di Manzoni, Pinocchio di Collodi e Cuore di De Amicis, ma nessuno più dei Promessi Sposi raggiunge la perfezione linguistica e ha favorito l'avvicinamento tra lo scritto e il parlato attraverso il ricorso al toscano». «L'italiano è la lingua della cultura nel mondo», ha sottolineato il direttore del Sole 24 Ore citando la risposta dell'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi all'Unione europea che gli chiedeva il motivo per cui non si sarebbe dovuta eliminare la lingua italiana dalle traduzioni europee.

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