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Questo articolo è stato pubblicato il 20 agosto 2014 alle ore 06:39.

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Le operazioni di acquisizione societaria passano quasi sempre attraverso la creazione di una società veicolo (di nuova costituzione o acquisita sul mercato) che svolge le funzioni di holding. Talvolta, dopo l'operazione, la holding rimane in vita, in molti altri casi viene fusa con la societa operativa oggetto di acquisizione, spesso ricorrendo a una fusione inversa per ragioni di praticità.
Queste operazioni vengono finanziate con il ricorso a capitali esterni oppure con mezzi propri. In ciascuna di queste due ipotesi, le variabili fiscali rischiano di creare effetti negativi imprevisti, ma la recente evoluzione delle risposte agli interpelli consente di operare con una certa tranquillità.
Nel cosiddetto leveraged buy out la holding si indebita per ottenere le risorse necessarie per l'operazione, e conseguentemente si trova a sostenere interessi passivi. Quando viene presa la decisione di incorporare la società operativa, o di far incorporare la holding dalla operativa stessa, ci si scontra con le norme antielusive specifiche contenute nell'articolo 172, comma 7 del Tuir: le perdite fiscali e le eccedenze di interessi passivi non dedotti possono essere riportate nei periodi di imposta successivi solo a condizione che la società che li ha generati risulti attiva, e quindi con certi livelli di ricavi e di dipendenti, e comunque nei limiti dell'ammontare del patrimonio netto contabile.
La holding naturalmente non soddisfa queste condizioni, per la sua stessa natura di newco o di società in sonno acquisita appena prima dell'operazione, e quindi si rischia di perdere un beneficio fiscale considerevole. Per ovviare a questo problema, è necessario attivare la procedura di interpello disapplicativo (articolo 37 bis, comma 8 del Dpr 600/73), dimostrando la valenza economica dell'operazione. Le risposte che in passato sono state date a questi interpelli sono molte e univoche:
- la direzione regionale delle Entrate del Lazio (protocollo 2007/60974) ha recepito il fatto che è necessario costituire una nuova società veicolo soprattutto in presenza di più soci e comunque in ogni caso per facilitare l'accesso ai finanziamenti e ha valutato la fusione come operazione necessaria per rimuovere un'inefficiente duplicazione;
- la direzione regionale delle Entrate delle Marche (protocollo 910-15262 del 2008) ha sottolineato che di fatto l'operazione di leveraged buy out collide con le norme restrittive del Tuir, che quindi vanno disapplicate perché sussistono motivi nella strategia imprenditoriale che viene adottata;
- la direzione regionale delle Entrate del Veneto (protocollo 907-14923 del 2009) ha dichiarato non applicabile l'articolo 172 comma 7 del Tuir anche al caso di società veicolo preesistente acquistata sul mercato, sottolineando anche come la fusione sia prevista nell'accordo iniziale con il sistema bancario;
- la direzione regionale delle Entrate della Lombardia (protocollo 148482 del 2011) ha confermato questa inapplicabilità, osservando che la società titolare dell'eccedenza di interessi passivi non è un soggetto depotenziato e svuotato di attività economica, bensì uno strumento tecnico di trasferimento di società;
- la direzione centrale normativa (protocollo 2013/38605 del 26 marzo 2013) ha ulteriormente rafforzato tutti questi concetti, ritenendo non applicabile l'articolo 172 in quanto rivolto solo a operazioni riguardanti le cosiddette bare fiscali, e sottolineando come la fusione inversa rappresenti l'epilogo necessario dell'operazione di acquisizione.
Tutti le risposte concordano nel considerare validamente motivati (e quindi privi di scopi elusivi) i due passaggi fondamentali dell'operazione, e cioè la presenza di una società veicolo (anziché l'investimento diretto nel capitale della società da acquisire) e la fusione (anziché il mantenimento della holding).
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In sintesi
01 | LE HOLDING
Talvolta, dopo l'operazione di acquisizione societaria, la holding appositamente costituita rimane in vita, in molti altri casi viene fusa con la società operativa oggetto di acquisizione. Le variabili fiscali legate ai finanziamenti di queste operazioni rischiano di creare effetti negativi
02 | L'INTERPELLO
Nel leveraged buy out la holding si indebita per ottenere le risorse necessarie per l'operazione, sostenendo interessi passivi. Quando viene incorporata la società operativa, o viene incorporata la holding dalla operativa stessa, ci si scontra con le norme antielusive: le perdite fiscali e le eccedenze di interessi passivi non dedotti possono essere riportate nei periodi di imposta successivi solo se la società che li ha generati risulti attiva (la holding non soddisfa queste condizioni). Perciò si presenta un interpello disapplicativo dimostrando la valenza economica dell'operazione
03 | LA TESI DELLE ENTRATE
Le risposte dell'agenzia agli interpelli sono molte e univoche: in sostanza, in tutti i casi trattati, concordano nel considerare validamente motivati (e quindi privi di scopi elusivi) i due passaggi fondamentali dell'operazione, e cioè la presenza di una società veicolo (anziché l'investimento diretto nel capitale della società da acquisire) e la fusione (anziché il mantenimento della holding), anche per rimuovere un'inefficiente duplicazione

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