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Questo articolo è stato pubblicato il 24 giugno 2015 alle ore 06:38.

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È in pieno corso la battaglia per vincere la commessa militare più importante di questi anni in Italia. Riguarda la scelta dei motori per le nuove navi della Marina militare. I contendenti sono due giganti dell’aerospazio, l’americana General Electric (Ge) e la britannica Rolls-Royce. Il valore della commessa è di diverse centinaia di milioni di euro.

Le navi verranno costruite grazie al superstanziamento di 5,4 miliardi della legge stabilità per il 2014, varata quando il governo era guidato da Enrico Letta. La «legge navale», che ha suscitato gelosie nelle altre forze armate – l’aeronautica che vive le difficoltà (anche politiche) per ordinare i cacciabombardieri del controverso e costoso programma F-35 e l’esercito che è l’arma con meno risorse – ha visto la luce grazie alla lobby del capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, affiancato dalla Fincatieri guidata da Giuseppe Bono. Il tutto sotto la vigile attenzione della Finmeccanica, nella precedente gestione dell’ex a.d. Alessandro Pansa.

E infatti Fincantieri e Finmeccanica si sono aggiudicate la fetta maggiore della commessa nella quale giocavano in casa. Non c’è stata una vera gara internazionale per scegliere il miglior prodotto e al minor costo per i contribuenti. In questo settore anche altri paesi, peraltro, favoriscono le industrie domestiche.

I primi contratti sono stati firmati il 7 maggio scorso, per la costruzione di sette navi: sei pattugliatori polivalenti d’altura (Ppa, con ulteriori 4 in opzione) e un’unità di supporto logistico.

Il valore dei contratti delle 7 navi – secondo un comunicato di Fincantieri e Finmeccanica – è pari a circa 3,5 miliardi. La quota Fincantieri, capocommessa per la realizzazione degli scafi, è pari a 2,3 miliardi e quella di Finmeccanica, attraverso Selex Es, di 1,2 miliardi, per i sistemi e gli armamenti. Il programma prevede inoltre la costruzione di una nave portaelicotteri (Lhd), «attraverso la forma di un contratto pubblico con l’amministrazione della Difesa italiana, la cui finalizzazione è in corso», secondo il comunicato di Fincantieri e Finmeccanica.

Un discorso a parte riguarda i sistemi di propulsione delle navi. Poche settimane fa Fincantieri ha chiesto a Ge e Rolls-Royce di presentare un’offerta tecnica e commerciale, con le caratteristiche del prodotto e il costo. Le risposte sono state presentate nei giorni scorsi.

Alcuni considerano Ge favorita, anche perché si è rafforzata in Italia con l’acquisto della divisione motori dell’ex Fiat Avio, durante il governo Monti. L’azienda opera con il marchio Avio Aero, l’entità legale è Ge Avio Srl, guidata dall’a.d. Riccardo Procacci. Avio Aero ha una presenza consolidata nella fornitura di motori alla flotta della Marina italiana. Ge dice che se venissero scelte le sue turbine (dalla Lm 2500 che già equipaggia molte navi alla più potente Lm 6000) il 70% del lavoro andrebbe nei suoi stabilimenti italiani. In particolare a Brindisi, dove Ge ha concentrato la manutenzione di queste turbine per l’Europa.

Rolls-Royce va al contrattacco con una turbina più nuova e più potente, ma anche meno collaudata. «La nostra turbina Mt30 eviterebbe per i 30 anni di vita della nave di dover smontare il motore per la manutenzione generale, sarebbe un risparmio per l’utilizzatore», ha detto durante una visita in Italia David Kemp, direttore commerciale della divisione navale del gruppo.

Gli uomini di Ge dubitano che per 30 anni si possa evitare di smontare una turbina per la manutenzione. L’ammiraglio De Giorgi ha detto al Corriere della sera che i pattugliatori saranno «velocissimi». È un’indicazione a favore delle turbine più potenti, questo rilancerebbe Rolls-Royce. I requisiti definitivi però non sono ancora stati fissati. La gara si gioca anche su questi dettagli, senza escludere colpi bassi. Una decisione finale è attesa in autunno.

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