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Dossier | N. 40 articoliIl design al Salone e al Fuorisalone: la settimana d'oro di Milano

M’illumino di dati. Ovvero la luce intelligente alternativa al Wi-Fi

Fasci di luce piccoli e sottili, attraverso cui viaggiano migliaia di dati e informazioni, contenuti in corpi illuminanti sempre più piccoli e performanti, integrati con l’architettura o l’ambiente circostante. Il futuro dell’illuminotecnica e quello della comunicazione viaggiano ormai a braccetto: i sistemi e gli apparecchi di illuminazione non servono più soltanto a fare luce, ma anche a fornire nuovi servizi, basati sull’interconnessione tra gli oggetti, le persone e gli stessi fornitori di servizi.

Da anni se ne parla – ricorrendo a termini e concetti un po’ astratti come Intelligence of Light o Internet of Things – ma ora finalmente le prime proposte arrivano sul mercato, come si è visto durante la fiera Light&Building di Francoforte, dove la scorsa settimana 2.700 aziende da 55 Paesi (di cui quasi 250 italiane) hanno presentato le ultime novità.

Il cuore di tutto – reso possibile dalle sorgenti a Led e dalle tecnologie digitali – è l’interconnessione: il trasferimento di dati e informazioni, ora, può sfruttare la luce e i corpi luminosi come veicolo di trasmissione (dunque sistemi Li-Fi o Bluetooth con l’ausilio di alcuni dispositivi hardware che fungono da “ponte”), al posto dei “vecchi” sistemi come Wi-Fi e Gps. Il vantaggio? Una maggiore precisione nella localizzazione, nella raccolta e trasferimento delle informazioni, ma anche minori interferenze e maggiore sicurezza. Gli svantaggi? I costi, ancora elevati, e la mancanza di una cultura tra i potenziali clienti, tutta da formare.

Tuttavia, un’opportunità di sviluppo importante per le aziende dell’illuminotecnica, che fa leva su una visione della luce come infrastruttura, come piattaforma di comunicazione, spiega Massimiliano Guzzini, presidente di Assil (l’associazione aderente ad Anie, che rappresenta il 60% dell’illuminotecnica italiana). «Le tecnologie, che continuano ad evolversi, stanno creando nuovi servizi, che hanno svariati ambiti di applicazione». osserva Guzzini. A cominciare dai sistemi di controllo attraverso la luce (Light Management System), che un tempo viaggiavano attraverso l’impianto elettrico, mentre oggi sfruttano Bluetooth o modalità wireless, consentendo una più efficiente gestione dei consumi, ma anche una migliore qualità dell’illuminazione di ambienti interni ed esterni.

Tramite Li-Fi e Bluetooth possono inoltre viaggiare informazioni utili a chi si muove in uno spazio retail, o all’interno di un museo, e vuole conoscere i prodotti o le opere che ha davanti. Ma anche dati per servizi di “Indoor Positioning” o “Space Management”, volti a localizzare oggetti e persone, suggerire percorsi, e organizzare al meglio gli spazi e il loro utilizzo.

«Gli ambiti di applicazione sono numerosi – conferma Massimiliano Guzzini, –. Dal retail ai beni culturali, dagli spazi pubblici alle infrastrutture. Le tecnologie e le proposte cominciano a diffondersi. A Francoforte abbiamo visto alcuni progetti pilota». Quello su cui ora le aziende dovranno lavorare è la creazione di modelli business e servizi che soddisfano le esigenze dei diversi clienti. «Per noi cambiano anche gli interlocutori – aggiunge Guzzini –. Prima ci confrontavamo con architetti e progettisti, ora dobbiamo parlare anche con chi gestisce le infrastrutture tecnologiche delle aziende. Il processo decisionale, per sistemi di questo genere, è più complesso: serve l’avallo di chi ha una visione complessiva e una responsabilità del business».

Tutto questo richiede investimenti consistenti, ma apre anche grandi opportunità per le aziende italiane dell’illuminotecnica. Un settore che nel 2016 ha raggiunto i 4,2 miliardi di euro (dati Anie), in aumento dell’1,2% rispetto all’anno prima, mentre nel 2017 registra una stabilità. L’innovazione investe non solo i prodotti, ma anche l’organizzazione e la struttura delle società: è in atto, spiega Guzzini un interessante processo di concentrazione, che interessa non soltanto i grandi gruppi, ma anche le aziende medie e piccole, con sempre più numerosi casi di acquisizioni, integrazioni o aperture all’ingresso nel capitale di fondi di investimento.

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