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Russia al voto per la nuova Duma: affluenza in forte calo

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ELEZIONI PARLAMENTARI

Russia al voto per la nuova Duma: affluenza in forte calo

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MOSCA -Alle quattro del mattino in Italia hanno cominciato a votare in Chukotka, la regione più lontana, e finiranno alle 20 a Kaliningrad, dopo aver scavalcato 11 fusi orari: il Cremlino affronta la prova di un voto parlamentare che deve apparire a tutti i costi pulito e inattaccabile, perché i risultati non vengano contestati e seguiti da proteste di massa come cinque anni fa. Una campagna elettorale «correttamente noiosa», ironizza il quotidiano economico Rbk: noiosa e senza scandali ma in realtà delicatissima perché la sfida, sotto il manto dell'onestà, è comunque garantire al partito di Vladimir Putin una conferma credibile, che non metta in discussione il sistema. I dati parziali sull’affluenza segnalano un netto calo rispetto al 2011: alle 18 è stata del 39,4% contro il 51,7% di cinque anni fa.

LA SCELTA DEI RUSSI
Intenzioni di voto per le elezioni parlamentari del 18 settembre (Fonte: Centro Levada, 1° settembre)

La settima Duma dovrà restare fermamente in mano a Edinaja Rossia, Russia Unita, il partito del potere. Un risultato che si appoggia su misure più o meno invisibili – dalla copertura squilibrata dei media alle pressioni sui dipendenti delle amministrazioni provinciali - che forzeranno il voto di molti. Russia Unita e Putin possono però contare anche sulla fedeltà incondizionata di elettori come Ljudmila, una pensionata di Perm che attribuisce al presidente russo la rinascita del Paese e la riconquista del benessere, la stabilità e la certezza della pensione per tanti come lei. «Non abbiamo mai vissuto così bene – racconta dalla città industriale degli Urali, chiusa al mondo nell'era sovietica -, basta guardare le case, le macchine, e non solo quelle dei ricchi. Per questo la gente appoggia Putin e si fida di lui. Malgrado le provocazioni contro Russia Unita, che si vedono soprattutto su internet, la gente sta iniziando a svegliarsi, a capire, e voterà comunque per Russia Unita. Gli altri partiti piccoli non contano, nessuno si fida».

All'estremità opposta dello spettro elettorale, in un quartiere della fascia esterna di Mosca un insegnante, Ilja, torna invece a votare per Yabloko: consapevole che il partito liberale di Grigorij Yavlinskij, assente dal Parlamento dagli anni 90 e all'1% nei sondaggi, potrebbe riuscire solo per miracolo a superare la soglia necessaria a entrare alla Duma, malgrado il tetto – una delle concessioni del Cremlino all'opposizione – sia stato abbassato dal 7 al 5% dei voti espressi. «Yabloko è il solo partito che parla in positivo, e non è “contro” – spiega Ilja -. Ha un messaggio chiaro: per esempio, auspicando che Mosca torni ad appartenere alla gente, perché siano i moscoviti a decidere se vogliono piastrellare i marciapiedi oppure no. Secondo Ilja l'atteggiamento della gente verso Russia Unita sta cambiando, anche se molto lentamente.

Nelle liste di Yabloko c'è uno dei volti giovani della politica russa, Dmitrij Gudkov: di fatto l'unico esponente dell'opposizione nella Duma uscente. Nel quartiere dove vive Ilja, Gudkov ha il suo quartier generale, e nelle settimane della campagna elettorale passava in rassegna i cortili, metteva 30/40 sedie tra le altalene dei bambini per parlare con gli abitanti: «Putin – ripeteva - pensa solo alla politica internazionale e si dimentica dei redditi sempre più bassi della gente, dei prezzi dei generi alimentari sempre più alti».

Politici come Gudkov, costretti dalla mancanza di visibilità a livello nazionale a interagire con gli elettori quasi cercandoli a uno a uno, sono la speranza di chi aspetta un cambiamento. A dispetto dell'apatia di chi non ci crede più e non andrà a votare, «altri continuano a pensare che sia comunque importante essere parte del processo», spiega Nadezhda Azhgikhina, dell'Unione dei giornalisti russi.

Una persona che sa di lavorare per il lungo termine è Maria Baronova, candidata indipendente tra i 19 ammessi malgrado alle loro spalle ci sia il sostegno di Mikhail Khodorkovskij, l'ex oligarca del petrolio rimasto in carcere 13 anni per aver finanziato l'opposizione a Putin. Quattro anni fa Maria era finita sotto processo per aver partecipato alle manifestazioni antigovernative, ora percorre una strada tutta in salita verso la Duma inseguendo il sogno, spiega, «che tra dieci anni ci siano persone che possano prendere il Paese in mano. Persone che credono in un futuro democratico e positivo per la Russia».

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