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Rally del greggio a New York. Il piano greco spinge l’Europa:…

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LA GIORNATA DEI MERCATI

Rally del greggio a New York. Il piano greco spinge l’Europa: Atene +11%, Milano +2,6%

Hanno terminato la seduta in forte rialzo le Borse europee, con su tutti Atene (+11,3%), poi Madrid (+2,7%), Milano (+2,6%), Londra (+1,25%), Parigi (1,2%) e Francoforte (+0,7%) sulla scia dell’ottimismo circa le prospettive per la nuova crisi greca. Positiva anche Wall Street, con il Dow Jones che guadagna l’1,76% (Nasdaq 1,09% , S&P500 1,44%) in scia al rialzo del greggio, salito del 7% a New York, a 53,05 euro, livello che non si vedeva dal 31 dicembre 2014: è la quarta seduta di fila in aumento, la striscia più lunga dallo scorso agosto; rispetto ai minimi del 28 gennaio scorso, il recupero è del 19%.

Il piano di Tsipras piace alla City
Tornando al listino di Atene (reduce la scorsa settimana da un calo del 14%, con banche in rosso del 40%), il balzo odierno è avvenuto anche grazie alla buona accoglienza nella City del piano del governo Tsipras per uscire dall’impasse sulla pretesa riscrittura di un patto sul debito (in un primo tempo era parso che il governo rossonero composta da Syriza e Greci Indipendenti, avendo dichiarato la sua allergia alla troika, non volesse onorare le scadenze) e al fatto che domani il ministro delle Finanze di Atene, Yanis Varoufakis, sarà a Francoforte per vedere il presidente della Bce, Mario Draghi, e giovedì mattina sarà a Berlino per incontrare il collega tedesco Schaeuble.

Alla chiusura, aumenti a due cifre per le banche elleniche, messe alle corde da una fuga di capitali in dicembre e ancora di più in gennaio: National bank of Greece +21%, Pireus e Eurobank +18%, Alpha +14%.

Atene, ieri, ha proposto di effettuare con i suoi creditori internazionali pubblici un doppio swap. Gli investitori hanno più fiducia, evidentemente, in un accordo. Ma si tratta chiaramente di un processo che non può definirsi in brevissimo tempo, anche se il ministro greco ha parlato di soluzioni in giorni. Comunque Ian Williams strategist di Peel Hunt ha sottolineato che il ministro delle finanze greche Varoufakis «sta riducendo le proprie richieste». Il che è «chiaramente» un incoraggiamento per il mercato. Seppure resti la cautela di fondo.

L’altro elemento rilevante, oltre alla Grecia, è la dinamica dei prezzi al consumo. In gennaio l'Italia è tornata in deflazione, toccando i minimi da oltre mezzo secolo. Dopo la variazione nulla di dicembre, l’indice dei prezzi al consumo è diminuito dello 0,6% rispetto a gennaio 2014, il livello più basso dal settembre 1959 (-1,1%). Su base mensile il calo è dello 0,4%.

A Milano banche a passo di carica
Banche sotto i riflettori, in particolare le popolari, anche a Piazza Affari (il listino è stato spinto anche dai titoli legati al greggio, con Tenaris ed Eni rispettivamente in rialzo del 5,4% e 3,7%), mentre è scattato il conto alla rovescia per la pubblicazione dei conti 2014 e con il mercato che inoltre si interroga su un eventuale consolidamento del settore. Tra gli istituti di credito su tutti Bpm (+6,8%), Ubi (+6,1%) e il Banco Popolare (+5,5%). Secondo gli operatori è probabile che stia per iniziare un processo di fusioni e acquisizioni, anche nel caso in cui la riforma annunciata dal Governo dovesse essere ammorbidita o bloccata. Gli analisti mettono in conto che tra gli istituti popolari possano nascere due poli: uno che farebbe capo a Ubi, l'altro a Bpm-Banco Popolare. In coda al listino, invece, i realizzi hanno colpito il lusso con Luxottica che ha ceduto l'1,1% (ma da metà ottobre aveva guadagnato oltre il 40%) e Moncler lo 0,8%.

Reddito fisso e spread
Sul fronte del reddito il rendimento del Bund decennale, per la prima volta, è sceso sotto quello del rispettivo titolo giapponese. Il benchmark di Berlino ha fatto segnare un tasso dello 0,31% contro lo 0,36% di Tokyo. Al di là dell’evento in sè alcuni esperti si interrogano se la Germania, a furia di propinare massicce dosi di austerity, non rischi di «incastrarsi» in un periodo di stagnazione economica come quella che ha colpito il Paese del Sol Levante. Una “giapponesizzazione”.

Per quanto riguarda il rendimento dei titoli di Stato ellenici, la scadenza triennale ha perso 325 punti base, al 16,36%, dopo avere visto anche il 20,05 per cento. Il rendimento dei decennali è sceso al 9,51%, con un calo di 144 punti base. Curva sempre invertita, dunque, ma spread in calo.

Quanto alla differenza di rendimento tra il BTp e il Bund viaggia a circa 123 punti base, in flessione rispetto ai 131 della chiusura di ieri, con il BTp che rende l’1,6%. Lo spread tra Bonos e Bund ha terminato a in calo a 114 punti base, per un rendimento del decennale spagnolo stabile all'1,49%.

Valute, l’euro rivede quota 1,15 dopo Bullard (Fed)
Sul mercato valutario l’euro ha accentuato il progresso nelle fasi finali della seduta e dollaro sotto pressione, sulla spinta delle parole del presidente della Federal Reserve di St. Louis, James Bullard. Il banchiere centrale ha da un lato detto che l'economia europea quest'anno «crescerà più rapidamente» e, dall'altro, che la Fed potrebbe comunque eliminare l'aggettivo «paziente» dalla propria politica monetaria.

Il mercato ha dato maggiore peso alla prima previsione rispetto alla seconda, che lascia intendere una minore avversione al rischio sul medio lungo termine. Una lettura che ha fornito ulteriore propellente alla divisa unica europea, tornata a sfiorare quota 1,15 dollari (massimo di seduta a 1,1495) per la prima volta dallo scorso 22 gennaio (giorno dell'annuncio della Bce del QE).

Contestualmente l'euro si è rafforzato anche nei confronti di tutte le altre principali valute, fino a quotare nelle battute finali 134,80 yen (133,48 alla rilevazione della Bce), 0,7579 sterline (0,7539) e 1,0584 franchi svizzeri (1,0526). Il dollaro, da parte sua, ha ripiegato in modo significativo anche rispetto alla sterlina e al franco svizzero, finiti rispettivamente a 1,5135 e a 0,9225. Stabile il dollaro-yen a 117,4.

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