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Pronto il Patto per Milano. Il Piano vale 1,5 miliardi

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Pronto il Patto per Milano. Il Piano vale 1,5 miliardi

Il patto per Milano è quasi pronto e ha un valore complessivo di circa 1,5 miliardi. Il documento è in fase di “limatura” proprio in questi giorni: da Palazzo Marino viene inviato a Palazzo Chigi e viceversa, per mettere a punto gli ultimi dettagli. Non è escluso che se ne possa parlare già durante la riunione di giunta domani, ma quasi certamente martedì verrà presentato a Milano, dove è atteso in mattinata il premier Matteo Renzi.

A lavorare al progetto, a Milano, è stato un gruppo ristretto, di cui fanno parte, oltre al sindaco Giuseppe Sala, l’assessore al Bilancio Roberto Tasca e il capo di gabinetto Mario Vanni; a Roma sono impegnati i consulenti economici di Palazzo Chigi. La durata del piano di investimenti e riqualifica della città potrebbe superare quella del mandato di Sala: si parla di cinque o sei anni almeno per raggiungere tutti gli obiettivi.

I punti principali individuati e condivisi sono cinque: le infrastrutture, la riqualificazione degli ex scali ferroviari, il miglioramento delle periferie milanesi, la messa in sicurezza del Seveso, il dialogo con le grandi agenzie europee (prima fra tutte quella del farmaco).

A questo elenco si aggiunge la questione della gestione degli immigrati e dei rifugiati, che però già in queste ore sta trovando una parziale soluzione con l’utilizzo della caserma Montello (nella zona Nord Ovest della città). Da definire dunque se questo capitolo verrà inserito o meno nel Patto. È possibile che ci saranno comunque dei riferimenti con linee guida generali, visto che in questo momento Milano è la città in Italia con il maggior numero di persone accolte (circa 3.300 in tutto).

Ecco i capitoli principali. Prima di tutto gli investimenti nelle metropolitane. Nel documento si parla di metropolitana 2 e 5: per quanto riguarda la seconda linea, la “verde”, è stato pianificato dalla stessa partecipata dei trasporti Atm un intervento del valore di circa 77 milioni, tra nuovi treni e ammodernamento della linea di alimentazione elettrica, in parte finanziato dalla società e in parte dal governo. Per quanto riguarda la prima linea, la “rossa”, il percorso dovrà essere prolungato fino a Cinisello Balsamo, con la nuova fermata “Bettola”, nei pressi del nuovo centro commerciale e di una nuova area di interscambio mezzi. Il progetto è in fase inoltrata e sono già stati pianificati 20 milioni di extracosti (per i quali è attesa l’autorizzazione del Cipe).

I PUNTI CHIAVE DEL «PATTO»

Secondo punto: le opere di riqualificazione degli ex scali ferroviari, sette in tutto a Milano, per una superficie di 1,2 milioni di metri quadrati. Il progetto, rimasto incompiuto durante la giunta Pisapia, ha un valore di 130 milioni, che Ferrovie dello Stato dovrebbe mettere sul piatto. Di questi, 50 dovrebbero essere spesi per interventi diretti e altri 80 per opere connesse. L’accordo, dopo la bocciatura in consiglio comunale, deve ora essere riscritto.

Al terzo posto dovrebbe essere inserita un’altra emergenza per Milano: la risoluzione del problema delle esondazioni del Seveso, che riguardano la periferia a Nord. Nei comuni di Senago è già prevista la realizzazione di una vasca di contenimento, a cui si aggiungeranno anche quelle di Paderno Dugnano e Lentate sul Seveso. Complessivamente l’investimento si aggira intorno ai 120 milioni di fondi già stanziati.

La quarta questione è quella già inserita al primo posto nel programma elettorale del sindaco Giuseppe Sala: il miglioramento e la valorizzazione delle periferie. Un progetto che in parte è già compreso nella riqualificazione degli ex scali ferroviari e nell’investimento per le infrastrutture, ma che include anche scelte di politica sociale. Il Comune sta infatti gestendo da meno di un anno 30mila case di proprietà, che fino a poco tempo fa erano in mano all’agenzia regionale Aler. In alcuni casi gli alloggi andranno riqualificati, in altri addirittura ricostruiti: l’amministrazione Sala parla di circa 120 milioni di investimenti tra interventi straordinari e ordinari.

Infine un capitolo verrà interamente dedicato all’internazionalizzazione, o meglio ai rapporti con le grandi agenzie europee, potenzialmente interessate a spostare la sede da Londra a Milano dopo il referendum sulla Brexit. A questo punto, più concretamente, l’interesse è focalizzato sull’Ema, l’agenzia europea per i medicinali, che potrebbe vedere nell’area del post-Expo e nel nascituro polo tecnologico una nuova interessante sede. I rapporti tra Palazzo Marino e l’Ema sono già in corso: a giugno il sindaco Sala ha incontrato il direttore esecutivo dell’agenzia, Guido Rasi.

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