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Schiphol allo stremo, i funzionari Ema rischiano di rimanere a terra

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Schiphol allo stremo, i funzionari Ema rischiano di rimanere a terra

Schiphol airport, Amsterdam /Marka
Schiphol airport, Amsterdam /Marka

AMSTERDAM. Dai nostri inviati
L'Ema potrà pure decollare verso Amsterdam ma i suoi funzionari rischiano di rimanere a terra. Schiphol, il principale aeroporto della capitale olandese è infatti allo stremo e il suo presidente e Ceo, Jos Nijhuis, il 16 febbraio ha testualmente dichiarato che «si ha disperatamente bisogno dello sviluppo dello scalo di Lelystad per essere in grado di soddisfare gli obiettivi» del gruppo. «Se Schiphol si fermasse, l'Olanda volerebbe all'indietro», ha aggiunto Nijhuis.
Per accogliere i circa 900 funzionari dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) c'è infatti bisogno di aumentare il numero di arrivi e decolli dai due aeroporti della capitale prima del debutto della nuova agenzia ma se lo scalo di Lelystad non rispetterà il programma di sviluppo, dovrà essere rivisto anche il piano di crescita di Schiphol.

A salire sugli aerei da e per Amsterdam, infatti, non saranno solo i dipendenti dell'Ema ma anche tutto il mondo che ruota attorno all'agenzia, a partire dai rappresentanti delle industrie farmaceutiche, ricercatori, professionisti della sanità, consulenti e lobbisti.
Per capire la portata del fenomeno, basta pensare che nel 2015 (ultimo anno monitorato dall'Ema) il quartier generale di Londra ha accolto 36mila persone che hanno soggiornato complessivamente per 65mila giorni. Le prenotazioni effettuate dall'Ema negli hotel dell'area sono state 15.068, oltre alle 15mila prenotate separatamente da chi si è recato nella sede dell'Agenzia. Nei periodi di punta gli hotel hanno messo a disposizione 350 stanze al giorno. Come se non bastasse, i meeting sono stati 564 e le teleconferenze 4.273.
Un impatto collaudato negli anni dalla capitale britannica, che adesso rischia di pesare sulle infrastrutture di Amsterdam. A cominciare proprio dagli aeroporti, che dovranno aumentare la capacità ricettiva. Più di così, del resto, Schiphol non può. Il Ceo lo ha messo nero su bianco nell'ultima relazione presentata agli azionisti.

Nel 2017 i passeggeri sono stati 68,5 milioni con un incremento del 7,7% rispetto all'anno precedente. Il numero di voli per Amsterdam (496.748) ha praticamente raggiunto il limite annuo di 500mila voli fissato per il periodo fino al 2020. I dati relativi a gennaio di quest'anno certificano che di questo passo l'aeroporto sarà presto saturo. I passeggeri sono stati 4,9 milioni, con un aumento del 7,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il numero totale di movimenti di trasporto aereo è aumentato del 4,1%. A gennaio la percentuale dei viaggiatori la cui destinazione iniziale o finale è stata Amsterdam è aumentata dell'8%, un valore superiore alla percentuale dei viaggiatori in transito (7,2%).
L'aeroporto di Lelystad, che fa parte del Gruppo Schiphol, sorge sull'isola di Flevopolder a 58 chilometri dal Vivaldi Building, prossima sede dell'Agenzia del farmaco. Un tragitto che si percorre in un'ora circa in auto e in un'ora e 40 minuti in treno.

Il piano di sviluppo dello scalo di Lelystad prevede che si arrivi a un massimo di 45mila voli annui entro il 2019 (che dovrebbero diventare 60mila entro il 2043) per permettere di decongestionare l'aeroporto principale di Schiphol. Il ritardo dell'attuazione del piano metterebbe in crisi lo sviluppo del secondo hub mondiale del trasporto aereo dopo Francoforte. Per dare un'idea dei numeri, il fatturato 2017 del gruppo aeroportuale olandese è stato di 1,5 miliardi di euro, con un aumento del 2% sul 2016. Il municipio di Amsterdam, azionista del gruppo, ha incassato un dividendo di 30 milioni.
I piani del trasferimento dell'Agenzia del farmaco ad Amsterdam e il contestuale sviluppo dell'hub aeroportuale di Schiphol non coincidono più. L'aeroporto di Lelystad avrebbe dovuto essere pronto a cambiare passo dal 1° aprile 2019, vale a dire lo stesso mese in cui sarebbe previsto il trasloco da Londra ad Amsterdam dell'Ema. Ma questo non accadrà.

Non è la prima volta che il polo aeroportuale è costretto a posticipare i piani di sviluppo. Il 21 febbraio il ministro olandese delle Infrastrutture, Cora van Nieuwenhuizen, ha ufficialmente annunciato che l'espansione dell'aeroporto di Lelystad slitterà almeno di un anno. «Ritengo realistica la data del 2020», ha affermato il ministro, che vuole avere più tempo per studiare a fondo il grave problema dell'inquinamento acustico sull'area circostante. Negli ultimi mesi, infatti, sono cresciute le proteste dei residenti che temono un incremento dei disagi dovuto all'aumento dei voli.
Come se non bastassero i pasticci già commessi in sede di presentazione dell'offerta per l'Ema, sembra che anche i calcoli sull'inquinamento acustico presentati al governo, all'interno della valutazione di impatto ambientale, siano errati.

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Un fatto è certo. L'hub di Amsterdam è fondamentale anche per Klm, compagnia di bandiera olandese. Anche Pieter Elbers, Ceo della società, ha lanciato l'allarme sui ritardi del piano di sviluppo legandolo alle questioni ambientali. «È un'illusione che si possa crescere senza che nessuno disturbi i residenti locali - ha affermato Elbers nel corso di un'intervista rilasciata al sito Nu.nl -. Ma mentre la discussione sull'espansione nei Paesi Bassi è stagnante, i concorrenti continuano a crescere».

Anche dalla soluzione del “pasticcio” sui voli passa la possibilità che Amsterdam dimostri all'Unione europea di poter effettivamente ospitare senza alcun problema ulteriore la sede dell'Ema, dopo le assicurazioni date il 22 febbraio dal vicepremier Hugo de Jonge ai delegati della commissione Ambiente del Parlamento europeo.

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