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Schiacciare la testa del serpente

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analisi

Schiacciare la testa del serpente

Non più economia, solo guerra al terrore. Dopo l’attacco a Parigi a questo G-20 di Antalya, in Turchia, l’emergenza contro la follia dell’Isis, le manifestazioni di unità, persino la stretta di mano fra Barack Obama e Vladimir Putin dimostrano che il “game changer” c’e’ stato. La controprova è arrivata con la rappresaglia di Parigi contro l’Isis in Siria. Schiacciare la testa del serpente diventa la priorità. E i raid francesi con l’aiuto dell’intelligence Usa e la benedizione di Putin sono la prova di un vero cambio di strategia.

Gli attacchi francesi dimostrano che la scoordinata strategia dei droni usata per un anno e mezzo lascia il passo ad azioni su più larga scala e coordinate per colpire con durezza Isis e al Qaeda, subito, prima che i califfi riescano a trasformare le presenze di fanatici suicidi islamici europei in costole operative indipendenti in Europa. È molto probabile che Obama si sia convinto, dopo Parigi, di quanto questo pericolo sia immediato. È stata questa del resto la traiettoria seguita prima da al Qaeda e adesso dall’Isis: organizzare cellule per poi renderle autonome. L’attacco di Parigi dimostra già una preoccupante escalation rispetto anche all’attacco contro Charlie Hebdo. Per ora i servizi dicono che la carneficina a Parigi è stata pensata, organizzata e guidata sia sul piano logistico che da quello delle forniture militari dalle centrali del Califfato. Ma il passaggio alla fase successiva potrebbe essere questione di poco. Una mappa dei servizi Usa mostra le zone in cui Isis è presente in modo diretto o con una influenza radicata nella popolazione: dallo Yemen al Corno d’Africa, dalle provincie orientali libiche a molti paesi dell’ccidente africano, le attività di finanziamento, organizzazione e strategia hanno assunto un’autonomia assoluta.

L’Europa da oggi non diventa solo territorio dove seminare terrore ma di occupazione e di conquista. Che fare dunque? L’America di Obama ha compiuto degli errori. Ha cambiato politica nel 2013, annunciando la fine «della guerra al terrorismo globale». Si introducevano al suo posto operazioni mirate. Il Presidente americano ha anche annunciato che Isis era stato «contenuto» appena pochi giorni fa. L’annuncio ricorda quello di George W. Bush quando dichiarò dalla portaerei nel Pacifico la vittoria in Irak. Per accorgersi da lì a poco che il disastro doveva ancora venire.

Non basta però tagliare la testa del serpente, perché corpo e bocca restano in vita e minacciosi per molte ore. Isis e Al Qaeda sono anche più pericolosi, più simili alla mitologica Idra a più teste: ogni volta che se ne taglia una, ne nascono due. Per poterla vincere, Ercole dovette ricorrere all’aiuto di Iolao e schiacciare la testa centrale.

Il messaggio è chiaro, in una guerra globale l’America dovrà essere aperta a un’alleanza paritetica. Dovrà accettare un ruolo attivo della Russia, che peraltro si è già manifestato contro i desiderata di Washington. Dovrà far sì che la Turchia accetti un ruolo dei curdi contro l’Isis e distingua fra le varie organizzazioni curde e il Pkk che ha compiuto atti terroristici. Dovrà gestire la partita parallela fra Arabia Saudita e Iran. È questa la sfida difficile ma non impossibile con cui si confrontano gli Stati Uniti se vorranno mantenere la loro «Pax». Con la stretta di mano con Putin di ieri Obama lo ha capito.

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